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L’Angelo Sterminatore

Milik 1È da un paio di settimane che guardo il Napoli e mi viene in mente una vecchia pellicola in bianco e nero. Si tratta di L’angelo sterminatore, un film del 1962 diretto dal regista Luis Buñuel.

Se non lo avete visto – e vi consiglio di riparare – la trama è più o meno questa: dopo una serata a teatro, una ricca famiglia invita nel proprio palazzo alcuni ospiti per una cena. Nel bel mezzo della serata cominciano ad avvenire fatti piuttosto curiosi e che raggiungono il punto apicale dell’assurdo quando un orso e un gregge di pecore cominciano a passeggiare indisturbati nel salotto. Nessuno sembra preoccuparsi di queste bizzarrie e anzi, finita la cena, gli invitati si riuniscono in salotto per conversare e ascoltare musica fino all’alba. Fin quando decidono di andarsene, salvo rendersi conto che non possono.  Non c’entrano niente le pecore e gli orsi, ormai ci sono solo loro, gli invitati; semplicemente, per quanti sforzi facciano, non riescono a lasciare la sala. Restano immobili a guardarsi, si guardano smarriti in questa situazione sempre più surreale, le provano tutte, ma nonostante non esistano ostacoli evidenti assurdamente restano inchiodati lì, col panico nello sguardo, impauriti e sempre più isterici. Finché... Beh, non ve lo dico che succede dopo perché non è mio costume svelare la trama di un film, anche se è uscito sessanta anni fa, ma mi ha ricordato la situazione del Napoli delle ultime giornate: non c’è nulla che non vada, eppure non va, ogni tentativo di cambiare la situazione sembra inutile, disperato e impossibile, come se non lo avessimo mai fatto. Eppure se siamo lassù lo abbiamo già fatto, eccome, e anche bene e in maniera esteticamente pregevole.  Il perfido sortilegio sembrava ripetersi anche al San Paolo ieri pomeriggio, tanto che un Chievo – brillante quanto di vuole, ma che sempre Chievo è – vinceva uno a zero. Finché… Finché Milik non ha sbloccato la situazione e non molto dopo essere entrato in campo porta in pareggio gli azzurri. Ora, io sono una sarrista convinta, però mi chiedo: se invece di far entrare Milik al posto di Hamsik, avesse sostituito Mertens? I gol non sarebbero stati di più? Hamsik, che ieri ha festeggiato un nuovo record, quello di presenze con la maglia azzurra detenuto finora da Pal’e Fierro Bruscolotti, ma che detiene anche quello di sostituzioni. Hamsik è davvero il capitano, nel senso che dà un corpo, una struttura, una regia alla squadra: perché, allora, non termina mai una partita, anche a beneficio di chi non sta dando il meglio, che ha anche sbagliato un rigore? Certo, sostituire un giocatore che ha sbagliato un rigore è un brutto colpo psicologico, ma sostituire uno che sta giocando bene non è peggio? Questo me lo sto chiedendo io ora, in maniera un po’ oziosa, se lo starebbero chiedendo tutti se Diawara non avesse risolto la situazione con un tiro a giro – udite udite, un tiro a giro di fronte a Insigne, che affronto! – all’ultimo  minuto, col suo primo gol in serie A, un tiro micidiale che finalmente spiazza Sorrentino, ci fa saltare le coronarie e metaforicamente ci fa uscire dalla sala in bianco e nero popolata di pecore, orsi e altri incubi. Milik e Diawara, i nostri Angeli sterminatori di paure.

L'Autore
Serena Venditto
Author: Serena Venditto
Serena Venditto è nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Ha pubblicato con la casa editrice homi scrivens la commedia rosa Le intolleranze elementari, E le commedie gialle Aria di neve e C'è una casa nel bosco, con protagonista il gatto detective Mycroft. Ama i gialli, ma sopratutto l'azzurro.

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