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Al MANN reperti al sicuro con i nuovi sistemi di monitoraggio ambientale

termoscanner mannLa tecnologia al servizio dell'arte:  si fanno passi da gigante nell'ambito della Conservazione dei Beni Culturali. Alla ricerca spetta il ruolo, non solo di farci conoscere sempre meglio il passato, ma anche e soprattutto di tutelare i reperti giunti fino a noi. In tale mission il MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli è sempre in  prima linea.

Dal mese di ottobre 2021 Il progetto "MANN in colours", che studia la cromia nelle sculture del Museo Archeologico Nazionale di Napoli diviene infatti  itinerario pilota per una visione a tutto tondo sulla tutela dei capolavori del nostro Istituto: alla conservazione, segue, naturalmente, la valorizzazione, perché la ricerca sarà condivisa con il pubblico in cantieri aperti ai visitatori. Per approfondire il complesso insieme di dati in nostro possesso, è stata sviluppata la partnership scientifica con l'Università di Roma Tor Vergata (progetto "EcoValors"), l'Università di Perugia, cui si lega anche un supporto da parte dell'Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR. "E' importante sottolineare che le nostre ricerche si sviluppano non soltanto in luoghi simbolo del Museo, ma anche in spazi non accessibili al pubblico, in particolare i depositi delle Cavaiole e il laboratorio di restauro: anche qui, infatti, troviamo preziosi esemplari di sculture con tracce di colore ed è nostro intento salvaguardare tutto il patrimonio", commenta Cristiana Barandoni, Responsabile scientifico per il Museo dei progetti "MANN in colours" ed "EcoValors".

Si è partiti, così, dalla rilevazione ambientale, che consente di definire una sorta di "stato di salute" delle aree che ospitano le statue; tale attività si avvale di due strumentazioni differenti: da una parte, in cinque spazi del Museo (tra gli angoli scelti per la sperimentazione, vi sono appunto anche i depositi delle Cavaiole e la sala dell'Ercole Farnese) sono stati installati dei sensori che captano, in intervalli di tempo predefiniti, la concentrazione di inquinanti in situ. Apparentemente molto complesso, lo strumento utilizzato è in realtà molto semplice: una piccola scatolina ospita un sistema di aspirazione in grado di aspirare dieci litri d'aria al minuto, identificando, successivamente tramite una piastra Petri, le spore fungine in un ambiente. L'analisi dei dati individua quali sono i rischi provenienti dall'esterno dell'edificio (acidi e ossidi di azoto da inquinamento viario) e quali sono le "minacce" naturali legate alla presenza umana in sala.

Altra “arma speciale” contro il deterioramento dei tesori del museo cittadino è il sistema di analisi termografica effettuata con termocamera FLIR, per verificare la temperatura degli angoli che ospitano le statue del Museo.

termoscanner mann 1

Lo strumento è una fotocamera digitale che rileva la radiazione emessa e riflessa nelle lunghezze d'onda dell'infrarosso termico: in sintesi, viene scattata un'"immagine termica" dell'oggetto osservato, identificando stime di temperatura tra aree calde e fredde. Questo aspetto è importante perché consente di identificare eventuali microfessurazioni, in cui si possono insinuare acqua e inquinanti potenzialmente dannosi per la conservazione dei reperti.

L'Autore
Chiara Reale
Author: Chiara Reale
Si occupa di promozione, strategia di comunicazione e management nel settore arte e cultura. Cura mostre di arte contemporanea ed eventi culturali.

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