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Guanciale: Per il Commissario Ricciardi divento napoletano

RicciardiSi respira un’aria polverosa e rarefatta, la magia che solo la ribalta del solido legno del palco di un teatro riesce a trasmettere. Anche se questa volta si va in Tv. Sarà napoletano fino al prossimo novembre l’attore italiano Lino Guanciale, che ha iniziato a girare alla fine di luglio le prime scene de “Il Commissario Ricciardi”, la nuova fiction in sei puntate con la regia di Alessandro D’Alatri, tratta dal bestseller di Maurizio de Giovanni, in onda su Rai 1 nel prossimo autunno.

Ed è sicuramente di buon auspicio che il primo ciak si sia tenuto nello storico Teatro San Carlo, ritornato d’incanto agli anni ’30, epoca in cui si svolgono le vicende del protagonista Luigi Alfredo Ricciardi, un ombroso commissario che vede i fantasmi. Guanciale non mancava poi da tanto dalla città partenopea: nell’ambito della stagione teatrale appena conclusasi aveva infatti portato in scena al teatro Bellini….

Catapultato negli anni ’30 nei panni di un commissario capace di percepire gli ultimi istanti di vita delle vittime dei casi che segue. Per di più in un periodo storico complesso e in una città come Napoli in cui l’impatto della guerra ha avuto fortissime ripercussioni. Come ha svolto il lavoro di preparazione a questo ruolo? Quali i punti di riferimento da cui ha tratto ispirazione?

Ovviamente ho iniziato leggendo tutti i romanzi della saga, che brillano per la scelta dei dettagli. Il contesto e l'elemento “ghost”, la Napoli che reagisce alla guerra, ma che si trova sull'orlo di una nuova, regalano spunti interessanti. I personaggi sono tutti molto forti, ben costruiti, anche quelli minori e questa è una cosa importante per un attore, perché significa che può contare su di un buon impianto drammaturgico. Ai testi su cui si basa la fiction ne ho affiancati altri utili per entrare nel contesto. Ho letto davvero di tutto, da racconti ambientati in alcuni specifici quartieri della città a saggi di architettura, dai testi teatrali dei “Grandi” alla storia del babbà. Molti di questi libri li ho acquistati sulle famose bancarelle di Port'Alba. Poi è arrivata la fase dell'immedesimazione. Non è stato difficile perché ho molti punti in comune con il commissario: una predisposizione alla riservatezza, il sentirmi spesso un po' un alieno rispetto al contesto in cui mi trovo, la grande razionalità.

Con l’esperienza teatrale ha vissuto dall’esterno la Napoli colta frequentatrice dei teatri. Confrontandosi invece con il testo di De Giovanni sta entrando nel tessuto sociale della città, penetrando nella sua anima più popolare. Ricciardi vive infatti fra Santa Teresa degli Scalzi, Piazza Trieste e Trento e la Questura. Come ha affrontato questo processo di “napoletanizzazione”?

Sono entrato semplicemente nella quotidianità nel personaggio, immergendomi nella brulicante vita piena di contraddizioni che anima il quadrilatero del centro storico. Ho osservato come cammina la gente, come discute. Sono da poco a Napoli per cui mi sto immergendo completamente in essa. Ed è un'esperienza bellissima, di quelle che regalano solo le grandi città del Mediterraneo. Per calarmi invece nel clima dell'epoca storica, prima di Napoli sono stato alcuni giorni a Taranto, un'altra città meravigliosa che sembra essersi fermata nel primo Novecento.

Ricciardi 1

Il tema del paranormale nel personaggio è centrale. È qualcosa che fa parte della sua vita o no? Come vi si è confrontato?

Ho già avuto modo di affrontare questo tema in alcuni lavori precedenti (si riferisce alla fiction “La Porta Rossa”, ndr.) Ci arrivo da agnostico, da persona estremamente razionale che però deve confrontarsi, come tutti, con eventi inspiegabili. Chi non ha avuto mai un déjà vu e ha sfiorato, fra il serio e il faceto, il pensiero di aver vissuto quella stessa esperienza in una vita passata? Mi succede a volte, camminando per strada, di aver l'impressione di scorgere mio Nonno, a cui ero fortemente legato e con cui ho condiviso un pezzo di vita negli anni dell'adolescenza. Mi capita di riconoscere un gesto, il suo modo di camminare o di bisbigliare nelle movenze di un estraneo e ho la sensazione che sia un messaggio destinato a me. Anche in questo sono molto simile a Ricciardi: estremamente razionale e scientifico ma allo stesso tempo convivo con una parte di me che attinge a qualcosa di irrazionale.

La televisione comunica al grande pubblico ed è un mezzo per seguirla sulle sue amate scene teatrali. Quali sono i progetti per il futuro in tal senso?

Porteremo ancora “Ragazzi di Vita” al teatro. Ma soprattutto fra i progetti futuri c'è il mio esordio alla regia con “Nozze” DI Elias Canetti. Questo “cambio di ruolo” non è stato qualcosa che ho cercato ma è semplicemente capitato, come è giusto che succeda quando i tempi sono maturi. Claudio Longhi, regista con cui ho portato in scena quest'anno “La Classe Operaia va in Paradiso” e con cui collaboro e mi confronto da anni, mette in scena “La Commedia delle Vanità”, l'opera di Canetti più importante. Da qui è nata l'idea di portare sul palcoscenico anche “Nozze”, che sotto un certo punto di vista è uno spin off de La Commedia, e la proposta di occuparmene in qualità di regista. Fra l'atro lavorerò con i ragazzi dell'Accademia di Arte Drammatica, ritornando quindi anche a confrontarmi con il ruolo di insegnante. Insomma, un progetto che mi mette alla prova in una nuova veste ma in cui poter investire il percorso fatto. Incrociamo le dita: il debutto sarà a Modena e Bologna. Spero di riuscire a portarlo anche qui a Napoli.

Ricciardi 2

L'Autore
Chiara Reale
Author: Chiara Reale
Project manager della rivista di arte contemporanea Racna Magazine, si occupa di promozione, strategia di comunicazione e management nel settore arte e cultura collaborando con l'Istituzione Internazionale Art1307, Villa di Donato, Casa Morra – Fondazione Morra e diversi artisti. Curatrice d'arte contemporanea e scrittrice compulsiva, collabora fra l'altro con il quotidiano “Roma”, come referente Arte Contemporanea. Dal 2012 collabora con la casa editrice Marchese editore, occupandosi di pubbliche relazioni, promozione e creazione di eventi culturali.

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