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I funghi come risorsa per la memoria dei senior

funghiLa memoria è un bene prezioso si sa, ci permette di rivivere i migliori momenti della nostra vita ma anche ad orientarci nelle nostre vite e nel mondo. Con l’avanzare dell’età, soprattutto oltre i 60 anni, la memoria tende ad affievolirsi. In termini tecnici si parla di decadimento cognitivo lieve, o MCI. Un team di scienziati a Singapore ha fatto una scoperta molto significativa, consumando funghi si può prevenire l’invecchiamento del cervello inibendo l’accumulo di beta – amiloide e Tau, proteine caratteristiche dell’Alzheimer. Il team di scienziati ha condotto esperimenti cognitivi con un campione di 663 uomini e donne di più di 60 anni per più di 6 anni.

“Le persone con MCI sono capaci di affrontare la loro vita normalmente. Quello che volevamo dimostrare era che il decadimento fosse organico. Abbiamo preso un campione di persone dello stesso livello socio economico” spiega l’assistente Professore Lei Feng del NUS Department of Psychological Medicine, nonché autore principale del lavoro. 

Il decadimento cognitivo lieve, o perdita di memoria, è uno stadio a metà far un invecchiamento normale ed una forma più seria di declino cognitivo che può arrivare anche a forme di demenza senile. I senior affetti da MCI hanno spesso piccole perdite di memoria e piccole dimenticanze banali, ma possono anche riscontrare difficoltà in altre forme come per esempio il linguaggio, l’attenzione e nelle capacità visuo-spaziali.

Lo studio, che è stato condotto dal 2011 al 2017, ha raccolto dati su più di 600 persone over 60 a Singapore, ed ha dimostrato che i senior che consumavano due porzioni di funghi (150 grammi) hanno ridotto il rischio del 43%, e chi ne consumava più di due porzioni possono ridurre il rischio fino al 53%.

In diverse concentrazioni in funzione della specie, i funghi contengono grandi quantità di antiossidanti ed antiinfiammatori. “La correlazione è sorprendente e incoraggiante. I funghi sono un alimento accessibile per tutti, e possono davvero fare la differenza in termini di invecchiamento neurologico” racconta l’assistente professore Lei Feng del NUS Department of Psychological Medicine, nonché autore principale del lavoro. 

La ricerca è stata fatta dal Life Sciences Institute and the Mind Science Centre at NUScon la collaborazione del ministero della Salute di Singapore ed il Health’s National Medical Research Council. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Alzheimer’s Disease.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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