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E tu che fai? IO CI STO

io-ci-sto-2Nasce il 21 luglio nel cuore del Vomero la prima libreria ad azionariato popolare. Oltre 200 i cittadini napoletani che hanno contribuito alla nascita di un progetto culturale unico al mondo.

“Ma perché una libreria non ce la facciamo noi?”. Nasce così IO CI STO, e nasce il 13 maggio 2014 quando Ciro Sabatino, passeggiando per via Luca Giordano si imbatte nei lavori di dismissione di Fnac, la storica libreria napoletana che ha chiuso i battenti per lasciare il posto ad un colosso dell’elettronica. E quella del marchio francese è solo una delle 27 librerie che negli ultimi 10 anni la nostra città ha visto chiudere. Tanti, troppi, i librai che sono stati costretti a lasciare il posto a supermercati, compro oro, negozi di telefonia, sportelli bancari, un impoverimento culturale senza precedenti che ha scatenato la rabbia, e fomentato gli animi di centinaia di cittadini napoletani che in poche ore hanno preso sul serio quel post scritto da Ciro Sabatino su facebook, dicendosi pronti a  collaborare, diventare azionisti della nascenda libreria, decisi a contribuire all’operazione ognuno per le proprie competenze. In tempi record, meno di due mesi, si è così costituita un’associazione (l’8 luglio la firma davanti al notaio che ne legittima l’esistenza) ed è stata anche trovata una sede nel bel mezzo dell’isola pedonale vomerese, tra via Luca Giordano e via Scarlatti: 300 mq che il prossimo 21 luglio saranno aperti ai napoletani desiderosi di tornare a respirare un po’ di cultura in città. L’attività di IO CI STO è ancora tutta da definire: “La cosa ci è letteralmente esplosa in mano –spiega Ciro Sabatino che da ieri è ufficialmente il presidente dell’associazione- ma abbiamo le idee chiare soprattutto su quello che non vogliamo che diventi la nostra libreria: non una passerella, non una vetrina per politici, ma un luogo aperto soprattutto ai piccoli editori, agli scrittori emergenti che verranno da noi non per presentare i loro libri, bensì per raccontarceli, siamo per il recupero dell’ascolto”. Questa forma di azionariato popolare senza precedenti (per tempi, consensi e risultati) non ha lasciato indifferenti neanche gli storici librai napoletani: da Diego Guida a Giovanni Loffredo tutti hanno risposto al richiamo di Ciro Sabatino, al richiamo della cultura e della speranza, in un tam tam di incredulità ed ottimismo. E tutto questo proprio mentre dall’altro capo della città, in via Port’Alba, si consuma l’ennesimo, scempio a danno della cultura e della tradizione popolare: le storiche bancarelle di libri usati sono state rimosse in seguito a un blitz dei vigili urbani con l’accusa di occupazione abusiva del suolo pubblico. La città tutta si è indignata, sui social network spuntano come funghi pagine a sostegno degli storici librai e change.org ha lanciato una petizione per chiedere che venga loro concesso l’usufrutto a titolo gratuito del suolo pubblico di Port’Alba.  “E’ impossibile raccontare cosa quelle bancarelle rappresentino per la città –continua Sabatino- fanno parte del suo immaginario collettivo, sarebbe come togliere i presepi da San Gregorio Armeno. E’ incredibile che si sia pensato di fare un’operazione del genere, non si può passare un colpo si spugna sulla storia della città, ritengo che soprattutto al centro storico sia necessario lasciare molto spazio agli operatori commerciali (bar, negozi, librerie) sono loro che ne movimentano la vita, il passeggio, il paesaggio.” In attesa che la vicenda di Port’Alba trovi una soluzione, nel cuore del Vomero fervono i preparativi: tutti in strada il 21 luglio, per riappropriarsi della gioia di sfogliare, incontrarsi, confrontarsi, emozionarsi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Sarah Galmuzzi
Author: Sarah Galmuzzi
Giornalista, mamma, grafomane, gattara, storica dell'arte, non necessariamente in quest'ordine, polemica fino alle bolle, odia le sopracciglia ad ala di gabbiano e i sottaceti, ma ama praticamente tutto il resto, soprattutto gli accessori king size. A memoria d'uomo nessuno è uscito vivo da una discussione con lei.

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