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Nessuno può mettere Mertens in un angolo

mertens 13La prima cosa a cui penso quando vedo la panchina del Napoli è: «Che bello, Ghoulam!» La seconda è: «Che ci fa lì, Mertens. Non parte titolare?»

Ed è subito Dirty Dancing: nella mia mente appare Patrick Swayze che con passo felpato si avvicina ad Ancelotti e gli dice: «Nessuno può mettere Baby… ehm… Mertens in un angolo». Purtroppo, nessuno lo fa.

Spero che vada bene comunque, abbiamo pur sempre fatto vedere i sorci verdi al PSG e invece no. La prima cosa che penso quando El Shaarawy segna al 14esimo è: «Non possiamo perdere contro undici broccoli vestiti da peperoni. Noi teniamo la pantera sulla maglia e questi si presentano vestiti da ortaggi, ma come osano». È una questione di carattere estetico: non ci sto.

Siamo già reduci dal festival del tuosseco che si è svolto mercoledì sera, con il pareggio all’ultimo minuto di Di Maria, dopo la bellissima partita a Parigi, che ci ha lasciato l’amaro in bocca, ma anche la consapevolezza di essere una grandissima squadra; e il problema è che contro la Roma continuiamo a giocare da grandissima squadra, però non vinciamo, nonostante l’avversario che definirei non irresistibile. Direi, più precisamente: se per il pareggio con il Paris Saint Germain un quarto d’ora prima del fischio d’inizio avrei firmato con il sangue (sbagliando, perché si poteva vincere), contro la Roma mi chiedo come sia stato possibile: si è dimostrata una squadra assolutamente inesistente, che fa due tiri in porta due (oltre a essere vestita come un peperone, ribadisco; poi sulla maglia hanno anche un disegno che non ho capito bene se è la pianta di Roma, una folta vegetazione o la mappa del malandrino di Harry Potter). Eppure è andata così, perché nel 4-4-2 i 2 la devono mettere in rete, è fondamentale. Ma i due in questione erano Insigne e Milik: parliamone.

Milik non c’era. Sembra sempre sia lì per caso, o sia appena arrivato. Non saprei dire se sia una questione di forma fisica, o se i compagni lo cercano molto sulle palle alte, mentre nella maggior parte delle occasione gli preferiscono Insigne, se la discontinuità della sua presenza non gli abbia mai consentito di essere pienamente integrato nel gioco. Fatto sta che a volte è come non averlo. Ieri sera è stata una di quelle volte.

Insigne ieri sera non c’era. Sembrava me quando vado al lavoro con il raffreddore, che non sto tanto male da restare a casa, però poi non servo a niente e faccio le cose a tre all’ora e i colleghi mi guardano pietosi e mi chiedono: «Ma perché non ti sei presa un giorno di malattia?» Le palle vanno a lui, ma lui non ne ingarra una. L’episodio più eclatante, il simbolo di tutta la partita: Fabian Ruiz – autore di una partita strepitosa, probabilmente il migliore in campo – ne scarta tre, arriva nell’area piccola, può segnare e invece la porge ossequiosamente a Sua Maestà. Che la mena sul Vesuvio. Mi è sembrato davvero strano che ieri Ancelotti, di solito così arguto nel leggere le partite, non si sia accorto del vuoto che aveva davanti. O se è accorto troppo tardi: quando finalmente ha fatto entrare Dries Mertens. Baby è uscito dall’angolo! Non credo ci sia stato un solo tifoso che non abbia urlato AssafaaMaronna, tutto attaccato, quando è entrato. Sempre in ragione di quel senso estetico che mi guida, si è anche tagliato quel discutibile ciuffo biondo. È ancora più bello e, se possibile, sembra ancora più alto.

Fa una doppietta in fuorigioco e poi la butta dentro, finalmente. Il falso nueve, l’esperimento di Sarri, è a una manciata di gol da Careca. Fa impressione a dirlo, no? Fa ancora più impressione non vederlo partire da titolare. Speriamo

L'Autore
Serena Venditto
Author: Serena Venditto
Serena Venditto è nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Ha pubblicato con la casa editrice homi scrivens la commedia rosa Le intolleranze elementari, E le commedie gialle Aria di neve e C'è una casa nel bosco, con protagonista il gatto detective Mycroft. Ama i gialli, ma sopratutto l'azzurro.

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