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La depressione mascherata e la fede in sé stessi

DepressioneLa depressione sembra essere il male del secolo, tanto comune quanto sconosciuto. Ma oltre ad essere un disturbo dell’umore la depressione può anche invadere altri aspetti della nostra vita, e parti del nostro corpo. Spesso quando si ha difficoltà a percepirsi in quanto fallibili, potenzialmente deboli, la depressione si insinua in noi per vie traverse e si palesa in modi insospettati.

Viene definita Depressione mascherata, e si manifesta sotto la forma di sintomi organici e non dell’umore. Ma come possiamo fare per capire e proteggerci da questi meccanismi psicologici? Il dott. Michele G., psichiatra della cooperativa E.R.A., ci parla di depressione e di salvezza, di empatia e di comprensione, offrendoci una chiave per capire un po' meglio la nostra testa ed il nostro corpo.

“La vita di oggi, nella sua velocità, frenesia, ci porta a dover andar sempre più veloce, ad essere sempre più efficienti e questo è fonte di grande stress. E quando siamo stressati le nostre energie calano ed è più facile deprimersi” racconta il dottor Michele G. “Un tempo si parlava di esaurimento nervoso, terminologia superata e obsoleta da un punto di vista medico ma l’immagine che rimanda quest’espressione è più che adeguata a descrivere la condizione di una persona che sta entrando in una fase depressiva: la persona ha esaurito le energie, e senza energie non si può combattere” continua il dottore. La depressione è conosciuta da sempre, Ippocrate ne parla come di uno squilibrio fra la mente e il corpo, come se la mente vagasse in un mondo diverso da quello dove vive il corpo. Tutti siamo un po' depressi ed un po' felici ogni giorno, una notizia, una frase può modificare la nostra giornata anche drasticamente.  

depressione 1

 “Spesso infatti ci si ritrova nella situazione dove il paziente è convinto che quanto segnala al medico abbia un'origine organica” continua il dott. G., psichiatra “ma un sintomo è solo un sintomo, preso individualmente potrebbe significare tutto e niente. Il quadro clinico effettivo si ottiene quando si fa la somma dei fattori, dei sintomi. Spesso bisogna andare a scavare a fondo, far sì che l’individuo riesca ad aprirsi senza la paura di perdere l’equilibrio”.

I sintomi più comuni sono l’insonnia e la stanchezza, poi sono presenti dolori alle gambe, senso di oppressione toracica, difficoltà digestive e dell’alvo, mal di testa, dolori muscolari. A questi si aggiungono le difficoltà ad alzarsi dal letto, difficoltà di comunicazione, il rimuginare sulla sintomatologia e sulle possibili gravi cause, riduzione della vita sociale. I sintomi sono maggiormente evidenti al mattino e per questo motivo spingono il soggetto a non svolgere le attività quotidiane, spesso possono assentarsi dal lavoro oppure non svolgono le attività che solitamente erano parte integrante della giornata. Spesso gli individui che soffrono di questo disturbo si sottopongono ad innumerevoli esami, che non portando nessuna spiegazione, non fanno altro che creare maggiormente preoccupazione e sconforto.

“Gli errori da non fare, e che purtroppo troppo spesso commettiamo i questi casi è esortare la persona a farsi forza, ‘fatti forza’ è una cosa che molti di noi dicono ad una persona in difficoltà. Ma così facendo non facciamo che ribadire la sua incapacità ad affrontare la situazione, creando nella persona un altro livello di dolore” afferma il dott.G.

La soluzione è tanto banale quanto geniale: la comunicazione. Un modo per uscirne facilmente è quello di sentirsi circondati da persone con le quali ci si può confidare- afferma il dott. G., - persone che non ci giudicano ma ci ascoltano con un grande livello empatico. Insomma un modo di proteggersi dalle forme più lievi di depressione, o da un principio di depressione è quello di condividere, comunicare. Il rischio è quello di chiudersi su sé stessi, sentirsi giudicato, inadeguato, solo in mezzo ad una folla, e crollare sotto il peso dei propri mostri interiori, delle proprie paure. Un altro modo di resistere alla depressione è tentare di non finire quell’energia della quale parlavo prima, allenarsi all’essere felice, cosa che noi italiani troppo spesso dimentichiamo. In altre parti del mondo, come per esempio in Norvegia secondo le statistiche uno dei paesi più felici al mondo, i bambini sono allenati ad essere felici, ci sono metodi pedagogici che tendono a insegnare sin da piccoli che è l’impegno che si impiega a fare una cosa che va premiato, non il risultato, che oltretutto può essere frutto anche di fattori che esulano dalle capacità della persona”

Insomma bisogna condividere ed essere empatici secondo il dott.G.  Cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno “Sembra banale, ma essere felici necessita allenamento. Bisogna allenare la mente a selezionare nello spettro della percezione gli elementi più piacevoli e soprattutto ricordarsi che è solo l’impegno, non il risultato, a definirci ed a definire le nostre azioni”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Eva de Prosperis
Author: Eva de Prosperis
giornalista e scrittrice, ha lavorato come reporter dai Balcani e da Parigi

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