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Le nuove (avvincenti) avventure di Capitan Capitone e la società 2.0

capitanArrivano Le Nuove Avventure di Capitan Capitone di Daniele Sepe, in un disco autoprodotto pieno dell’amore per la musica dell'artista napoletano e di quello di oltre 100 musicisti tra cui i bambini di due cori.

 Il disco esce a San Valentino ma in verità sarebbe dovuto uscire già su Spotify, ma è stato bloccato da un particolare “scabroso” della bellissima copertina disegnata dal flautista Alessandro de Carolis (che collabora al progetto musicale), una sirena “niente poco di meno che” con il seno al vento. Così abbiamo sentito proprio lui, il grande sassofonista e compositore Daniele Sepe, condottiero di tante traversate musicali realizzate con artisti di tutto il mondo, che ci racconta del suo nuovo progetto e della buffa quanto assurda censura, specchio di una Società 2.0 dove le macchine la fanno da padroni e le persone sono un po’ manichini. 

Come mai la copertina del disco è stata censurata?

Ecco, ho appena ricevuto un’altra mail di diniego.  Sono piattaforme come Itunes e Spotify che, attraverso un algoritmo, hanno censurato l’immagine della sirena. Eppure basta accendere la tv e Sanremo e le scollature e le trasparenze sono all’ordine del giorno, altro che la mia povera sirenetta. La colpa della censura è delle macchine, ma dietro di esse ci sono le menti. A me, che ero adolescente negli anni ’70  durante l’esplosione della libertà sessuale, sembra che siamo tornati alle stelline nere messe sui manifesti dei film di Bertolucci. Ho deciso che farò una striscia nera sul seno incriminato così che sia evidente quanto questa storia è ridicola.

La ciurma di questo terzo viaggio musicale di Capitan Capitone si è ancora allargata e il disco è  complesso e vario sia a livelli di contenuti che di sonorità.

Il progetto Capitan Capitone mi diverte assai perché è l’occasione per fare un disco con tutti i musicisti che conosco di ogni estrazione e ogni levatura artistica, dall’amico che non suona per professione a Stefano Bollani, Mimì Caravano, Fabio Celenza, Edoardo Catemario. Dei tre dischi questo è più ampio, più internazionale. Mi sono arrivati i contributi che hanno reso possibile una tale varietà di suoni da Amsterdam a Buenos Aires. Anche io sono sentito più libero per raccontare cose complesse attraverso una musicalità che va dalla tradizione al trap: direi che questo è anche più zappiano degli altri. Il gommone lo vogliamo portare fuori dal golfo Napoli.

Cosa è il mare per te?

Il mare è la forma lenitiva di tutte le amarezze della vita, come la musica. E’ la ragione per cui sono rimasto a Napoli. Per me la fama, il successo non sono importanti quanto una giornata a mare. Anche stamattina ero in gommone a Miseno. Il mare, come la montagna, è un elemento della natura da trattare con riguardo e attenzione, una dimensione che noi, abituati al divano di casa o alla sedia fuori da Peppe Spritz abbiamo perso come racconto in “Il corpo morto”.

Ma c’è anche un mare tragico dei migranti. Quello delle migrazioni è un tema a te caro che riprendi in “Sei tu il mio vero amore”.

Il mare è simbolo della migrazione: lascia indietro tante vite, ma è anche la speranza per tutti quelli che ce l’hanno fatta. “Sei tu il mio vero amore” è un brano a cui tengo molto scritto negli anni ’70 dal cantautore portoghese Vitorino, che veniva da una delle regioni più povere e di emigrazione del Portogallo, l’Alentejo. Già in Anime Candide avevo riproposto Menina sta a janela, ma questa volta ho tradotto liberamente il testo originale della canzone in un brano che parla di migrazione e di lavoro.

Sia in “Sei tu il mio vero amore” che in “Cazzimao” c’è un coro di bambini, come mai questa scelta?

Quando ho fatto il primo disco di Capita Capitone, nei live mi trovavo in prima fila una “chiorma” di bambini vestiti da pirati che volevano conoscere il Capitano; per questo molti brani di questo album sono stati realizzati per loro, e cosa più importante, con loro. Hanno partecipato i bambini della Scalzabanda e quelli del coro dell’Istituto Benedetto Croce di Pescasseroli e poi c’è Marta una bravissima cantante di 7 anni coinvolta anche nella favoletta  per bambini scritta e cantato da Bollani con la compagna, Valentina Cenni, “Dino pesciolino fino”. Quando ho iniziato a registrare con i bambini mi sono commosso e li ho sentiti tutti “figli a me”. Spero che si commuovano anche gli altri. 

Chi è il pesce Cazzimao?

Di Cazzimao ce ne stanno veramente troppi, da Benetton, a Marchionne, molti politici sono Cazzimmao.  Siamo in un’epoca volatile senza profondità, anche per la scarsa attenzione e cura per la musica, il cinema, la letteratura. E’ anche molto difficile trovare buoni amici che non ti pugnalino alle spalle per convenienza. Oggi sarebbe impossibile fare la rivoluzione come Che Guevara perché i compagni ti potrebbero vendere in mezzo alle montagne. (https://www.youtube.com/watch?v=PeSnpu3790s)

Capitan Capitone 1

Sembra difficile anche credere nell’Amore, oggi, come è chiaro nell’amarissima “Romeo e Giulietta 2.0”

Basta farsi un giro su facebook o Instagram. Da un lato il web è uno sfogatoio e un modo di lavarsi la coscienza perché la gente è convinta che mettendo una foto di Greta o firmando una petizione abbia fatto attività politica, dall’altro è una vetrina di persone che investono il loro tempo nell’apparire ciò che non sono, per collezionare tanti incontri superficiali. Spesso mi capita di parlare con trentenni che mi raccontano che anche quando stanno benissimo in coppia sentono poi il bisogno di provare qualcos’altro. I social hanno cambiato i rapporti e le relazioni, sono convinto che nell’epoca del capitalismo siano organizzati a tavolino perché è molto più conveniente avere una società di single che hanno più possibilità di spendere per beni superflui che una società in cui il fulcro è la famiglia dove si spende per l’essenziale e non per beni usa e getta. In ogni caso noto un grande disagio generale, non mi sembra che ci sia la felicità.

Sia nei contenuti che nelle sonorità hai una grande attenzione e cura per il recupero della tradizione popolare, come accade in “Marenare”.

“Marenare” è la mia libera traduzione di una antica canzone francese di pirati, Le grand Courier. Il testo è stato scritto di getto al largo di Procida. La sorpresa per me è stata quando un vecchio pescatore mi ha raccontato che loro usano contro la coda di zefiro, la tromba d’acqua marina, una preghiera recitata a pantaloni abbassati. Non lo sapevo quando ho scritto il testo. Magia del mare. Un’ altra cosa che mi interessava era raccontare certe storie della mia terra davvero poco conosciute e quasi incredibili, come quella del generale Avitabile o del trombettiere del settimo cavalleggeri. “Abu Tabela” è dedicata al generale di Agerola Paolo Avitabile dei primi anni dell’800, tenente dell’esercito di Murat ha una storia rocambolesca fatta di battaglie e vittorie come quella in Afganistan e di tante relazioni sentimentali, ma tornato nella sua terra a 60 anni fu avvelenato dalla compagna ventenne. Non lo ha ucciso la vita, lo ha ucciso l’amore.

Zingari realizzata con gli ‘O rom e Marcello Coleman racconta gli “ultimi” della società in modo inedito.

Negli ultimi trent’anni ci siamo appassionati e siamo stati influenzati culturalmente dai film di Kusturica e dalla musica di Bregovic eppure la gente ha continuato a cacciare gli zingari. Ecco che la canzone nasce come una specie di Black man di Stevie Wonder, lo ricordate che parlava dei grandi uomini di origine africana del passato? Quanti sanno che Elivis Presley o Rita Haiworth erano rom? E’ quindi un esercizio di memoria, omaggio a un popolo senza esercito. (https://www.youtube.com/watch?v=1m-oAzWjtDs) 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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