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Doppio appuntamento con Christiane Löhr

Kleine KuppelL’opera dell’artista tedesca bissa a Napoli: potremmo ammirarla in una personale alla galleria Trisorio di Napoli (24 settembre – 4 dicembre 2020) e al Museo di Capodimonte nell’ambito degli Incontri sensibili (26 settembre 2020 - 10 gennaio 2021).

Il lavoro di Christiane Löhr nasce dal contatto diretto con la natura nella quale trova gli elementi e i segni del suo linguaggio espressivo: i semi di diverse piante, come cardi, edera, bardane, diventano i materiali per sculture di piccole dimensioni, oppure i crini di cavallo che utilizza per realizzare la trama dei suoi “disegni” tridimensionali, esili tessiture a tutto tondo, installazioni impalpabili che possono stare nel palmo di una mano o anche occupare grandi ambienti. L’artista è guidata dalla stessa geometria interna dei suoi materiali, così da realizzare architetture fluttuanti, sorprendentemente leggere e fragili, ma al tempo stesso forti e solide, che rivelano il suo interesse sperimentale per lo spazio e insieme un’attenzione costante al mondo intimo e segreto delle cose. Superficie e spazio sono i temi principali dei suoi disegni. Le sue strutture lineari "crescono" da un punto della parte inferiore della pagina al bordo superiore, e sviluppano quello che lei definisce un "flusso in uscita, dall'interno verso l'esterno". Otticamente sembra che possano crescere all'infinito e conquistare la stanza.

  • Venerdì 25 settembre alle 19 nello Studio Trisorio in via Riviera di Chiaia, 215 sarà inaugurata la personale di Christiane Löhr in presenza dell’artista. La mostra si potrà visitare fino al 4 dicembre 2020.
  • Sabato 26 settembre alle 11 nel Museo di Capodimonte sarà inaugurata la mostra Christiane Löhr incontra Capodimonte (26 settembre 2020 - 10 gennaio 2021), a cura di Sylvain Bellenger e Laura Trisorio. Saranno presenti l'artista e i curatori. 

Foto 1 C Lohr

La mostra rientra nel ciclo Incontri sensibili – curato da Sylvain Bellenger e Laura Trisorio, in collaborazione con Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea e vedrà i lavori della Löhr in dialogo con il dipinto di Andrea Belvedere dal titolo Ipomee e boules de neige (1680-1690 ca.) della collezione del Museo e Real Bosco di Capodimonte.

L'esposizione si pone nel solco delle esposizioni Bourgeois e Guarino (26 marzo – 17 giugno 2017) e Jan Fabre. Naturalia e Mirabilia (1 luglio – 7 gennaio 2017), Incontri sensibili: Paolo La Motta guarda Capodimonte (30 giugno 2018 – 24 febbraio 2019), Jan Fabre. Oro rosso: sculture d'oro e corallo, disegni di sangue (30 marzo – 15 settembre 2019) sempre al secondo piano del museo, nella sala 82 che per questa mostra riapre la sua finestra sullo storico Belvedere.

Le installazioni, le sculture, i disegni di Christiane Löhr, sono composti con materiali organici, quelli della natura che la circonda: il crine di cavallo, il pelo animale, il seme, il filo d’erba. Sono opere disegnate con gli elementi della natura, la cui armonia scultorea, quasi coreografica e musicale, sembra restituire il ritmo spontaneo del mondo organico. Ma non illudetevi, l'arte che raggiunge questo livello di naturalezza è sempre frutto di un lavoro di grande rigore. Come per Andrea Belvedere, pittore di un'altra epoca, esponente del barocco napoletano, anche per la Löhr la natura è viva e dalle sue composizioni emana una forza vitale, certamente spensierata ma anche allarmante, quella di un'altra forma di pericolo derivato dalla fragilità della materia. 

“La nostra crescente consapevolezza della preoccupante fragilità della natura è stata accelerata dalla pandemia – afferma il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Sylvain Bellenger - Da tempo, il rapporto con la percezione dei pericoli si è invertito e l'uomo ha meno bisogno di difendersi dalla natura che di difendere la natura da sé stesso. È questo anche il messaggio politico che scaturisce dalla delicata estetica di Christiane Löhr? Spetta all'artista, ma soprattutto al pubblico decidere, perché, infine, è il pubblico che delineerà la storia”.

“Per questa mostra, dove la sua opera incontra un dipinto di Andrea Belvedere, la Löhr ha chiesto che fosse utilizzata la luce naturale. Abbiamo così riaperto la finestra solitamente chiusa della sala “Incontri sensibili” e il caso ha voluto che si aprisse sul meraviglioso Belvedere di Capodimonte – continua il direttore Bellenger - Un'altra casualità, una di quelle che fanno della storia un destino, è la presenza, a pochi metri di distanza, della "sala Kounellis". Così, dopo molti anni, l'allieva e il maestro si incontrano di nuovo e si comprende quanto le loro installazioni rivelino gli stessi misteri, quelli che non lasciano nulla al caso e oscillano tra esigenze estetiche e pensiero politico. Le grandi opere aprono sempre un aldilà che si rafforza con il tempo”.

belvedere ortensie

Andrea Belvedere, Ipomee e boules de neige sull'acqua

Il dipinto è entrato nelle raccolte museali negli anni Settanta dell'Ottocento e si trovava in origine nelle collezioni del famoso filosofo e giurista napoletano Giuseppe Valletta (1634-1714), tra i fondatori a Napoli dell'Accademia di carattere scientifico e filosofico degli Investiganti (1650), nonché amico del pittore. Il biografo napoletano Bernardo De Dominici (1683-1750) descrive l'opera in casa Valletta come la più lodata dai pittori e dagli intenditori forestieri, probabilmente proprio per la forza poetica che tanto dovette impressionare i contemporanei. Dati gli interessi botanici di Giuseppe Valletta, probabilmente è stato lui a commissionare all'artista il dipinto e a suggerirne il soggetto, dato che i fiori di sambuco e i semi di ipomee erano conosciuti fin dall'antichità ed usati in medicina per le loro qualità medicamentose. A un ramo di sambuco con efflorescenze bianche, le boules de neige, sono intrecciati tralci di campanelle, le ipomee blu. Incastrato a un tronco, il ramo, spezzato, è sospeso a mezz'aria e lambisce uno specchio d'acqua. Scegliendo apparentemente un motivo semplice, Belvedere cattura un momento 'effimero', fuggevole: all'imbrunire del giorno, come suggerisce lo scorcio di cielo che si intravede sullo sfondo, la messa a fuoco dell'immagine è su quel ramo fiorito “che rievoca dall'ombra notturna i suoi corimbi, e pende, stroncato, appesantito, sopra uno specchio d'acqua abbrunato, ove scivola il calice riverso d'una campanula divelta” (De Rinaldis 1928). L'opera è stata realizzata intorno agli anni Ottanta del Seicento, nella fase centrale dell'attività del pittore, quando l'attenzione alla produzione dei grandi 'fioranti', come Giovan Battista Ruoppolo (1629-1693), Giuseppe Recco (1634-1695), Paolo Porpora (1617-1673), Abraham Breughel (1631-1697) e Mario dei Fiori (1603-1673) si aggiorna alle nuove soluzioni del genere europeo. Trasferitosi in Spagna nel 1694 chiamato dal re Carlo II (1661-1700), al suo ritorno a Napoli, nel 1700, Belvedere abbandona la pittura per dedicarsi all’attività teatrale.

Christiane Loohr

Christiane Löhr è nata nel 1965 a Wiesbaden e vive e lavora tra Köln e Prato. Ha studiato con Jannis Kounellis alla Kunstakademie di Düsseldorf. Nel 2016 è stata insignita del XIX premio Premio Pino Pascali e la Kunsthaus Baselland di Basel le ha dedicato un’importante mostra personale.

Ha esposto in numerosi spazi pubblici e privati: Jason MacCoy Gallery, New York; Villa e Collezione Panza, Varese; MART Rovereto; Museum of Arts and Design, New York; Museum Wiesbaden; Fundació Pilar i Joan Miró, Palma de Mallorca; Kunsthalle Bern; Kunstmuseum Bonn; Tucci Russo Studio per l'Arte Contemporanea, Torre Pellice; Vangi Sculpture Garden Museum, Shizuoka; Fattoria di Celle, Collezione Gori, Pistoia. Ha partecipato a mostre collettive in importanti gallerie e musei in Italia e all’estero: 49° Biennale di Venezia (2001); Terre vulnerabili, Hangar Bicocca, Milano (2010); Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell'arte italiana contemporanea, MAMbo Museo d'Arte Moderna di Bologna (2013); The Human Condition, National Centre for Contemporary Arts NCCA, Mosca (2015). Nel 2018, lo scultore Tony Cragg l’ha invitata a realizzare una mostra presso lo Skulpturenpark Waldfrieden da lui fondato a Wuppertal.

Nell’estate 2020 la casa editrice Hatje Cantz di Berlino ha pubblicato un’ampia monografia su Christiane Löhr e in ottobre un suo lavoro permanente sarà installato nella chiesa di San Fedele a Milano. Christiane Löhr vive e lavora a Prato e Colonia.

Cosa: due mostre di Christiane Löhr a Napoli.

Quando: 25 settembre – 4 dicembre 2020 e 26 settembre 2020 - 10 gennaio 2021.

Dove: Studio Trisorio in via Riviera di Chiaia, 215 e Museo e Real Bosco di Capodimonte, sala 82 – secondo piano, via Miano 2 – Napoli              

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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