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L'iraniano Arash Radpour in mostra a Napoli

Arash RadpourA Napoli la mostra Ten Thousand Names dell’artista iraniano Arash Radpour.

 

A partire dal 14 marzo (inaugurazione ore 18) e fino al 14 maggio la DAFNA Gallery (via Santa Teresa degli Scalzi, 76, Napoli)  di Danilo Ambrosino e Anna Fresa, in collaborazione con Carla Travierso ospita Radpour che per la prima volta nel suo percorso artistico,  si confronta con la tridimensionalità del linguaggio scultoreo: una grande istallazione, composta da oltre un migliaio di frammenti di vetro di colore rosso tenuti insieme da fili sospesi nella sala monumentale della galleria, rappresenta un Utero a grande scala.


Questa scultura, insieme alle altre opere esposte, realizzate con varie tecniche e linguaggi, offrono un veicolo di conoscenza e di ricerca per indagare e approfondire il tema dell’archetipo della potenza generatrice della donna.
Il racconto di Arash Radpour pone la donna al centro dell’universo, nella sua duplice essenza di creatrice e portatrice di vita condizionata dall’incedere dei cicli lunari, e sottolinea la sua inscindibile connessione con le leggi della natura.
La creatività dell’artista è da intendersi sia come il risultato del proprio vissuto in rapporto con il mondo femminino e sia come momento finalistico simbolico. La continua indagine della soglia tra i generi e le forze archetipiche, che vivono inconsciamente in ognuno di noi, gli ha permesso di valutare l’espressione del femminile come tema di ricerca e di evoluzione del suo percorso artistico.
Ad accompagnare la narrazione ci sono una serie di disegni, in cui l’artista rende evidente, nella forma dell’Utero, il suo avvicinarsi al profilo taurino e alla luna, i cui cicli sono legati al divenire e alla crescita, sottolineando quanto già asserito dal mito antico in cui, alla donna, era affidato il compito di raffigurare l’umanità intera, un’umanità tutta al femminile dunque, e, al Toro, il divino, in una sorta di fusione tra il naturale ed il sovrannaturale.

Il titolo della mostra, Ten Thousand Names, trae origine dal mito antico della Grande Madre: diecimila nomi rappresentano il tentativo di quantificare le infinite forme ed attributi della Grande Dea, a partire dalle cosiddette Veneri Paleolitiche fino alle figure mitologiche tra cui Tiamat, Tanit, Astarte, Ishtar, Iside, Afrodite o Cibele, la Grande Dea dell’Asia minore, e poi Maria generatrice di Dio (Theotókos) e potremmo continuare con Amaterasu, la mitica antenata dell’imperatore del paese del Sol Levante, piuttosto che Aditi, energia che, nella religione vedica, precede la creazione etc. etc.
Altrettanto infinite sono le congiunzioni del ruolo della donna nell’Universo il cui Utero diventa contemporaneamente luogo della nascita della sepoltura e della rinascita.

L’allestimento dell’installazione è a cura dell’arch. Alice Bartoli; ha collaborato al montaggio Demetra Radpour

Biografia
ARASH RADPOUR nasce a Teheran, Iran nel 1976.
All’età di quattro anni, a seguito della rivoluzione iraniana del 1979, si stabilisce in Italia con i genitori dove compie tutti i suoi studi. Nel 1994 si diploma in fotografia all’Istituto di Stato Rossellini di Roma.
Dai primi anni 2000 lavora in campo pubblicitario, firmando campagne fotografiche internazionali per importanti marchi. Nel 2003 vince il premio © Mediastar per la migliore fotografia pubblicitaria.
Dal 2005 intraprende l’attività’ di libera ricerca, anche in campo video.
Suoi lavori sono stati esposti alla Biennale di Venezia, al Victoria Memorial Hall di Kolkata ed al Modern Art Museum di New Delhi e, anciora, al MAMBA di Buenos Aires, a La Palazzina di caccia di Stupinigi (Torino), al Museo Andersen, al Museo Napoleonico, ed a Roma al MAXXI ed al MACRO.
Nel 2011 viene selezionato tra cento dei migliori fotografi del mondo per il libro “New York, a photographer’s city”, edito da Rizzoli International e curato da Marla Hamburg Kennedy.
Dal 2014 sceglie Napoli come sua dimora, ed è qui che nasce il progetto Ten Thousand Names, il primo di natura installativa e scultorea a cui lavora per due anni fino al’incontro con Anna Fresa e Danilo Ambrosino che gli offrono gli spazi della DAFNA Gallery per renderne possibile la realizzazione e presentazione al pubblico.

Più informazioni: www.dafna.it - info@dafna.it

 

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