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Togliere il pannolino ai bambini: conviene provarci in estate?

spannolinareAvremmo voluto darvi un vademecum su come “spannolinare” (termine tecnico che sta per “togliere il pannolino a”) i vostri figli, una sorta di guida pratica, utilissima soprattutto in estate, che pare essere la stagione ideale per provare a fare questa (non sempre facile) operazione.

Ma, care mamme e cari papà, ahinoi, non solo non ci sono regole precise, ma anche i pareri degli esperti sembrano contrastare su molti punti di questo delicato passaggio verso l’autonomia. Anche se non ci sono verità “assolute” in merito, esistono delle “linee di indirizzo” con cui procedere con quello che è uno dei cambiamenti più importanti nella vita dei bambini sotto i 3 anni.

Il motivo? Semplice: ogni bambino è un mondo a sé, con i suoi tempi, le sue esigenze, le sue fasi di vita, il suo contesto sociale e familiare, la sua personalità che si sta formando. Ed è nel rispetto della sua sfera emotiva individuale, fondamentale per l’apprendimento, che lo spannolinamento (come l’operazione di liberarlo dalla dipendenza dal ciucciotto e simili passaggi) va ad inquadrarsi.

“La sfera emotiva del bambino è il punto di partenza – spiega Simona Troise, pedagogista clinico, educatrice presso il Polo Territoriale per le Famiglie della IV Municipalità – Come accade in tutti i piccoli e grandi cambiamenti che affronta, dai primi passi in avanti, si deve tener sempre conto del clima e del momento in cui si trova il vostro piccolo”.

Se il bambino ha vissuto da poco un lutto, come la separazione dei genitori o un altro significativo cambiamento è avvenuto nella sua vita, non è certo il momento giusto per togliere il pannolino. Anche se è arrivata l’estate, periodo in cui sarebbe consigliabile - ma anche qui non tutti concordano - spannolinare. Invece, molte mamme, quando il figlio arriva ai due anni e mezzo/tre anni, vanno nel panico, si sentono in difetto rispetto alla crescita del proprio bambino, si chiedono se stiano facendo la cosa giusta, e, presi dall’ansia, finiscono spesso per fare quella sbagliata.

“Spesso sono le mamme che sbagliano, pensando di agire per il bene dei figli mentre fanno scelte di comodo per sé ma non per loro, o confondono i propri figli con messaggi contradditori”, spiega l’esperta.

Anzitutto, non bisogna anticipare i tempi. L’età giusta in cui il bambino dovrebbe effettivamente essere pronto per questo passaggio, perché ha il controllo degli sfinteri, è intorno ai due anni e mezzo, anche tre. A un certo punto, sarà lui ad aspettarsi di essere stanco di questo peso (e questa spesa enorme per i genitori!) e a chiedere di liberarsene.

Uno dei punti certi per chi voglia davvero provare a fare questa operazione è che, una volta intrapresa questa strada, non bisogna tornare indietro, e su questo anche le scuole di pensiero più diverse sembrano convergere. “In questo periodo è chiaro che se mandi un messaggio al bambino deve essere coerente”, sottolinea la Troise. Quindi, possibilmente, se si toglie il pannolino di giorno, poi lo si dovrebbe fare anche di notte, fatta eccezione per la prima fase in cui il passaggio dovrebbe essere graduale. Stesso discorso vale se si esce, anche in quel caso, i genitori si dovrebbero attrezzare per permettere al bimbo di potersi esprimere liberamente anche fuori casa.

La cosa importante, oltre alla coerenza, è creare un clima sereno. Il bambino per sentirsi autonomo deve sentirsi sicuro. “Stare troppo addosso ai bambini, chiedendogli ogni due secondi se devono andare in bagno, non sempre è produttivo, anzi, può bloccarli. Certo bisogna stimolarli e ricordargli di fare la pipì, magari mentre giocano, chè è più facile che se ne possano dimenticare. Ma senza eccessi”, sostiene Simona Troise.

Un’altra cosa importante è incoraggiarli sempre e gratificarli quando fanno la cosa giusta. In questo compito, in una sfera che è quasi tutta appannaggio della madre, anche il padre può avere un ruolo importante, perché può far capire al bambino che può farcela.

Partendo da queste “linee di indirizzo” generali, ogni mamma, conoscendo il suo cucciolo, saprà trovare una soluzione “personalizzata”, sia essa pratica (dove fare pipì e cacca: vasino, riduttore water, sediolina water, ecc; come proteggere il lettino del bimbo dai suoi bisogni: traversine, coprimaterassi impermeabili, guaina, ecc) sia essa psicologica (come coinvolgerlo: inventarsi un giochino, distrarlo in vari modi, gratificarlo con delle cose che gli piacciono). “Non esiste un decalogo, esiste l’intuito dei genitori che conoscono i loro figli e decodificano ciò che è intorno a lui”, conclude la pedagogista.

Insomma, care mamme e cari papà, nessuno dice che sia semplice, ma con la giusta attenzione alla sfera emozionale di vostro figlio, e alcuni accorgimenti pratici, riuscirete ad affrontare anche questa fase della crescita. In bocca al lupo!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Maria Nocerino
Author: Maria Nocerino
Sociologa e giornalista pubblicista, è specializzata nel giornalismo sociale. Collabora con l’agenzia di stampa Redattore Sociale e con il quotidiano Roma per le pagine della Cronaca.

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