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I commenti “ormonali” della scrittrice Serena Venditto sulle partite accompagnati dagli scatti del fotoreporter sportivo Carlo Hermann scelti apposta per Napoliclick. E ancora: le riflessioni sui protagonisti del campionato, del calciomercato e sull’universo calcio Napoli a cura del nostro giornalista sportivo Alessio Bocchetti.

Tutti a Ercolano!

1CHN3506Io me la immagino la scena, deve essere stata bellissima. Tutti insieme a Castelvolturno il giorno dopo aver passato il turno con l’Empoli in Coppa Italia, stanno là in campo con la tuta e le scarpette, tutti ad aspettare il mister, Gattuso arriva li passa in esame e fa: «Guagliù, andatevi a cambiare, c’amma fa cu stu pallone! Andiamo a Ercolano a scassarci in un posticino che ho trovato». E il nome di questo ristorante noi mo lo dobbiamo conoscere assolutamente.

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Caro Babbo Natale

IMG 0314Caro Babbo Natale,

eccoci qui, come ogni anno, a scrivere la letterina dei desideri. Io potrei fare tranquillamente la fotocopia di quella dell’anno scorso, tanto sempre le stesse due cose ti chiedo: lo scudetto del Napoli e il metabolismo veloce.

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Milone, Crotone e i lupi

F23Q6149Secondo le fonti, Crotone fu la città greca con il più alto numero di vittorie alle Olimpiadi, tanto affermata e con un così alto numero di atleti vittoriosi che si affermò addirittura il proverbio “ultimo dei crotoniati, primo dei greci”. Il più celebre degli atleti della città fondata alla fine dell’ottavo secolo avanti Cristo dagli achei fu Milone, vissuto nella seconda metà del VI secolo a.C., che vinse sette olimpiadi consecutive. Una sorta di precursore di Usain Bolt, ma della lotta: in 28 anni di carriera, la prima vittoria la conseguì all’età di quindici anni, Milone vinse 33 volte.

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Le parole per dirti addio

1CHN6247È uno stadio che forse per l’ultima volta porta il nome di un santo, e presto sarà ribattezzato con quello di un dio, quello che accoglie una partita sontuosa, imponente, commossa, per l’addio a D10S.

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D10S non è morto

Io dico che vi sbagliate, non è così. Lo può dire la CNN, la BBC, Repubblica, Sky o chi volete voi, la notizia può rimbalzare sui social di tutto il mondo, ma non è così, credetemi. D10S non è morto. 

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La “raggia” della classe ’81

1CHN2448Il Milan non vinceva in casa del Napoli da moltissimo. Anzi, l’ultima volta che il Milan ha vinto al San Paolo era il 25 ottobre 2010, c’erano sempre Gattuso e Ibrahimovic, ma erano entrambi in campo e giocavano insieme.

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La settimana santa, fra Maradona e Omero

1CHN1911C’è una cosa da dire, riguardo la partita di ieri, ovvero che almeno abbiamo onorato la festa di Ognisanti: in varie forme, qualcuno calendario alla mano, li abbiamo nominati uno a uno, coscienziosamente dal primo all’ultimo nel corso di quasi cento minuti di gioco. Che non si dica che non siamo stati religiosi.

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La Sirena e la Dea

napoli atalanta 2020Diciamoci la verità: ci voleva proprio. Per riprenderci dalle tristi vicende non calcistiche delle ultime due settimane, tra ASL, tribunali, avvocati, Lega, sconfitte a tavolino, ricorsi e – soprattutto – pusillanimità bianconere. Per vedere un po’ meglio questo Napoli nuovo, senza Milik (fuori rosa con disonore) e Callejon (addio con onore).

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Ieri, Oggi, Lozano

1CHN4715Mi dovete dare atto che io l’avevo detto: faceva troppo caldo. Non si pensa, non si ragiona, non si corre con 40 gradi, a mezzogiorno. Vuoi mettere alle sei del pomeriggio? Col fresco. È tutt’un’altra cosa, o no? Con questo non volevo dire che dovesse arrivare Noè con l’arca, i pompieri e la protezione civile, però vedete come si gioca meglio quando non ci sono millemila gradi?

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Pronti?

PARMA NAPOLI 2020Non so voi, ma io non ero pronta affatto. Quando mi hanno scritto per comunicarmi la ripresa della rubrica io ho pensato In che senso?

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Cosa resterà

1CHN3274Resterà il silenzio ovattato, irreale, rumoroso, di uno stadio troppo grande per ventidue ragazzi.

Resteranno gli spalti vuoti e quello che si sono inventati per farli sembrare meno vuoti, e forse per questo ancora più tristi.

Resteranno i record e le dichiarazioni d’amore, e i baci lanciati al cielo, al cuore, dovunque il virus non possa arrivare, per essere sicuri di colpire bene.

Ricorderemo il controsenso delle mascherine e degli abbracci sudati, del divieto delle foto di gruppo e dei festeggiamenti in campo. E di quelli in piazza, giochi pericolosi quanto inevitabili.

Non potremo dimenticare la prima partita in diretta, e la assoceremo al sapore della pizza fatta in casa.

Resterà il desiderio di riavvolgere tutto, coe se non fosse successo nulla, e la consapevolezza che nulla sarà più come prima.

Resterà giocare una partita di calcio dove il virus ha fatto più morti della Seconda Guerra Mondiale.

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