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Caravaggio e Napoli: diario di un amore

caravaggio 2Questa è una storia d'amore.

La mostra “Caravaggio Napoli”, che apre al pubblico venerdì 12 aprile fra il Museo di Capodimonte e il Pio Monte della Misericordia, non ha niente a che fare con le grandi mostre itineranti, dai titoli urlati, dalle file di turisti muniti di audioguida.  Questa mostra, in realtà, non parla nemmeno di Caravaggio, come il titolo, “Caravaggio Napoli”, senza virgole, senza punti, senza alcuna soluzione di continuità mette in chiaro fin da subito. Questa è una storia d'amore di un artista per una città e di una città per un artista; ed è un tentativo assolutamente riuscito di narrarla.

Michelangelo Merisi nasce a Milano sul finire del Cinquecento, ed è considerato uno dei massimi interpreti del Barocco italiano, un pittore incredibilmente prolifico e dalla vita particolarmente turbolenta, cosa che ha contribuito a rendere la sua figura, fra tutti i grandi maestri che costellano la storia dell'arte italiana, particolarmente affascinante. Visse a Napoli per soli 18 mesi, in due periodi, il primo fra 1606 e il 1607, e il secondo fra il 1609 e il 1610. Fu in questo periodo così ristretto che produsse alcune fra le sue opere più celebri: Le Sette Opere della Misericordia, Davide con la testa di Golia, La flagellazione di Cristo e il suo ultimo lavoro pittorico, il Martirio di Sant'Orsola. Oggi le sue tele sono nei più grandi musei del mondo, pronte ad essere ammirate da occhi di ogni nazionalità, come è giusto che sia per tutti i grandi artisti la cui provenienza più non conta, essendo semplicemente patrimonio dell'umanità e rappresentazione di ciò a cui può arrivare il genio umano. L'esperienza napoletana è però stata fondamentale per la vita personale e lavorativa di questo artista: “Caravaggio Napoli” si propone quindi di raccontarla, mettendo in evidenza l'imprescindibilità del contesto nella produzione di Caravaggio e, viceversa, la sua influenza nel panorama artistico del territorio.

“Questa è la narrazione di uno spaccato della vita di Caravaggio, il periodo napoletano, particolarmente difficile per l'uomo ma fruttuosissimo per l'artista. – spiega Maria Cristina Terzaghi che ha curato la mostra, in qualità di curatrice scientifica, con il direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger – Il periodo napoletano, sia il primo che il secondo, è caratterizzato da un fortissimo legame con il territorio che è a sua volta estremamente recettivo. Questo legame è evidente nelle opere prodotte a Napoli e il fine della mostra è proprio metterlo in luce”.

Ed è così che per l'occasione “tornano a casa” la Flagellazione custodita al Museo di Belle Arti di Rouen, in Francia; i due Salomè con la testa del Battista, la prima, del 1607, custodita al Palazzo Reale di Madrid, e la seconda, del 1609, proveniente dalla National Gallery di Londra; e il più vicino San Giovanni Battista, dalla Galleria Borghese di Roma. A questi si uniscono le opere ancora napoletane: La Flagellazione (che in quanto custodito nello stesso Museo è stato solo spostato di stanza) e il Martirio di Sant'Orsola, custodito invece a Palazzo Zevallos Stigliano, nell'ambito della collezione Intesa Sanpaolo – Gallerie d'Italia. Nella narrazione di questa storia si aggiungono alla “voce” di Michelangelo Merisi quella degli artisti che da lui hanno imparato. “L'intensità del rapporto fra questo grande artista e la città si manifesta anche nella persistenza stilistica. – continua Terzaghi -  Dal suo esempio hanno attinto non solo i suoi contemporanei, ma anche gli artisti delle generazioni successive. Da Ribera a Luca Giordano, fino a Solimena: Caravaggio è entrato irreversibilmente nel DNA dell'espressione artistica napoletana”. Per tale motivo, insieme ai lavori di Caravaggio, sono esposte nell'ambito della mostra anche alcune delle più belle opere dei Caravaggisti napoletani, come le due Maddalena in Estasi di Luis Finson (una proveniente da Marsiglia, l'altra da una collezione privata), Cristo alla Colonna di Giovan Battista Caracciolo e Cristo Legato alla Colonna di Jusepe de Ribera.

“Caravaggio Napoli” è una mostra permeata di passione: quella di Caravaggio per Napoli, di Napoli per Caravaggio, ma anche la passione di chi questa mostra l'ha fortemente voluta. Ed è proprio sula base du questa volontà che nasce la collaborazione fra il Museo di Capodimonte e il Pio Monte della Misericordia: la mostra perde i limiti imposti dagli spazi,  divenendo diffusa. I visitatori potranno infatti con un unico biglietto, avvalendosi di una navetta gratuita, visitare sia la mostra negli spazi del museo, sia vedere Le Sette Opere della Misericordia trattenuta al Pio Monte. La decisione di non spostare la famosa opera dal luogo per cui era stata creata non determina una frammentazione della narrazione ma, al contrario, la arricchisce, portando il visitatore fra le strade e nei luoghi da cui lo stesso caravaggio traeva ispirazione. Meritevole di attenzione è anche il curatissimo catalogo, edito da Electa. “Uscendo dalle dinamiche che vedono comparire sempre i “soliti illustri”, abbiamo voluto in catalogo testi di  studiosi e giovani studenti: ricchi di passione, di fantasia, di poesia. Ricchi di creatività e competenza. - Spiega Sylvain Bellenger – Questo è un modo per riportare il Museo a contatto con il tessuto sociale e soprattutto con le nuove generazioni, troppo a lungo tenute fuori dalla dialettica culturale della città”.

Caravaggio 1

Sulla morte di Michelagelo Merisi ancora oggi ci sono ancora molti punti oscuri. Fiducioso nella revoca papale della sua condanna a morte, che gli era stata inflitta per l'assassinio di Tommasoni e che lo aveva costretto alla fuga da Roma, da Napoli partì alla volta della città eterna, dove non arrivò mai. Il suo viaggio terminò però a Porto Ercole dove morì, mentre la  feluca su cui era imbarcato, carico dei suoi capolavori, tornò a Napoli. Da carteggi e documenti ritrovati, si ipotizza che le intenzioni di Caravaggio fossero quelle, successivamente alla revoca della condanna a morte, di far ritorno a Napoli. A noi piace pensare che così sia davvero. In fondo lo spirito di Caravaggio resta qui, fra i basoli e il  tufo della città in cui è stato più felice, segnato nei volti dei discendenti di coloro che avevano dato un volto alle Maddalene, ai Giovanni Battista, ai Cristi ora disseminati in tutto il mondo.

 

 

L'Autore
Chiara Reale
Author: Chiara Reale
Project manager della rivista di arte contemporanea Racna Magazine, si occupa di promozione, strategia di comunicazione e management nel settore arte e cultura collaborando con l'Istituzione Internazionale Art1307, Villa di Donato, Casa Morra – Fondazione Morra e diversi artisti. Curatrice d'arte contemporanea e scrittrice compulsiva, collabora fra l'altro con il quotidiano “Roma”, come referente Arte Contemporanea. Dal 2012 collabora con la casa editrice Marchese editore, occupandosi di pubbliche relazioni, promozione e creazione di eventi culturali.

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