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Tre punti, nonostante tutto

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Il Cagliari ha fatto scuola, è evidente. Forti del successo dei sardi, anche i bresciani hanno deciso di adottare il look “aiuola mimetica da combattimento” per battere gli azzurri al San Paolo, sfruttando il dono dell’invisibilità.

Per non correre rischi, stavolta la strategia è ancora più subdola: si punta direttamente a confondere l’arbitro e il guardialinee. Diabolici, altro che! Se no non si spiega perché Manganiello and company non abbiano visto tutta una serie di cose macroscopiche come un fallo in area di rigore su Llorente, uno su Ospina di Balotelli (quando peraltro avevamo finito le sostituzioni, ma si fa?) e altri episodi, uno più clamoroso dell’altro.

Per la seconda volta di seguito, una squadra osa una tattica non calcistica per portare a casa i tre punti. Anche in questa partita di domenica che stranamente capita di domenica, ma alle 12:30 (io ooodio le partite alle 12:30, mi turbano il metabolismo) con una temperatura piacevole tipo finale USA ’94, prolungata di sette minuti sette, un recupero che manco se avessero operato uno in mezzo al campo, ma stavolta, per fortuna, il colpo non riesce. Per fortuna e basta, una volta tanto, perché tutto il resto non è decisamente dalla nostra parte.

Senza Koulibaly espulso, Ancelotti schiera in difesa Di Lorenzo, Manolas e Maksimovic, ma per il resto non azzarda un turn over estremo, fa solo quattro cambi, ma un attacco insolito, formato da Llorente e Mertens. Segno che non considera il Brescia una passeggiata, ma qualcosa la vuole comunque verificare, non schierando Insigne. Questo regge nel primo tempo, con due bei gol di Mertens (e segna sempre lui!) e Manolas su assist di Maksimovic e una discreta quantità di gol sfumati (stavo per scrivere mangiati, poi mi sono ricordata che era comunque lunch match e quindi sì, era ovvio che fosse così), che ci portano all’intervallo con un tranquillo vantaggio e una certa serenità sui nostri volti sudati.

Poi, nel secondo tempo, un altro Napoli. Un Napoli che speravamo di non vedere più, di quelli che schiattano il fegato, un Napoli brutto, confuso, esposto, sciatto. Ci guardiamo in faccia, Scusate, ma che è stato? È stato che il centrocampo non c’è. Che Zielinski è roccioso, massiccio e incazzato, buono per le mazzate, ma non per fare la regia: guarda solo avanti, non sa dove sono gli altri. Lo vedevo e pensavo ad Hamsik, e mi è presa una botta di nostalgia da piangere, e non credo di averci pensato solo io.

Ieri pomeriggio la squadra ha contenuto i danni, ha retto, ha conquistato tre punti che già ora che è ancora settembre sono preziosissimi, ma deve capire cosa non va, cosa ci fa soffrire contro il Brescia, la stessa squadra, ma non la stessa, che ha vinto contro il Liverpool. Ieri è mancato il coordinamento fra i reparti, e questo è fondamentale sempre, ma soprattutto quando giocano insieme persone che non hanno ancora giocato insieme, che si stanno ancora conoscendo, singolarmente validissimi, ma che non ancora parlano la stessa lingua. Il Napoli nel secondo tempo è una Babele infernale, non si capisce niente.

Ma è domenica, fa caldo, è la mezza. È andata così, e nonostante tutto è andata bene. Domani è un altro giorno, domenica sarà un’altra domenica.

Foto: Carlo Hermann

L'Autore
Serena Venditto
Author: Serena Venditto
Serena Venditto è nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Ha pubblicato con la casa editrice homi scrivens la commedia rosa Le intolleranze elementari, E le commedie gialle Aria di neve e C'è una casa nel bosco, con protagonista il gatto detective Mycroft. Ama i gialli, ma sopratutto l'azzurro.

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