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Mangiamo camorra?

Lorenzo-DianaLorenzo Diana, presidente del Centro Agro Alimentare di Napoli, ci spiega perché il buon cibo è quello su cui la mafia non mette le mani. Dalla sua nomina al CAAN tanto è stato fatto e tanto c’è da fare.

L’onorevole Lorenzo Diana insieme alla prefettura ha estromesso dal Mercato Agro Alimentare di Napoli tutte le aziende fornitrici di servizi contigue alla camorra con un risparmio economico di 2/3 della spesa, ha brevettato insieme all’Istituto Zooprofilattico il QR-Code e si sta battendo per l’introduzione dell’obbligo del codice a barre sui prodotti a livello nazionale.

Quanto è presente la mafia nel settore della distribuzione agricola in Italia?

E’ presente nel ciclo della filiera agroalimentare in modo notevole e si capisce anche perché: l’umanità non potrà mai fare a meno del settore agroalimentare, ed ecco che le mafie cercano da sempre di controllarlo a partire dalla presenza nei mercati ortofrutticoli. Si tratta di un fenomeno non soltanto italiano, ma mondiale: quasi tutte le merci deperibili nei traffici commerciali sono soggette alla presenza della mafia perché possono ricevere una strozzatura commerciale facile. Perfino in Canada, il commercio del  latte risente della presenza della mafia.

In Campania qual è l’incidenza della camorra nella filiera agroalimentare?

Abbastanza alta, basti pensare all’ultima inchiesta della procura antimafia di Napoli che ha portato alla luce la divisione dei due settori del mercato ortofrutticolo, tra il clan dei Casalesi che controllavano i trasporti e i Corleonesi, con il fratello di Riina, che controllavano la fornitura di prodotti ortofrutticoli ai mercati. Abbiamo una presenza anche intorno ad attività di trasformazione, le stesse che hanno beneficiato di premi da parte della Comunità Europea e dello Stato.

Con l’esplosione della fobia del cibo proveniente dalla terra dei Fuochi, quali strategie si stanno mettendo in atto per garantire la sicurezza del mercato e dei cittadini?

L’intervento è duplice: da un lato bisogna estromettere la presenza della camorra dalla filiera, dall’altra bisogna garantire la tracciabilità dei prodotti.
Già due anni fa, in accordo con il prefetto di Napoli, abbiamo chiesto di fare la radiografia delle imprese che operavano nel CAAN e abbiamo allontanato quasi tutte le ditte fornitrici di servizi poiché la maggioranza risultò essere contigua alla camorra. Abbiamo poi riaffidato i servizi a ditte pulite e oggi per le stesse mansioni paghiamo un terzo di prima. 
Mentre sul fronte della garanzia della sicurezza e della bontà dei cibi, ci stiamo attivando per introdurre un codice a barre per le merci in ingresso nel mercato ortofrutticolo. Oggi avviene questo nella grande distribuzione, nella rete commerciale, ma non nei mercati all’ingrosso. Inoltre, insieme all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno abbiamo ideato un QR-Code che permetta agli acquirenti di avere sotto controllo l’origine del prodotto e gli esami realizzati su di esso. Al CAAN stiamo già effettuando alcuni esami scientifici sui prodotti che entrano insieme allo stesso Istituto e alle due facoltà Universitarie di Agraria e Veterinaria, così che i consumatori abbiano una sicurezza non solo a monte ma anche a valle.

Che parte deve fare lo Stato?

Stiamo chiedendo allo Stato di estendere l’informativa antimafia anche alle ditte che operano nell’agroalimentare. Inoltre basterebbe un decreto ministeriale per introdurre l’obbligo del codice a barre per tutte le merci agricole italiane, così da combattere il nero e l’evasione fiscale e permettere di tracciare il circuito delle merci.

Come valorizzare invece la qualità dei prodotti campani?

La Campania può vantare le migliori produzioni alimentari del mondo e queste potranno essere valorizzate all’Expo di Milano, ad esempio. Ma anche nella stessa Napoli: c’è in cantiere il progetto di aprire 24 ore su 24 lo storico mercato di via Marina, dedicando una parte alla vendita al dettaglio, sia di prodotti agro alimentari che ittici, e creando punti di ristorazione, come nelle maggiori capitali europee. C’è tanto da fare, ma credo che dobbiamo cogliere l’occasione della crisi della terra dei Fuochi per farne un’opportunità di rilancio della sicurezza alimentare in Campania e in tutta Italia.

Alessandra del Giudice

Lorenzo Diana: Nasce a San Cipriano d'Aversa il 20 settembre 1950. Da sempre impegnato in ambito politico svolge la professione di insegnate di storia e filosofia finché diventa Consigliere Comunale del comune di San Cipriano d'Aversa prima, poi Consigliere Provinciale di Caserta. Alle elezioni del 1996 viene eletto al Senato della Repubblica, ricoprendo la carica di segretario della Commissione parlamentare antimafia. Nel 2001, viene eletto nuovamente alla Camera dei Deputati, con l'Ulivo, presso il collegio Campania 2. Nel 2006 assume la carica di Responsabile Nazionale DS per la lotta alle mafie. Membro di diverse associazioni coinvolte nelle lotte alle mafie e antiracket, è membro della Direzione della Fondazione Caponnetto. Il suo continuo impegno nella lotta alle mafie gli vale diversi premi e riconoscimenti tra cui, Premio Borsellino 2008. Considerato come uno dei maggiori esponenti della lotte alle mafie, ha subito diverse minacce dal Clan dei Casalesi, che progettò di ucciderlo agli inizi degli anni 90. Dal 1994 è costretto a vivere sotto scorta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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