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Napoli, l'Italia è tua

Balasco Napoli Juventus Finale Coppa Italia 0026L’Olimpico deserto, silenzioso, le voci e le indicazioni di portieri e allenatori che rimbombano e rimbalzano sugli spalti animati con la grafica, le mascherine a girocollo. Il calcio della ripresa è uno spettacolo surreale, bizzarro, che ti entusiasma poco a poco, lentamente, così come lentamente si animano le partite. È come il risveglio di un leone addormentato.

Torniamo a parlare di calcio, dopo tre mesi, e sembra quasi da incoscienti. Possiamo? Non sarà troppo “normale” parlare di pallone durante una pandemia? Mi sembra strano, voglio dire, veramente si può giocare una finale, vincerla e poi dopo parlarne? Come prima? E allora se è come prima possiamo dire le cose come stanno: ce lo siamo meritato.

Meritato come tifoseria: perché quest’anno, prima ancora della pandemia, cose pazzesche calcisticamente ne abbiamo viste già: ammutinamento, ritiro saltato, partite da prenderli a paccheri, sconfitte ridicole, Ancelotti che se ne va, e noi che eravamo arrivati a settembre convinti di competere per lo scudetto ci siamo trovati a Natale meditando sulla retrocessione in serie B, l’arrivo di Gattuso, la ripresa, la pandemia. Insomma, per un anno vissuto pericolosamente fra Maalox e Champagne già solo vincere la finale di Coppa Italia è stata una ricompensa dolce ed elettrizzante. Vincere la finale di Coppa Italia contro la Juve una goduria. Vincere la finale di Coppa Italia contro la Juve di Sarri un’estasi divina.

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Come dimenticare la faccia di Ronaldo che non ha potuto tirare il rigore, perché con grande lungimiranza tenuto per ultimo dal mister? E l’espressione di Dybala parato da Meret? E la faccia di Sarri? Che meraviglia, che piacere...

Meritato come squadra: semplicemente perché gli azzurri hanno giocato meglio. Nell’ambito delle partite post covid, che sembrano giocate da zombie con la cefalea, gli azzurri hanno strameritato per tenuta, ritmo, concentrazione, dominio dello spazio. E con un grande portiere fra i pali (grazie Rocchi per aver ammonito Ospina diffidato, grazie, non ti ringrazierò mai abbastanza).

Ma, più di tutti, questo è un successo meritato dall’allenatore. Niente al mondo può ricompensare un uomo della perdita della sorella di 37 anni, niente. Ma vincere, in una situazione così delicata, a Rino Gattuso può almeno dare la consolazione di aver fatto bene il proprio lavoro, di averlo fatto con coscienza, con amore, per una squadra e una città con cui in questo mesi ha costruito un legame che si fa sempre più forte. Un legame fatto di passione e appartenenza. La stessa appartenenza di Dries Mertens, che sempre ieri ha firmato per restare, e a lungo.

Eh sì, il dio del calcio è un dio distratto, pazzo e superficiale. Ma quando si impegna fa le cose per bene.

(Foto: Kontrolab)

 

L'Autore
Serena Venditto
Author: Serena Venditto
Serena Venditto è nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Ha pubblicato con la casa editrice homi scrivens la commedia rosa Le intolleranze elementari, E le commedie gialle Aria di neve e C'è una casa nel bosco, con protagonista il gatto detective Mycroft. Ama i gialli, ma sopratutto l'azzurro.

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