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Il QR-CODE e sicurezza alimentare, intervista al commissario dell’Istituto Zooprofilattico di Portici

voi-trasparentiLa Regione Campania di concerto con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha lanciato il “QR - CODE”. Antonio Limone, commissario dell’Istituto di Portici ci spiega in dettaglio cos’è e come funziona. 

Può spiegarci cosa è il QR code?

E’ un sistema che prevede una tracciabilità dei prodotti alimentari che verrà applicato ai articoli di aziende che sottoscrivono un protocollo di intesa con noi che realizzeremo le analisi sui loro articoli per verificarne la qualità. Applicheremo un codice quadrato bianco e nero che conterrà tutte le informazioni su quell’alimento. Basterà avvicinare lo smart phone per visualizzare una schermata con tutte le attività analitiche. L’applicazione da scaricare sul cellulare è “QR Scan”

Che tipo di analisi  e con quale frequenza vengono realizzate sugli alimenti?

Noi andiamo in azienda e valutiamo caso per caso il sistema di rischio. Non si può fare un vestito senza prendere le misure. Ad esempio per la mozzarella va verificata la presenza di diossina, mentre nei pomodori non si fa l’analisi della diossina, ma di piombo e cadmio.
Le analisi da effettuare sui diversi lotti vengono valutate in base al tipo di produzione per garantire sulla salubrità dell’intero lotto. Se abbiamo un campo di cavoli il lotto sarà il campo, e l’analisi verrà effettuata una volta sulla produzione stagionale di quel campo, ma se si tratta di mozzarella il lotto è la produzione di quel giorno e quindi l’analisi va effettuata quotidianamente. 

Tuttavia realizzare analisi frequenti rappresenta un costo per le aziende…

I costi dipendono dall’azienda e dalle sue dimensioni. Ma pesa molto di più il non venduto sul bilancio di un’azienda del costo delle analisi: è interesse dell’azienda stessa essere più trasparente per vendere di più. Inoltre l’intervento pubblico riduce molto i costi: il protocollo consente all’azienda di pagare un mero rimborso spese. L’analisi del piombo e del cadmio ad esempio costa 60/70 euro, mentre l’analisi microbiologica è molto meno costosa.

Oltre le informazioni sulla bontà dei prodotti,  si possono inserire anche gli elementi nutrizionali dell’alimento?

Certo, anche scelta è a carico dell’azienda, ma credo che quanto più le informazioni siano dettagliate più il prodotto diventi appetibile per il consumatore. Quindi l’azienda intelligente le inserirà.

Da sempre il vostro istituto realizza analisi sugli alimenti campani, si può fare un bilancio sulla loro bontà?

Posso assicurare che la Campania è una regione i cui alimenti vengono sottoposti a controlli quotidiani severi. La mozzarella ad esempio è un prodotto iper controllato. Ci sono casi di alimenti insalubri, ma non sono così frequenti.Per quanto riguarda il latte l’ultimo rilevamento di diossina riguarda un gregge di Caivano nel 2011. Mentre per quanto riguarda il piombo e il cadmio di recente abbiamo rilevato una presenza abnorme in un cavolfiore di Caivano e in un cicorino a Casal di Principe. Il corpo forestale è particolarmente attento a realizzare controlli mirati nei territori di Giugliano, Casivano e Casale dove in passato sono stati scoperti alimenti contaminati. In ogni caso il cittadino può tenersi informato sugli alimenti informandosi sul sito: http://www.orsacampania.it.

Che tipo di garanzia assicura il QR code?

La garanzia di autocontrollo pubblico è massima. Dal QR code si potrà evincere l’origine del prodotto e le sue caratteristiche. Il fatto stesso di avere il codice sulla confezione è indice di qualità e onestà che può essere appurato anche da chi non possiede lo smatphone per visualizzare le informazioni dettagliate. Perché se emergessero delle criticità nelle analisi bloccheremmo subito la produzione. Ecco che anche all’estero i nostri prodotti potranno essere valutati secondo il sillogismo: codice uguale buon prodotto.

Quante aziende hanno aderito?

In 240 hanno già hanno sottoscritto la convenzione mentre per altre 68 è in corso l’iter procedurale. Si segnalano, tra gli altri, l’ortofrutta della Piana del Sele e il mercato di Volla, il secondo mercato di ortofrutta in Italia, secondo in Europa. Abbiamo condiviso il protocollo con Confindustria così da allargare a tutte le realtà interessate. Per poi procedere alla marcatura.

AdG

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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