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Wax – La singolare storia dei colorati tessuti africani

WAXColori accesi, fantasie che richiamano aLLA terra, alla natura, al manto degli animali. I tessuti Wax, divenuti nel mondo simbolo riconoscibile della cultura africana, hanno in realtà un'origine che con il continente africano ha ben poco a che vedere, ma che ha molto a che fare con una casualità “fortuita” e “fortunata”.

La storia di questi tessuti di cotone colorato che, cerati da entrambe le parti, divengono così particolarmente resistenti (wax significa, appunto, “cera”) parla di lunghi viaggi, di incontri fra culture, di tradizioni inventate e identità rubate. Intorno alla seconda metà dell'Ottocento Vlisko, una ditta olandese di tessuti, iniziò a realizzare stampe batik con quella che era una primitiva lavorazione di tipo industriale, esportandole in Indonesia, a quei tempi colonia olandese. I tessuti prodotti da Vlisko non vennero però apprezzati perché considerati in Indonesia, patria del batik artigianale, poco rifiniti. I carichi  di merce vennero quindi rimandati indietro sulle navi olandesi ma, durante una sosta in Africa, Vlisko le propose alle popolazioni locali. Fu un autentico successo: la ditta di tessuti iniziò a produrre appositamente per il continente africano, cercando di interpretare i gusti delle diverse popolazioni. I colori si fecero più accesi e audaci, le fantasia  si moltiplicarono per le donne che si facevano confezionare con questi tessuti abiti su misura. Nel tempo, con il raggiungimento dell’indipendenza politica in alcuni stati quali il Senegal, la Costa d’Avorio e il Ghana, il Senegal, si crearono centri di produzione locale che però non monopolizzarono mai il settore. Le venditrici locali iniziarono ad attribuire ad ogni fantasia un nome, e ad ogni nome una storia, creando nel tempo un'identità che sancì definitivamente il legame indissolubile fra wax e continente africano. Con il Wax si costruì addirittura un codice: ad ogni fantasia era legato un messaggio. In un'epoca in cui il ruolo della donna era di forte subordinazione all'uomo e ciò che diceva o pensava contava ben poco, quei colori e quei disegni erano diventati un modo per esprimersi.

Africa Haute Couture – Si ispira ai colori e alle fantasia di “Mamma Africa” la collezione Dior Cruise 2020, presentata a Marrakesh. La direttrice artistica Maria Grazia Chiuri ha fortemente voluto la collaborazione di artisti africani per la realizzazione di queste creazioni.

Foto 1 Dior Cruise 2020

Skaf. Un tocco Wax sulle teste napoletane – “Mettitelo bene in testa! Un mondo migliore è possibile". Questo è lo slogan di Skaf: una via di mezzo fra acconciatura, turbante e foulard ideato, con tessuti wax e non, da Action Women, sartoria sociale che sorge a Aastelvolturno. A produrre gli Skaf sono le donne nigeriane coinvolte in un progetto di integrazione sociale ed emancipazione.

Foto 2 Skaf

Per saperne di più – Wax & Co. Antologia dei tessuti Stampati d'Africa (Ed. L'Ippocampo, euro 39,90). Il libro di Anne Grosfilley, antropologa specializzata nella moda e nel costume d' Africa, ripercorre l'origine del wax, del kanga e dello shweshwe. Attraverso una narrazione che inizia nel diciannovesimo secolo e le foto della sua immensa collezione di tessuti ci guida alla scoperta la storia misconosciuta delle stampe africane.

Foto 3 wax stampa

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Chiara Reale
Author: Chiara Reale
Project manager della rivista di arte contemporanea Racna Magazine, si occupa di promozione, strategia di comunicazione e management nel settore arte e cultura collaborando con l'Istituzione Internazionale Art1307, Villa di Donato, Casa Morra – Fondazione Morra e diversi artisti. Curatrice d'arte contemporanea e scrittrice compulsiva, collabora fra l'altro con il quotidiano “Roma”, come referente Arte Contemporanea. Dal 2012 collabora con la casa editrice Marchese editore, occupandosi di pubbliche relazioni, promozione e creazione di eventi culturali.

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