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L’offesa al gioco del pallone

napoli fiorentina gen 2020La prima volta che sono andata al San Paolo fu per proprio Napoli-Fiorentina. Era il 18 maggio 1997, alle tre del pomeriggio (del resto all’epoca non c’erano molte altre possibilità), c’era un sole caldissimo e accecante; eravamo io e papà, e io non stavo nella pelle dalla gioia. Lo stadio era una bomba lussureggiante di colori e rumori, sugli spalti si cantava ’O surdato ’nnamurato e l’inno della Fiorentina, con un’irripetibile quanto appagante chiusa personalizzata a proposito dei costumi disinvolti della mamma di Gabriel Batistuta (poesia, pure poesia).

In panchina c’era Montefusco (be’, insomma), ma in porta per gli azzurri c’era il portiere più bello della storia dei portieri, Pino Batman Taglialatela, la Fiorentina aveva la maglia rossa. Il primo tempo terminò sullo zero a due (Oliveira, pensa te, chi se lo ricordava più) e io per sfogare il dispiacere sfilai una sigaretta dal giubbino di papà, che neanche immaginava che fumassi; per tutto il tempo della sigaretta mi guardò sconvolto e poi vabbè, segnarono Alfredo Aglietti al 68° e Massimiliano Esposito 83° (questo dato l’ho dovuto ripescare su internet, confesso, chi caspita sono ’sti due? Boh, non me ne vogliano ma non me li ricordavo proprio), e al fatto che fumassi non ci pensammo più.

Sabato sera faceva un freddo umido, meschino e scivoloso; allo stadio si stava larghi e comodi, e non è una bella cosa stare comodi allo stadio, c’erano solo gli abbonati, che comprarsi apposta il biglietto per stare male effettivamente è una cosa da masochisti. Nessun coro dagli spalti, solo il silenzio brutto e irritante dalle curve; si sentivano unicamente i cori della Fiorentina, con un invito – ormai abusato – ai napoletani a usare il sapone. Ma non era meglio quando si mettevano le mamme in mezzo? Molto più divertente.

Alla fine del primo tempo ho acceso una Marlboro light come circa vent’anni fa, ma purtroppo questo piccolo gesto rituale non ha cambiato la situazione.

Quando Sarri è andato ha lasciato una squadra con un gioco, delle idee, delle relazioni; quando Ancelotti ha preso in mano la squadra era un gioiellino, e questo giocattolo perfetto ha retto per un anno, poi ha cominciato a dare segni di cedimento perdendo alcuni dei suoi pezzi fondamentali. L’allontanamento di Ancelotti per Gattuso nasceva dall’illusione che gli azzurri avessero un problema relazionale con l’allenatore, che fosse un problema emotivo, e invece stava giungendo al culmine lo smontaggio sistematico operato da Ancelotti: il giocattolo perfetto si era rotto. Non era un problema emotivo, ma calcistico: era, è una squadra distrutta.

Non c’è più gioco, si vedono ogni tanto sprazzi di idee che poi vengono di nuovo inghiottiti nel buio; a tratti Insigne ci prova, Allan ha fatto una buona partita, ma poi sostituito per far esordire Demme (una luce nel buio), Callejon alle soglie della pensione.

Uno strazio inguardabile.

«Una prestazione imbarazzante, siamo una squadra senza anima e malata. Stiamo toccando il fondo e dobbiamo capire a cosa stiamo andando incontro». Ha dichiarato Rino Gattuso, «Dobbiamo solo chiedere scusa ai tifosi e alla città. Nelle ultime partite le prestazioni erano state migliori, oggi siamo stati inguardabili. Abbiamo giocato in modo elementare senza furore agonistico. Abbiamo tanti giocatori bravi, ma non riusciamo a sviluppare gioco».

Ora andranno in ritiro, quello stesso ritiro che aveva fatto scoppiare lo scandalo tre mesi fa (sembra il secolo scorso), e che ora è necessario per riuscire a tenersi a galla. È il primo passo per chiedere davvero scusa, per l’offesa arrecata ai tifosi, alla città e in generale al gioco del pallone.

L'Autore
Serena Venditto
Author: Serena Venditto
Serena Venditto è nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Ha pubblicato con la casa editrice homi scrivens la commedia rosa Le intolleranze elementari, E le commedie gialle Aria di neve e C'è una casa nel bosco, con protagonista il gatto detective Mycroft. Ama i gialli, ma sopratutto l'azzurro.

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