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Dopotutto, domani è un altro giorno

via-col-ventoPerchè Rossella è sublime, come negarlo, ma anche questi dolcini non scherzano. Li chiamano ‘via col vento’ ma dubito per la loro leggerezza.

Credo piuttosto che si chiamino così perché una volta usciti dal forno scompaiono manco fosse passato l’uragano Katrina. Pur essendo una delizia squisitamente napoletana, li ho conosciuti relativamente tardi: avevo la pancia grossa come un cocomero e quel sadico del panettiere me li sventolava sotto il naso, fragranti e odorosi. Incurante delle indicazioni del ginecologo ne mangiavo quei 12- 13 quintali al giorno. Poi mi sono decisa a imparare a farmeli da me, e con felicità indescrivibile ho trovato questa ricetta che non solo è facile facile, ma sforna dei via col vento tanto gustosi che se lo sa il panettiere, deve solo chiudere l’esercizio. Vediamo come procedere: in un bollilatte mettere l’acqua, il burro tagliato a pezzetti e un pizzico di sale. Quando il burro sarà sciolto e l’ebollizione prossima, togliere dal fuoco e aggiungere tutto in un botto la farina. Utilizzare la frusta (manuale, eh) per amalgamare l’impasto fino a che non forma una palla, e lasciare raffreddare. Quando il composto sarà tiepido aggiungere le uova, una per volta. Dice che è fondamentale non mettere un uovo fino a che il precedente non è stato assorbito: personalmente non conosco il fondamento scientifico di questa affermazione, ma faccio atto di fede e bovinamente eseguo. Ottenuto il nostro impasto liscio e compatto non resta che procedere alla realizzazione delle ciambelline. Sac a poche? Siringa? Io di solito prendo un sacchetto di quelli per i surgelati e ne taglio un angolino (ma piccolo): viene benissimo lo stesso. Rivestita la teglia con la carta da forno, proviamo a realizzare i piccoli tarallucci: i primi verranno veramente brutti, ellittici, storti, enormi o in versione micro, senza buco. Ma al terzo-quarto tentativo si viene pervasi da una specie di scienza della ciambella e vengono tutti più o meno regolari. Terminata l’erculea fatica, spargere granelli di zucchero un po’ ovunque sulla teglia e infornare a 180° per una ventina di minuti, avendo cura, a metà cottura, di girare la teglia che sennò mezzi vengono croccanti e mezzi mosci. Una volta sfornati vanno cosparsi di zucchero al velo e mangiati con le papille predisposte alla felicità che arriva, scioglievole, dopo qualche secondo. Credo sia per questo che mia figlia è venuta fuori così bella.

Ingredienti

  • 250 ml di acqua
  • 150 gr di farina
  • 100 gr di burro
  • un pizzico di sale
  • 4 uova grandi
  • zucchero in granella q.b.
  • zucchero a velo q.b.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Sarah Galmuzzi
Author: Sarah Galmuzzi
Giornalista, mamma, grafomane, gattara, storica dell'arte, non necessariamente in quest'ordine, polemica fino alle bolle, odia le sopracciglia ad ala di gabbiano e i sottaceti, ma ama praticamente tutto il resto, soprattutto gli accessori king size. A memoria d'uomo nessuno è uscito vivo da una discussione con lei.

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