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Aiuta il Pianeta, bevi meno plastica

plasticaIl consumo di acqua “nella plastica” in Italia (e in particolare in Campania) è indecente. Vediamo insieme perché per la salute personale e il bene della Terra è molto meglio l’acqua del rubinetto.

Viene in mente la mitica esclamazione “Assassino”  pronunciata da Gaspare Cucinella, attore scomparso nel 2016, nel film Johnny Stecchino, a pensare a quello che ognuno di noi sta facendo al pianeta Terra, letteralmente affogandolo (e affogandoci tutti) nella plastica come è spiegato in modo incisivo e chiaro da Jeremy Irons nel bel documentario Trashed.

All’Isola di Plastica nell’Oceano Pacifico (circa 3 milioni di tonnellate di microparticelle), va aggiunta una chiazza di detriti galleggianti simile, con densità comparabili, nell'Oceano Atlantico (chiamata "North Atlantic garbage patch") e ancora, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche Ismar di Lerici annovera tra gli agglomerati artificiali anche la “Mediterranean soup”, zuppa mediterranea che in alcuni punti raggiunge una concentrazione che non ha pari in altre zone della Terra: 1,25 milioni di frammenti di plastica per chilometro quadrato contro i 335 mila del Pacifico. La distribuzione delle microplastiche non è omogena e l’area peggiore è risultata essere tra la Corsica e la Toscana con 10 chilogrammi di microplastiche per chilometro quadrato. I punti migliori invece sono a nord-est della Puglia e al largo delle coste occidentali della Sicilia e della Sardegna con 2 chili di microplastiche per chilometro quadrato. Questi disastrosi agglomerati si formano a causa delle correnti e del fatto che la plastica non è biodegradabile e permane per tempi lunghissimi nell’ambiente. La degradazione ad opera della luce del Sole, scompone i frammenti plastici in sottili filamenti che non sono metabolizzabili dagli organismi ed entrano nella catena alimentare degli organismi marini non essendo distinguibili dal plancton, oltre al fatto che le alte concentrazioni di PCB sono molto tossici e probabilmente cancerogeni.

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Il riciclo imparziale 

Nonostante tutto questo la plastica continua ad essere prodotta e anche se molte bottiglie di plastica sono ormai riciclabili, secondo la rivista Science Advances, il riciclo avviene una volta sola per ciascuna bottiglia. Solo l'1% di tutta la plastica mondiale viene riciclata più di una volta. Ciò vuol dire che la stragrande maggioranza finisce nell'immondizia, e spesso nei mari, o nell'ambiente, creando i danni che ormai dovremmo conoscere bene. L’Europa parla di riciclo totale entro il 2030 i paesi, continuano a produrre imperterriti recipienti, contenitori e bottiglie in plastica. E noi, consumatori, ad acquistarli.

Il consumismo della Plastica

In particolare gli italiani, se esistesse una suprema corte dell’Ambiente, sarebbero condannati all’ergastolo con lavori per l’eternità per un consumo doppiamente colpevole perché superfluo: quello dell’acqua in bottiglia. Si, esatto. Perché del bene essenziale per la vita si fa commercio indebito e l’Italia nel Mondo è seconda solo al Messico per consumo pro capite di acqua imbottigliata, dunque primo paese in Europa. Nonostante le acque del rubinetto nostrane abbiano dei parametri più che buoni, gli italiani “brava gente” contribuiscono ogni anno all’allargamento delle isole di plastica negli oceani per di più a discapito della loro salute.

Ma partiamo dai Dati di fatto. Il Dossier di Legambiente e Altreconomia: “Acque in bottiglia. Un’anomalia tutta italiana” svela un giro d’affari stimato di 10 miliardi di euro, con guadagni enormi per le aziende imbottigliatrici che continuano a pagare canoni concessionari irrisori: circa 1 millesimo di euro al litro, 250 volte meno del prezzo medio che i cittadini pagano per una bottiglia. In Italia ci sono oltre 260 marchi distribuiti in circa 140 stabilimenti che imbottigliano gli oltre 14 miliardi di litri necessari per garantire l’esorbitante consumo pro-capite nostrano (206 litri annui), che fanno dell’Italia il primo Paese in Europa e il secondo nel mondo (dietro solo al Messico) per consumo di acqua imbottigliata, stando a i dati forniti da Censis. E alla faccia della crisi, il 61,8 per cento delle famiglie spende 234 euro all’anno per l’acquisto delle bottiglie. Con 1.847.430.000 litri di acqua imbottigliata nel 2017, la Campania è la terza Regione italiana e la prima del Sud Italia per numero di litri di acqua di “plastica”.  In Italia, in base ai dati elaborati da Legambiente, il 90-95% delle acque viene imbottigliato in contenitori di plastica e il 5-10% in contenitori in vetro: in pratica ogni anno vengono utilizzate tra i 7 e gli 8 miliardi di bottiglie di plastica. Numeri impressionanti anche rispetto agli impatti ambientali: più del 90% delle plastiche prodotte derivano da materie prime fossili vergini (il 6% del consumo globale di petrolio) e l’80% dell’acqua imbottigliata in Italia viene trasportata su gomma (un autotreno immette nell’ambiente anche 1300 kg di CO2ogni 1000 km). Per questo le bottiglie di plastica rappresentano uno dei nodi centrali anche nella recente Plastic Strategy europea, presentata a fine 2017, che si pone l’obiettivo di ridurre i consumi di bottiglie e di fermarne la dispersione nell’ambiente, a partire da quello marino-costiero. Dall’indagine Beach Litter condotta da Legambiente lo scorso anno emerge che oltre l’80% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge italiane tra il 2014 e il 2017 sono oggetti in plastica e che bottiglie e tappi ne rappresentano il 18%: in pratica l’equivalente di oltre 15mila bottiglie. Senza calcolare che i rifiuti visibili sono stimati in una percentuale di circa il 15% rispetto a quelli in realtà sommersi e presenti sui nostri fondali.

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Effetti nocivi della Plastica in bottiglia

In pochi consumisti che, come diremmo a Napoli, si frusciano e fanno gli snob ad acquistare l’acqua di marca, sanno però che la plastica, o più esattamente il PET, PoliEtilene Tereftalato, ovvero la resina plastica più comune per la preparazione delle bottiglie, è un materiale attivo e sotto la luce del sole, con l’aumento delle temperature, con l’utilizzo e il riutilizzo, il congelamento, il trasporto, l’età del materiale plastico, il tempo di conservazione, il PET rilascia composti chimici (antimonio, cadmio, diverse aldeidi, propanolo, gliossale, acetone, acido tereftalico, acido isoftalico e l’etilen glicole) nell’acqua. In fondo, se non ci fossero rischi perché sulle confezioni di acqua ci sarebbe scritto: “conservare al riparo dalla luce, in luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di calore”? Sono accortezze che però non possono essere rispettate proprio a causa della distribuzione: le casse di acqua sono stoccate in container, trasportate in tir e infine esposte alla luce e al sole nei negozi.  

Uno dei rapporti più completi sulla migrazione delle sostanze dalla plastica all’acqua in bottigliata è stato condotto in California dal Dipartimento di Controllo delle Sostanze Tossiche in collaborazione con il Dipartimento di Recupero e Riciclo delle Risorse e il Lawrence National Laboratory (CalRecycle, Maddalena et al 2013).

Uno studio recente commissionato dai giornalisti di Orb Media, agli scienziati della State University of New York a Fredonia ha analizzato 259 bottiglie di 11 marche differenti, provenienti da 19 località disseminate in 9 paesi diversi e ha portato alla scoperta di una media di 325 particelle di plastica per ogni litro d’acqua venduto. I ricercatori che hanno usato il colorante rosso Nilo per fluidificare le particelle nell’acqua (il colorante tende ad aderire alla superficie della plastica ma non alla maggior parte dei materiali naturali) hanno dichiarato di aver trovato circa “il doppio delle particelle di plastica nelle bottiglie d'acqua rispetto a un precedente studio effettuato sull'acqua di rubinetto”. Cheryl Watson, biochimica dell'Università del Texas che ha studiato i danni delle particelle nel corpo umano sottolinea che se queste sostanze vengono ingerite dal corpo umano influiscono sul sistema endocrino, causando malattie croniche come asma, diabete o cancro. Per le donne incinte, il rischio è di avere un feto con un sistema nervoso o immunitario danneggiati poiché gli agenti chimici della plastica "imitano" gli ormoni femminili, creando problemi nei primi stadi della gravidanza, come la fecondazione e l'annidamento delle cellule fecondate.

Per tutti questi motivi è stata lanciata la campagna BEVI MENO PLASTICA che nasce con lo scopo di ridurre il consumo dell’acqua in bottiglia per evitare la esposizione continua e graduale ed eventuali effetti additivi dei contaminanti della plastica, soprattutto nei più piccoli. Diceva un noto ritornello: “Prevenire é meglio che curare”. Quindi: “Bevi Meno Plastica per un futuro migliore”.

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Lo Stato dell’acqua del rubinetto 

Bere meno plastica è necessario per volersi più bene e per volere più bene alla Natura, ma è anche salutare. Infatti è sempre detto che quello che c’è nella bottiglia sia meglio di quello che esce dal rubinetto, anzi.  Ad esempio le etichette non sono così trasparenti e se non è permesso all’acqua potabile di avere più di 10 microgrammi per litro di arsenico, nelle acque minerali possono essere contenuti fino a 40/50 microgrammi per litro senza l’obbligo di dichiararlo. Lo stesso vale per altre sostanze. Invece lo stato dell’acqua (costantemente monitorata) dell’acquedotto italiano è infatti quasi ovunque più che buona. “I controlli sull’acqua che arriva nelle nostre case sono molto accurati e frequenti (a Roma ad esempio vengono eseguiti circa 250mila controlli all’anno) spiega Andrea Minutolo, coordinatore scientifico di Legambiente e curatore del rapporto sull’acqua -. e la normativa è in continuo aggiornamento, a livello europeo, con la discussione iniziata nel 1 febbraio scorso della nuova direttiva sulle acque potabili, il cui obiettivo è proprio quello di incrementare l’utilizzo di acqua di rubinetto e ridurre l’eccessivo consumo di bottiglie di plastica, e nazionale, dove si sta sperimentando lo strumento dei Water Safety Plan”. Prendiamo ad esempio l’ABC di Napoli. Quando chiedi ai napoletani (che diciamolo sono un po’ tanto capatosta) perché comprano l’acqua in bottiglia diranno che l’acqua del rubinetto non è buona oppure è piena di calcare. Sul gusto nulla da dire, se non che è un fatto di abitudine, ma sui parametri di bontà dell’acqua non si può parlare su ciò che non si conosce, soprattutto a vanvera, quando oggi l’informazione è accessibile a tutti on line. Le acque del nostro acquedotto vengono monitorate mensilmente dall’azienda pubblica che fornisce le tabelle, quartiere per quartiere, con tutti i dati delle acque che rientrano pienamente nei parametri di legge. Per scoprire la qualità dell’acqua che bevi ogni giorno basta un click.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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