domenica 25 OTTOBRE 2020
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Tutta la bellezza di Artecinema a casa vostra

Copertina Letizia BattagliaParte con grande passione e bellezza la 25 esima edizione del Festival internazionale di Film sull’arte contemporanea grazie alla location del San Carlo a tre film meravigliosi: Body of Truth, della regista tedesca Evelyn Schels; il documentario di Francesca Molteni Renzo Piano. Il potere dell’archivio e un ritratto potentissimo della fotografa Letizia BattagliaShooting the Mafia di Kim Longinotto.

Tutti i film di questa edizione saranno disponibili a soli 10 euro direttamente a casa vostra per la durata del festival: dal 16 al 22 ottobre 2020. Registrazione su online.artecinema.com.

Giovedì 15 ottobre 2020 una platea del San Carlo piena di gente (compatibilmente con il distanziamento sociale e le separazioni tra le postazioni in plastica) ha applaudito l’inaugurazione dell’edizione 2020 di Artecinema che quest’anno a differenza degli anni passati ha visto solo questa possibilità di partecipare in presenza. Hanno presentato i rispettivi film le due registe Evelyn Schels e Francesca Molteni, purtroppo assente la bravissima Kim Longinotto e Letizia Battaglia che sarebbe dovuta intervenire.

Il Festival internazionale di Film sull’Arte Contemporanea si svolge in una versione ibrida per rispondere all’emergenza: dal 16 ottobre la continuazione del festival sarà sulla piattaforma online.artecinema.com che consentirà di raggiungere un pubblico internazionale. Per i 25 anni di Artecinema, è possibile vedere direttamente a casa vostra film provenienti da tutto il mondo: molte delle proiezioni sono in anteprima nazionale e alcuni titoli sono anteprime europee.

1 laura trisorio

“È una grande vittoria essere qui stasera a festeggiare insieme 25 anni di storia- ha detto emozionata la curatrice del Festival Laura Trisorio -. 25 anni in cui abbiamo condiviso un viaggio meraviglioso nel mondo dell’arte in compagnia di 593 artisti, 482 registi, 648 film.  Una storia che abbiamo raccontato in un volume di cui vi omaggiamo stasera per ringraziarvi di esserci stati vicino tutti questi anni, sostenendoci con il vostro entusiasmo e la vostra dedizione. Una storia che ha inizio 27 anni fa. Era il 1994. Su una nave cargo sventrata e ancorata nel porto del Pireo, l’artista greco Jannis Kounellis allestiva una delle sue mostre più̀ belle. Kounellis, che ho conosciuto da bambina, quando aveva trasformato il salone di Villa Orlandi ad Anacapri, la casa dove la mia famiglia ospitava gli artisti, nel suo studio d’arte. (…) Sfogliando le pagine dei cataloghi di queste 25 edizioni di Artecinema, mi sono resa conto dell’immenso lavoro che abbiamo svolto in questi anni e ho capito che due sono stati i sentimenti che mi hanno accompagnato spingendomi ad andare avanti oltre gli ostacoli: l’incoscienza e la passione. E naturalmente la città, Napoli, mi ha dato il coraggio e lo slancio di affrontare qualsiasi cosa, perché́ qui tutto è possibile e ogni sforzo viene ripagato dal calore e dall'entusiasmo della gente. Il festival è un lavoro di squadra e non esisterebbe senza il suo pubblico, pertanto sono grata a tutti coloro che in questi lunghi anni vi hanno partecipato (…). Il festival è un lavoro di squadra e l’anima di questa squadra sono loro: Helga Sanità, Valeria Cacciapuoti, Paola Cagnetta, Paola Trisorio, Lucia Trisorio, Fabrizio Tramontano. Grazie ragazze di sopportare questo sforzo epico e di accettare ogni sfida”.

La curatrice del Festival ha infine passato ad Helga il testimone della presentazione del Festival: “Tu sei la senior del gruppo, lavoriamo insieme da 20 anni e vorrei che l’anno prossimo fossi tu con loro a presentare il festival su questo palcoscenico.  Mi sembra che dopo 25 anni sia venuto il momento di dare spazio a voi giovani e io finalmente mi godo lo spettacolo!” 

L’arte e il cinema delle donne

L’inaugurazione è stata emblematica dell’altissima qualità dei prodotti artistici presenti nel programma con la proiezione di tre splendidi film che ad eccezione di Letizia Battaglia Shooting the Mafia saranno tutti visibili sulla piattaforma. Per chi non lo avesse capito: il cinema è e può essere donna. Basta guardare questi soli tre film per comprendere che lo sguardo femminile ha una potenza e una lucidità che il cinema degli uomini raramente raggiunge (basta pensare in percentuale a quanti più film sono di uomini che di donne per comprendere il valore aggiunto e raggiunto dalle donne). Se l’arte è il prodotto di una ribellione all’ingiustizia e alla sofferenza le donne per la lunga storia delle discriminazioni di genere private e pubbliche subite possiedono in se una carica esplosiva che trasposta nell’arte (e tra le arti sulla cresta dell’onda oggi evidentemente c’è il cinema) risulta vincente. E se come sottolinea Laura Trisorio, curatrice del Festival: “In 25 anni Artecinema ha contribuito a sensibilizzare e a formare all’arte contemporanea un’intera generazione” il messaggio di arte e cinema al femminile ci piacciono molto.

Foto 2

Il film Body of Truth, della regista tedesca Evelyn Schels esplora la poetica delle artiste Marina Abramović, Sigalit Landau, Shirin Neshat e Katharina Sieverding dando anche ai neofiti un’immagine chiara e incisiva della poetica e della forma dell’arte di queste quattro grandissime artiste presentate giustamente delle eroine con il superpotere dell’Arte che lavorano con il proprio corpo secondo modalità molto diverse tra loro.

Originaria di Belgrado, la performer Marina Abramović affronta temi come la violenza, il dolore e il lutto vissuti durante la guerra dei Balcani e nella sua stessa esperienza familiare facendo del suo corpo trasfigurato nell’arte uno strumento di catarsi personale e collettiva.

La videoartista e fotografa iraniana in esilio Shirin Neshat combatte le contraddizioni della società islamica considerando il corpo femminile come il campo di battaglia delle ideologie politiche e racconta la fragilità delle donne come l’altra faccia della medaglia della loro forza creativa.

Il lavoro della fotografa tedesca Katharina Sieverding indaga gli effetti dei regimi dittatoriali sull’individuo, dall’era nazista fino ai nostri giorni e propone un corpo e un volto androgino in cui l’essere umano rivendica oltre gli stereotipi e i sessismi il suo essere al mondo, sul pianeta terra dove si compiono crimini di ogni tipo: dalle guerre alle stragi ambientali.

La videoartista e scultrice Sigalit Landau rivive il dolore della guerra in Medio Oriente e dell’Olocausto che scorre nella sua storia familiare. Per Landau la sofferenza umana è universale e da privata diviene quindi pubblica e universale e travalica i confini. Come in un cerchio, immagine che ritorna spesso nei suoi lavori da quelli più intimi a quelli più scenografici e globali, il dolore va dal privato al pubblico e dal pubblico al privato. Pensiamo al video fortissimo in cui nuda si ferisce con un hula hop di filo spinato o alla dilapidazione di un’isola di sale nel mar morto realizzata con le scarpe a ricordare chi non può indossarle più.

Interessante vedere come la ricerca sul corpo e sul corpo delle donne realizzata dalle donne perché ancora necessaria in una storia sociale e politica in cui il loro corpo è stato ed è ancora specchio delle discriminazioni di genere e oggetto di rivendicazione durante i conflitti.

Foto 3

Il secondo film della serata inaugurale Renzo Piano. Il potere dell’archivio è una vera immersione nell’archivio della Fondazione Renzo Piano fra schizzi, modelli, disegni, ospitati a Genova nei 3000 mq di una fabbrica riconvertita, che riflettono l’identità e il pensiero dell’architetto e il suo metodo progettuale. Luogo di sperimentazione, l’archivio è la metafora di un porto di mare, dove i materiali vanno e vengono portando con sé qualcosa di nuovo. “L’archivio rappresenta lo scambio vivo tra passato e presente, memoria e futuro” ha spiegato la regista Francesca Molteni. Insieme alle testimonianze dei curatori dell’Archivio, ascoltiamo le voci dello stesso Renzo Piano, di Milly Rossato Piano e Lia Piano, architetti associati, e ripercorriamo con loro la genesi di alcuni progetti come il Palazzo di Giustizia e il Centre George Pompidou a Parigi, il Manhattanville Campus della Columbia University, la Morgan Library e il palazzo del New York Times a New York.

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Semplicemente bellissimo il film dell’inglese Kim Longinotto un film che riesce miracolosamente a raccontare la Battaglia fotografa palermitana e fotoreporter per il quotidiano L’Ora come persona e come fotografa e insieme a descrivere in modo preciso, chiaro e intenso la storia della Palermo delle stragi, con ritratti molto teneri di Falcone e Borsellino.

Dalla fotografia di strada per documentare i morti di mafia all’impegno in politica, Letizia Battaglia è stata una figura fondamentale a Palermo e in Italia tra gli anni Settanta e gli anni Novanta. Intrecciando interviste e testimonianze d’archivio, il film racconta un’artista passionale e coraggiosa, mostrando non solo un’esistenza straordinaria e anticonformista, ma anche uno spaccato di storia italiana e il sogno di una Sicilia libera dalle catene della mafia. Con grande delicatezza Longinotto racconta di una donna fuori dagli schemi che ha saputo fare delle catene della sua adolescenza nonché del portato di violenza della camorra uno strumento di liberazione e di espressione e della follia, quel suo essere senza compromessi fuori dagli schemi sociali, lo sguardo magico con cui raccontare il mondo attraverso fotografie che rapiscono l’anima di chi le guarda.

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Per i 25 anni di Artecinema, sono in programma film provenienti da tutto il mondo: molte delle proiezioni sono in anteprima nazionale e alcuni titoli sono anteprime europee come il film dedicato agli artisti londinesi John Akomfrah, Phyllida Barlow, Anish Kapoor e Christian Marclay, ultima produzione della serie Art 21, l'unico format televisivo degli Stati Uniti nato per documentare l'arte attuale attraverso le voci degli stessi protagonisti e poi Elliott Erwitt, Maria Lai, Ettore Spalletti, Francesco Vezzoli e molti altri.

In anteprima italiana, per la sezione Arte e dintorni, c’è Body of Truth. Sempre in anteprima nazionale saranno presentati Burning Man: Art on Fire di Gerald Fox - che ci fa scoprire il rivoluzionario festival Burning Man che ogni anno anima una città immaginaria e temporanea sulla distesa salata del Deserto del Nevada - e Marcel Duchamp: Art of the Possible del newyorkese Matthew Taylor che indaga la vita, la filosofia e l'impatto culturale di uno dei più influenti artisti del primo Novecento, mostrando come le idee di Duchamp abbiano modificato la nostra stessa comprensione dell'estetica e dell'arte.

Per la sezione Architettura c’è il documentario di Francesca Molteni Renzo Piano. Il potere dell’archivio.

Ancora, in anteprima italiana, per la sezione Fotografia, il film Dora Maar, entre ombre et lumière, che riscopre l’identità e l’opera di una donna straordinaria, spesso ingiustamente ricordata solo per essere stata amante, modella e musa ispiratrice di Picasso.

In streaming on demand dal 16 al 22 ottobre 2020. Registrazione su online.artecinema.com. Costo 10 euro per l’intero festival.

Il programma completo della manifestazione è disponibile QUI: https://artecinema.com/2020-programme

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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