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Arte

Napoli è diventata gialla!

giallificazioneLa collezione permanente del Museo Madre di Napoli si è arricchita di nuove opere. Originale e complesso lo sguardo sulla città dell’opera di Matilde De Feo: Naples three of three.

Napoli si “giallifica”, diventa gialla nell’opera video di Matilde De Feo commissionato dal Museo Madre di Napoli per far parte di Per_Formare una Collezione The Show Must Go_On & Per Un Archivio Dell'arte In Campania, progetto avviato nel 2013 dal direttore Andrea Viliani e dedicato alla formazione progressiva della collezione permanente. Un percorso integrato che, pur nell’autonomia delle singole pratiche artistiche, approfondisce e rilegge da nuovi punti di vista opere e documenti. In particolare nella sezione “Per un archivio dell’arte in Campania” di cui fa parte Naples Three of Three di Matilde De Feo riserva particolare attenzione alla produzione video-filmica attraverso le molteplici connessioni fra arte, design, architettura, urbanistica e cambiamenti socio-economici e di matrice antropologica in corso sul territorio campano.

Lo sguardo dio Matilde De Feo è assolutamente originale e intenso creando #Naplesthreeofthree, una trilogia cross mediale che parte dalla ricognizione poetica e visiva del concetto di comunità ed ecosistema, di trasformazione e di resistenza. Il lavoro si compone di tre racconti, pensati come tre finestre sulla città realizzati in seguito ad una approfondita ricerca e grazie all’incontro e alla relazione con l’altro, soggetto protagonista delle storie. Ogni racconto ha un suo linguaggio autonomo benché entri in relazione con l’altro grazie ad un filo narrativo comune, si va dal video all’audio intervista passando per il disegno. Gli strumenti utilizzati per riprendere la realtà sono semplici e non intrusivi: De Feo utilizza per le riprese due Canon 5D e un iphone SE. Il primo racconto e parte del secondo sono stati realizzati grazie alla collaborazione con Marina Dammacco, Renato Esposito, Resli Tale, Raffaele Mariniello, Simona Infante, Giuseppe Beneduce.

Al Museo Madre l’opera è ospitata in una sala del mezzanino (scala sinistra) del MADRE dove l’artista allestisce, in un’unica stanza, il primo capitolo della trilogia dal titolo DesertFlower e una traccia progettuale del secondo capitolo, Ramondino’s Apologue (il terzo capitolo è ancora da realizzare). Nella sala buia spicca una ginestra che spacca il pavimento del Madre con tutta la sua forza pervasiva, determinata a trasformare la città, partendo idealmente dal Vesuvio e dalla periferia verso il centro, passando attraverso la Muraglia cinese.

Desert Flower

La video installazione DesertFlower  racconta infatti di un’improvvisa trasformazione del paesaggio che diventa giallo, e prende spunto dalla storia della ginestra etnea, una specie di ginestra arborea importata dall’Etna dopo l‘ultima eruzione del 1906 per arginare la lava, particolarmente invasiva e che, nell’estate del 2016 è stata protagonista in forma di notizia su tutti i giornali col titolo: “La ginestra etnea sta cancellando il Vesuvio”.  La pianta stava soppiantando la ginestra autoctona minacciando di modificare il colore e la forma del vulcano. Vulcano Vesuvio che tragicamente appena 3 giorni dopo le riprese è stato brutalmente incendiato e dunque perennemente modificato la sua fauna e la sua flora.

Ma tornando al progetto di De Feo. Cosa nell’ultimo secolo, con lo stesso valore ambivalente della ginestra etnea ha modificato il nostro paesaggio? La casa. Dunque la “giallificazione” del Vesuvio è metafora del processo di urbanizzazione e cementificazione che negli ultimi 50 anni ha parzialmente modificato il profilo della città. A riportare questo mutamento antropologico oltre che architettonico sono cinque napoletani più e meno noti, ritratti alle prime ore del mattino nello svelamento della propria casa: una studentessa, il fotografo Luciano Ferrara e un bambino raccontano le dinamiche abitative del centro storico; un uomo che ha trasformato la sua casa di via Tasso in un b&b rappresenta “la città di mezzo”, e infine Mirella Pignataro, moglie di Felice Pignataro, racconta la periferia, Scampia prima della cementificazione. Le quattro interviste degli abitanti pubblicate on line completano la comprensione della videoinstallazione sul web, rafforzando il valore crossmediale del progetto. Alle immagini intime e private delle case fanno da contraltare quelle pubbliche: sono ritratte in video le opere architettoniche di Aldo Loris Rossi, Davide Pacanowski, Franz di Salvo, Luigi Cosenza, Stefania Filo Speziale, Franco Purini.

Sempre nella sala dedicata dal Museo Madre a Naples Three of Three troverete anche Ramondino’s Apologue, la traccia progettuale di un futuro film animato dedicato alla scrittrice Fabrizia Ramondino co-sceneggiato con Marina Dammacco. Lo story board con disegni di Resli Tale costruito a partire, dalla lettura delle opere di Ramondino, in particolare de Il libro dei sogni, è accompagnato l’audio fruibile in sala di un’intervista inedita di Matilde de Feo al regista Mario Martone sul suo incontro con la Ramondino e il lavoro introspettivo della scrittrice. L’intervista fornisce un’anteprima del lavoro che sarà sviluppato in forma completa nel 2018.

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Giornalista, fotografa, sociologa, attrice, cuoca, artigiana. Fa parte della redazione di Napoli Città Solidale e collabora con il Corriere del Mezzogiorno. Ama le storie e le inchieste: proverbiali i suoi scritti XL. L'eclettica Alessandra talvolta dimentica in quale iperspazio ha lasciato la testa, incorrendo in tragicomiche gaffe. Alice, per gli amici, appena può parte per qualche paese lontano, ma torna sempre nella sua città preferita: Napoli.

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