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La Sirena e la Dea

napoli atalanta 2020Diciamoci la verità: ci voleva proprio. Per riprenderci dalle tristi vicende non calcistiche delle ultime due settimane, tra ASL, tribunali, avvocati, Lega, sconfitte a tavolino, ricorsi e – soprattutto – pusillanimità bianconere. Per vedere un po’ meglio questo Napoli nuovo, senza Milik (fuori rosa con disonore) e Callejon (addio con onore).

Per metterlo alla prova con una delle squadre migliori del campionato italiano, ma no, che dico, d’Europa. Per fare pace con una cosa che sembrava un angolo di normalità, il calcio, e tale non si è rivelata. Per entusiasmarci per qualcosa, in questo 2020 in cui tutto sembra andare storto e anche uscire di casa, andare a scuola, al lavoro, prendere un treno o mangiare una pizza con gli amici ha il sapore di un’impresa titanica.

E quindi ci voleva proprio, anche se mai avrei sperato in una tale cura di autostima e ottimismo. Ma parliamo di pallone, dunque.

Il Napoli del primo tempo è una squadra semplicemente stellare. Gattuso schiera una formazione con schema 4-2-3-1 con Osimhen punta e Politano, Mertens e Lozano alle sue spalle e con il debutto di Bakayoko davanti alla difesa, assieme a Fabian Ruiz. E questa squadra si rivela non una squadra, ma una specie di tsunami telecomandato, implacabile, chirurgico.

Veloci, feroci, gli azzurri impediscono all’Atalanta di impostare il gioco e le impongono il lockdown nella loro metà campo. Non si può neanche dire che i bergamaschi giochino male: di fatto, sono impossibilitati a giocare, se non un imbastendo un pietoso catenaccio, contro una squadra tutta in attacco (anche Di Lorenzo e Hysaj), ma intelligentissima a proteggersi e non scoprirsi mai. Giochiamo talmente bene che in campo sembriamo il doppio, non so come sia possibile, ma siamo ovunque, e ovunque sia il pallone. Tanto che un ottimo attaccante come Duvan Zapata, per dire, è praticamente invisibile.

Il primo gol arriva anche troppo tardi, e Lozano la mette dentro quasi per caso, non si capisce bene neanche come. Da quel momento sembra una partita alla Playstation tra un quattordicenne fatto di Red Bull e un bradipo il lunedì mattina alle 6. O me, è uguale. Dopo 4 minuti ancora Lozano, stavolta con un gol bellissimo e cercato: doppietta per il messicano, ora capocannoniere della serie A (con una partita in meno).

Poi fucilata di Matteo Politano e infine anche Osimhen, che festeggia esponendo una maglietta che dobbiamo cercare poi dopo sui social, perché in tv non si è vista e che dice “End police brutality in Nigeria”, e non possiamo che essere d’accordo.

 Tre gol del Napoli in neanche otto minuti, il quarto poco prima dell’intervallo, per spegnere qualsiasi speranza dell’Atalanta.

Il secondo tempo è di mantenimento, come alla fine delle diete terribili, e Gasperini è talmente disperato che leva due attaccanti per difendere il 4 a 1 (sì, nel frattempo ha segnato anche l’Atalanta, perché per la tanta inattività Ospina si era ibernato).

Con una squadra così contro la Juve avremmo fatto cose di pazzi, ma meglio non pensarci per non rovinarci il gusto di aver intossicato almeno Gasperini. E per lui, al fischio finale, allora sì era il caso di chiamare l’ASL!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Serena Venditto
Author: Serena Venditto
Serena Venditto è nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Ha pubblicato con la casa editrice homi scrivens la commedia rosa Le intolleranze elementari, E le commedie gialle Aria di neve e C'è una casa nel bosco, con protagonista il gatto detective Mycroft. Ama i gialli, ma sopratutto l'azzurro.

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