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Il Vizio della Speranza, la parabola cinematografica di Edoardo De Angelis

Il vizio della speranza 1Spiagge ricoperte da rifiuti, case abbandonate e distrutte, strade fangose che sembrano non potare in nessun luogo: questo è lo scenario che fa da sfondo a Il Vizio della Speranza, l'ultima pellicola del regista Edoardo De Angelis.

Protagonista della storia è Maria (interpretata dalla bravissima Pina Turco), una giovane donna priva di speranze e sogni le cui giornate si ripetono uguali a se stesse, in un mondo animato da personaggi squallidi e miseri. Come Alba (Cristina Donadio), madre di Maria, una donna mostrata più volte nella sua nudità, perché ormai rassegnata ad una vita priva di valori e di sacralità; o come Zi' Mari (Marina Confalone), pappona eroinomane, ma ricoperta di gioielli, per cui la stessa Maria lavora. O come le prostitute incinte che la protagonista traghetta lungo il fiume Volturno, accompagnandole a donare i bambini che portano in grembo.

Ed in questo vortice di squallore Maria vaga, accompagnata dal suo pitbull di nome Cane, con l'unico scopo di assecondare i voleri di Zi'Mari e prendersi cura di sua madre. Fino a quando si  insinua in lei la Speranza. La speranza di un cambiamento e di una nuova vita che sta per nascere. Maria, infatti scopre di aspettare un bambino. E solo allora, il suo lavoro, che fino a quel momento era l'unica strada percorribile per sopravvivere, perde ogni senso.

Maria decide di ribaltare il suo destino, decide di ribellarsi a tutto, compresa a Zi'Mari. Da qui una fuga alla ricerca della salvezza per lei e per il suo bambino, ma anche alla ricerca di un'umanità che sembra quasi impossibile da trovare. Incontrerà diversi personaggi, la piccola Virgin, il brav'uomo Carlo Pengue (Massimiliano Rossi), ognuno di questi fondamentali per mantenere viva la speranza.

Quello di De Angelis è un film fisico, in cui le sofferenze, la storia stessa dei personaggi è mostrata attraverso la forza della fisicità: “ Il corpo è lo strumento principale della narrazione – scrive il regista - perché la sua materia esprime la trasformazione dei personaggi; è veicolo tematico in quanto mostra la bellezza ferita di essere umani in attesa di qualcosa o di qualcuno, disperati attaccati a un'ultima speranza; infine, il corpo esprime la volontà dell'anima di sovvertire l'ordine della disperazione, attraverso l resistenza e, al momento giusto la ribellione.”

Le cicatrici, come quella sul volto di Maria o sul seno di Alba, raccontano più di quanto possa fare un dialogo. Ed in effetti, il film è ricco di cose non dette, o dette solo parzialmente. Come il fatto che Maria da bambina è stata vittima di un abuso.

Scenario perfetto a questa favola nera, definita dallo stesso regista una parabola, è la città di Castel Volturno. Un luogo/non luogo, in cui sembra di essere in un'altra dimensione. Ed in effetti, è così. La normalità è lontana, mostrata solo da qualche ponte in lontananza percorso da macchine dirette altrove. Ma nel film, per quanto si faccia abbondante uso di simbolismi e metafore, basti solo pensare al ruolo di traghettatrice di Maria, e per quanto sia tutto così irreale, si racconta di fenomeni che a Castel Volturno ed in altri non luoghi del nostro paese si verificano realmente. Sono reali la prostituzione e lo sfruttamento, è reale il degrado, sono reali le case abbandonate e le spiagge ricoperte di spazzatura. Ed in un non luogo come questo, più che altrove, è facile perdere la speranza.

“Castel Volturno – scrive il regista - è un rifugio di peccatori, donne e uomini in fuga da fame, guerre o semplicemente da fallimenti personali. Esseri umani in cerca di un luogo dove ricominciare a vivere.”

E Il Vizio della Speranza racconta, attraverso la metafora del parto, proprio di questo: della possibilità di rinascere, di cambiare il proprio destino, di rivoluzionare la propria esistenza attraverso l'autodeterminazione e la voglia di ribellarsi, perché restare umani è da sempre la più grande delle rivoluzioni.  

Guarda il trailer

L'Autore
Giovanna Amore
Author: Giovanna Amore
Fotografa e video maker, è specializzata in cinematografia documentaristica. È nello staff comunicazione della squadra multietnica Afro-Napoli United.

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