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Il dolcissimo strazio del Cenone di Natale

cenoneSono poche le occasioni dove le famiglie si riuniscono attorno ad un tavolo per condividere un pasto, uno degli appuntamenti immancabili dell’anno è il cenone di Natale. Il menù, le usanze e tradizioni possono cambiare ma c’è una cosa che ci accomuna tutti : stare insieme. In questo periodo dell’anno è un po’ come se il ferro nel nostro sangue funzionasse da magnete e ci spingesse a stringerci su tavoli mai abbastanza grandi e a mangiare porzioni spropositate di portate interminabili.

Per una sera l’anno ci riuniamo portando al tavolo ognuno il nostro mondo e pronti a scoprire ed entrare nelle vite dei nostri parenti. Come un albero che da un tronco solido si spinge in tutte le direzioni, in preda al caso, al fato o a qualunque altra forza. Riscopriamo tutti i ricordi d’infanzia, ci ricordiamo dell’ansia di alcuni e dell’irascibilità di altri, ma anche della dolcezza e dell’attenzione alla famiglia, del coraggio e di tutte le cose che significano casa. Ma soprattutto ci riconosciamo in una nube d’appartenenza irrazionale che ci spinge a volerci bene o quantomeno, a fare del nostro meglio per non esternare i nostri veri sentimenti. Questo però, solo fino a che il tasso alcolico ela buona tavola non diano il coraggio ad una di togliersi un sassolino dalla scarpa o ancora ad un altro di intavolare complesse discussioni politiche per trasformare un salviniano in un comunista delle prime ore, ovviamente in entrambi i casi risultando in una caciara fermata solo da urli squarcianti e, per sdrammatizzare, qualche battuta dello zio ‘divertente’.

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L’aria frizzante, quasi la stessa che si percepisce prima di un fenomeno naturale, inizia dalla mattina. Gli addetti a cucinare sono svegli dall’alba per portare a termine le ultime cose, fare telefonate che oscillano tra il panico e l’impazienza a parenti vari per chiedere di comprare una cosa o magari di non dimenticarne un’altra “Perché non posso fare sempre tutto io”. Per tutti gli altri invece la giornata passa in chilometri di carta da regalo, bella ed effimera,nastrini e lustrini e scotch per impacchettare la valanga di regali sistemati a casaccio sotto l’albero. I più piccoli passeranno le ore che precedono la mezzanotte a tastare, soppesare e sbirciare i pacchetti, mescolandoli e cercando di svelarne il segreto, impazientidell’attimo in cui tutto sarà rivelato. Da piccola non sapevo ancora ma era quello il momento migliore della serata, l’attesa, la dolce lunga straziante attesa del tempo, degli adulti, del bambino Gesù e dei dolci.

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Il cenone di Natale non è una semplice cena, infatti, ci si aspetta di arrivare in tardo pomeriggio non poco prima dell’orario canonico del pasto. Quasi come se i preparativi fossero parte integrante della magia. Come se impregnarci di fritto e di cibo ci desse per una sera lo stesso odore, ci rimettesse insieme sotto una stessa insegna.  I piatti di antipasti aspettano di essere mangiati, sistemati in bella vista sul tavolo con la tovaglia rossa, bianca o verde. Il gioco è di riuscire a sottrarre una bruschetta, una zeppolella o magari anche un’alice salata dall’insalata di rinforzo senza farsi scoprire.

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I cugini grandi insegnano ai piccoli tutti i trucchi, dai momenti di disattenzione degli adulti al miglior modo di sistemare le zeppole nel piatto di portata per mascherare la mancanza di qualche pezzo. Le mamme, i papà, i nonni, gli zii, i familiari acquisiti e gli amici aspettano religiosamente il via alle danze, affamati come non mai. I puristi avranno digiunato tutto il giorno.  Gli antipasti sono sempre troppi ed ogni anno ci si ripropone di mangiare di tutto un po’ però poi, ogni anno, si casca nella stesso squisito errore. Poi le portate si susseguono con una cadenza lenta ma costante. “Si deve fare mezzanotte”.

Ma poi ogni anno quando la mezzanotte arriva stiamo ancora friggendo il capitone.

La montagna di regali si appresta a essere aperta e il bambinello ad andare nella sua stalla, a cinque minuti dalla mezzanotte l’attenzione di tutti si sposta sull’orologio. I piccoli,, spesso assopiti su un divano o un letto improvvisato, vengono svegliati e portati sotto l’albero. Una meravigliosa bolgia di carte, sorrisi, abbracci. Ci si regala mutande e libri, collanine e vestiti ma quello che conta è l’abbraccio, il pensiero, il ricordo.

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I padroni di casa aiutati da qualche familiare ancora arzillo raccolgono carte tra ingiunzioni al “fare attenzione a cosa butti che c’è confusione” e i cani e gatti si rintanano nel posto più remoto della casa per avere pace. Le voci si confondono in un ringraziare e augurare il meglio, dove Natale non è solo un giorno nel calendario religioso ma diventa il simbolo dello stare insieme. Tutti i diverbi su passati rancori si appiattiscono e l’affetto trascina tutti in un attimo di calma. Escono i dolci e la frutta secca. I piccoli si riaddormentano e i meno piccoli cacciano liquori mercante in fiera e tombola. L’alba che si avvicina ci spinge a uno a uno a tornare a casa con il cuore più caldo, con un po’ di mal di testa e con la pancia un poco più piena.

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Il cenone di Natale è faticoso, impegnativo, stressante e meravigliosamente unico.

L'Autore
Eva de Prosperis
Author: Eva de Prosperis
giornalista e scrittrice, ha lavorato come reporter dai Balcani e da Parigi

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