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Qualità della vita e mobilità sostenibile, Napoli bocciata

cycling 5178398 960 720Napoli bocciata nella pagella della campagna “Clean Cities: ripartiamo dalle città” di Legambiente, che analizza le performance delle principali città italiane su alcuni indicatori urbani relativi a ciclabilità, mobilità elettrica, sicurezza e inquinamento atmosferico. “La città di Napoli ha avuto un voto insufficiente perché continua a non avere una visione d'insieme e a mancare una efficace strategia antismog affrontando l’emergenza inquinamento atmosferico in maniera disomogenea ed estemporanea.

Pm10 fuorilegge, pochi km di piste ciclabili, bassa l’offerta di trasporto pubblico e il 4,4% dei nostri guadagni l’anno spesi per costi sociali e sanitari legati all’inquinamento. Smog e polveri sottili elevate con notevoli conseguenze anche sul reddito: 844 euro per abitante l’anno spesi per costi sociali e sanitari legati all’inquinamento, il 4,4% dei nostri guadagni è il prezzo che si paga e che si traduce in perdita di anni di vita, ricoveri ospedalieri, giornate di lavoro”, spiega la presidente di Legambiente IRIDE Anna Savarese.

La campagna di Legambiente per una nuova mobilità

La ripartenza inizia dalle città. I nostri capoluoghi hanno di fronte grandi sfide, rese ancora più impegnative dalla crisi sanitaria: l’adozione di nuovi modelli di mobilità, la transizione energetica e la lotta al cambiamento climatico. Per questo, nasce Clean Cities, nuova campagna di Legambiente che dall’8 marzo al 10 aprile intende accendere i riflettori sul ruolo che le città italiane possono giocare per una ripartenza più ecologica e sostenibile. Un viaggio in 14 capoluoghi italiani, da Nord a Sud, per promuovere con forza una nuova mobilità urbana: più elettrica, più sicura e più condivisa, cercando di spingere i processi politici locali verso misure di mobilità sostenibile e rendendo permanenti quelle eventualmente adottate in fase di emergenza.

La campagna, nata in sostituzione alla storica campagna Treno Verde, che quest’anno si è fermata a causa dell’emergenza sanitaria, ne assorbe gli obiettivi e i contenuti, e come questa si articolerà in tappe: quattordici quelle della prima edizione, ognuna delle quali vedrà protagonista un capoluogo italiano. Clean cities partirà da Padova (8 e 9 marzo) e farà tappa a Milano (10 e 11 marzo), Torino (12 e 13 marzo), Genova (14 e 15 marzo), Bologna (16 e 17 marzo), Firenze (18 e 19 marzo), Ancona (20 e 21 marzo), Perugia (22 e 23 marzo), Roma (24 e 25 marzo), Cagliari (26 e 27 marzo), Pescara (28 e 29 marzo), Napoli (30 e 31 marzo), Bari (1 e 2 aprile), Catania (8 e 9 aprile). 

Ogni tappa si svolge in due giornate: la prima giornata sarà dedicata ad azioni outdoor, come mobilitazioni, flash mob e blitz. Iniziative finalizzate a sostenere o avviare vertenze territoriali legate alla mobilità, alla sicurezza stradale, al miglioramento della qualità dell’aria, con l’intento di ottenere un preciso impegno dalle amministrazioni locali affinché vengano soddisfatte. Nella seconda giornata ogni capoluogo organizzerà un evento per presentare la “Pagella della Città”, una sintesi delle performance locali sui principali indicatori urbani relativi a ciclabilità, mobilità elettrica, sicurezza e inquinamento atmosferico. Sarà anche l’occasione per presentare buone pratiche locali e regionali in merito ai temi trattati, per favorire un momento di confronto con l’amministrazione locale e con i cittadini e per fare il punto sui programmi d’investimento del Recovery Fund in ambito urbano.

Mobilità sostenibile e trasporto pubblico

Un anno fa, dopo il primo lockdown, le politiche nazionali nell’ambito della mobilità hanno registrato un’improvvisa accelerazione, complice l’interesse nei confronti di azioni che, in qualche modo, potessero contenere il rischio di contagio, soprattutto durante gli spostamenti quotidiani. Ad oggi, però, risulta evidente come la direzione verso la quale il Paese procede sia cambiata nuovamente. Abbiamo assistito al varo di una serie di misure, quali ad esempio gli incentivi per l’acquisto di nuove auto diesel e benzina e le due deroghe per il blocco degli euro 4, che vanno nella direzione opposta. E neanche il PNRR sembra avere l’adeguata attenzione per la mobilità nelle città e nelle aree metropolitane, teatro di oltre i tre quarti di tutti gli spostamenti.

Come sottolineano da Legambiente, anche se non torneremo presto a muoverci come prima, complice l’impoverimento degli italiani e lo smart working, riprenderemo comunque a spostarci. Il modo in cui questo avverrà è strettamente connesso alle nuove politiche urbane, al ridisegno delle strade, alla presenza di nuovi servizi di mobilità e agli investimenti nel trasporto pubblico. L’azione territoriale diventa quindi fondamentale per ribadire l’importanza che gli interventi locali sulla mobilità rivestono nel Recovery Fund. Come sottolineato nel recente rapporto Pendolaria, negli ultimi due anni in Italia non è stato inaugurato nemmeno un chilometro di linea metropolitana. È cresciuto il distacco tra le città italiane e quelle europee, in merito alla dotazione di metro, di tram e di ferrovie urbane per i pendolari. Dal 2002 al 2018, i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade, e tra il 2010 e il 2018 sono stati realizzati 298 km di autostrade e 2.479 km di strade nazionali, a fronte di appena 91,1 km di metropolitane e di 58,4 km di linee del tram.

Al mancato rafforzamento del trasporto pubblico va aggiunto l’enorme ritardo sui bus elettrici: nel nostro Paese solo il 5,4% degli autobus in circolazione è a zero emissioni. Inoltre, bisogna consolidare l’impegno nella realizzazione di piste ciclabili, come richiesto dai PUMS, Piani Urbani di Mobilità Sostenibile, che prevedono 2.626 km di nuove piste ciclabili, da sommare ai 2.341 km già esistenti in 22 città italiane. Ritardi e rallentamenti che si riflettono sul tasso di motorizzazione e sulla qualità dell’aria nelle città italiane: nel 2020, si registravano 63,5 auto per ogni 100 abitanti, il doppio rispetto a capitali come Londra, Parigi e Berlino, e l’anno scorso 60 città italiane hanno registrato una media annuale superiore ai 20 microgrammi/metrocubo (µg/mc) di polveri sottili rispetto a quanto indicato dall’OMS. 

Verso la transizione ecologica

Le città italiane sono pronte a puntare su una prospettiva green che permetta di rigenerare gli spazi pubblici, di rendere pedonali e ciclabili piazze e strade, di creare giardini e di accogliere una mobilità green, sempre più integrata e capace di creare nuove opportunità. È cruciale, dati alla mano, creare un network tra i capoluoghi italiani per far fronte alla scadenza del phase out dei motori a combustione interna, previsto entro il 2030, e per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fissati dall’Unione Europea al 2030 e al 2050.

Per questi motivi in tema di mobilità urbana, per Legambiente da qui ai prossimi anni per accelerare la transizione ecologica sarà centrale: 1) Ridisegnare lo spazio pubblico urbano a misura d’uomo e rispettoso dell’ambiente con quartieri car free, “città dei 15 minuti” (in cui tutto ciò che serve sta a pochi minuti a piedi da dove si abita), strade a 30 km all’ora, strade scolastiche, smart city, moderazione della velocità, sicurezza. 2) Aumentare la dotazione del trasporto pubblico elettrico: 15.000 nuovi autobus elettrici per il TPL (rifinanziare il Piano Nazionale Strategico della Mobilità Sostenibile a favore di soli autobus a zero emissioni); nuove reti tranviarie per 150 km (o filobus rapid transit); cura del ferro (500 nuovi treni e adeguamento della rete regionale con completamento dell’elettrificazione). 3) Sharing mobility: incentivare la Mobilità elettrica condivisa (micro, bici, auto, van e cargo bike) anche nelle periferie e nei centri minori, realizzare 5000 km di ciclovie e corsie ciclabili, rendere l’80% delle strade condivise tra cicli e veicoli a motore. 4) Piani Clima in ogni comune: in accordo con il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima, stop alla commercializzazione dei veicoli a combustione interna al 2030 (al 2035 per camion e autobus interurbani) e introduzione nei Piani Urbani della Mobilità Sostenibile degli obiettivi vincolanti di decarbonizzazione al 2030, almeno del 50%, e la limitazione della circolazione delle auto inquinanti con più di 10 anni. 5) Rifinanziare il Piano nazionale della sicurezza stradale (legge 144/1999) per progetti di mobilità dolce vincolando le risorse agli obiettivi dei PUMS.

È possibile seguire tutte le tappe di “Clean Cities” sulla pagina Facebook Legambiente Lab e sull’account twitter GreenMobilityIt.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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