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Gli Archivi Mario Franco rende omaggio al cinema di Buñuel

archivi mario franco copiaCon la rassegna “L’occhio anarchico del cinema”, che si richiama alla famosa frase di Luis Buñuel «Basterebbe che la bianca palpebra dello schermo potesse riflettere la luce che le è propria per far saltare l’universo», riprendono gli appuntamenti con in grande cinema d'autore agli Archivi Mario Franco, nella sede di Casa Morra.

Ogni mercoledì e giovedì, a partire da mercoledì 19 febbraio, si potrà infatti assistere presso la piccola sala cinema degli Archivi ai capolavori di Buñuel (Quell’oscuro oggetto del desiderio), e di Jean Vigo (À propos de Nice; Taris, roi de l’eau; Zéro de conduit; L’Atalante).

Altri film in programma sono “Las Hurdes” di Luis Buñuel, un duro documentario su una selvaggia regione spagnola, proibito durante la dittatura di Franco e pressoché invisibile per decenni. Ristampato e restaurato negli anni ’60, è considerato uno dei più importanti film del regista catalano. Quindi, “Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo, con Gian Maria Volontè e Riccardo Cucciolla, ricostruzione storica della condanna a morte degli anarchici Italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, emigrati negli Stati Uniti. Montaldo ci dona uno dei pochi esempi di ricostruzione storica esemplare, dal ritmo incalzante e dall’accurata scenografia d’epoca. Palma d'oro a Cannes per gli interpreti e per la canzone di Joan Baez. E ancora, “Ken Park” di Larry Clark, fotografo nichilista, che descrive la vita vuota e amorale della gioventù americana con modi e immagini da molti considerati amorali e “pornografici”. Altro interessante appuntamento è quello con il capolavoro di Alejandro Jodorowsky “La montagna sacra” ,nel quale il regista e psico-mago, anima la sua enigmatica storia con simboli e metafore.

Un vero e proprio avvenimento è costituito da uno dei film più famosi (ma poco visto) di Jean-Luc Godard, “BANDE À PART” con Anna Karina, recentemente scomparsa, che rifulge nella scena della lezione di inglese in cui sa mostrare con il solo sguardo come si possa sedurre, sullo schermo e nella realtà. La scena della corsa nel Louvre della giovane e scombinata banda di aspiranti malfattori, è una delle sequenze più famose della storia del cinema.

La rassegna termina con un rarissimo film di Martin Scorsese con Barbara Hershey, John Carradine, “Boxcar Bertha, America 1929”, un duro spaccato dell'America della grande depressione, ispirato ad una storia vera. Narra di Bill, sindacalista anarchico, che per aiutare gli operai diventa un bandito. In prigione incontra Bertha e i due, evasi avventurosamente, si mettono insieme per rapinare banche e ferrovie ma vengono presi e massacrati dalla polizia. Scorsese, al suo secondo film, dimostra già le sue eccezionali doti di regista. Una scena di sesso fra i due protagonisti, Carradine e la Hershey, non simulata, fece scandalo.

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