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Al museo con mamma e papà

museo-bambiniCosa succede quando portiamo un cucciolo d'uomo al museo? E come fare ad interessarlo e a rendere gioiosa ed utile la nostra gita fuori porta?

Artribune, la piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea nata nel 2011 ha da qualche mese aperto una nuova sezione, quella dedicata alla didattica museale, uno spazio dove raccogliere e raccontare la qualità e l’efficacia dei servizi offerti dai singoli musei.

Protagonista dell’ultima inchiesta, non senza qualche polemica, il Museo archeologico di Napoli il cui programma di visite dal titolo assai ammiccante  Ti accompagno per MANN (laddove MANN sta per Museo Archeologico Nazionale di Napoli)  interessa  le sale del Museo un sabato al mese (prossimo appuntamento il 31 gennaio) coinvolgendo i ragazzi dai 6 ai 16 anni in visite gioco, un modo per avvicinarsi al mondo antico, imparare a conoscerlo e rispettarlo. Ma se siamo dei fanatici dei vernissage e delle gallerie d’arte e non riusciamo a trattenerci dalla tentazione di portarci dietro il cucciolo di casa, vediamo come approcciare la questione, coinvolgendolo e non annoiandolo nella visita al nostro seguito, ma anzi aiutandolo nel potenziare le sue capacità cognitive, a sviluppare un adeguato senso estetico e a diversificare e moltiplicare, già così piccino, punti di vista e percezione della realtà. Come spesso accade le soluzioni, o quantomeno le politiche di indirizzo ci vengono dagli americani -e sì che loro di musei se ne intendono avendo aperto nel 1899, a Brooklyn, il primo children’s museum al mondo-.

Secondo uno studio d’oltreoceano, dunque, alla basa della riuscita di una qualunque visita in compagnia di cuccioli d’uomo c’è l’esperienza sensoriale, partendo dal presupposto che amare ed apprezzare l’arte non significa necessariamente capirla o conoscere l’artista che ha realizzato l’opera. Di seguito alcune ‘azioni tipo’ da mettere in campo:

SPIARE: scegliere un dettaglio dell’opera, dirne al bambino l’iniziale e invitarlo a trovare l’elemento da noi scelto così da stimolarne attenzione e capacità esplorativa.

RACCONTARE: inventare una storia che abbia per protagonisti i personaggi dell’opera, invitando il bambino a descriverne un ‘prima’ e un ‘dopo’ ideale.

POSARE: invitare i piccoli visitatori a riprodurre i gesti e le movenze dei personaggi che ha di fronte e vedere per quanto resistono

MEMORIZZARE: guardare assieme al bambino attentamente l’opera e dopo giocare al più classico dei ‘memory’.

REINVENTARE: come dovrebbe chiamarsi l’opera in alternativa? Cosa vorresti che facessero i suoi protagonisti?

TOCCARE: tranne che nei musei per bambini, non è mai possibile toccare un’opera d’arte, ma è possibile, invece, immaginare di toccarla per scoprire che sensazione dia al tatto.

ODORARE/MANGIARE: avrebbe un buon odore la scena che il piccolo ha di fronte? E il sapore? Lasciamo che immagini gli odori e i gusti a seconda di quanto vede di fronte a sé, o che ne senta il caldo o il freddo che ne proviene.

ASCOLTARE: se avesse un orecchio fatato, cosa il bambino potrebbe sentire? Cosa si raccontano i personaggi protagonisti dell’opera che si trova di fronte? C’è una musica?

Si tratta di una traccia, naturalmente, diversamente applicabile a seconda della tipologia di museo che ci si trova a visitare, ma la cui applicazione tutela, quel ‘diritto alla conoscenza sancito dall’ONU che insiste proprio sulla necessità di strutture per l’infanzia progettate appositamente per i bambini e quindi adeguate alle loro esigenze d’intrattenimento e di conoscenza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Sarah Galmuzzi
Author: Sarah Galmuzzi
Giornalista, mamma, grafomane, gattara, storica dell'arte, non necessariamente in quest'ordine, polemica fino alle bolle, odia le sopracciglia ad ala di gabbiano e i sottaceti, ma ama praticamente tutto il resto, soprattutto gli accessori king size. A memoria d'uomo nessuno è uscito vivo da una discussione con lei.

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