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Salviamo Caino. È la Giornata Internazionale Contro la Pena di Morte

pena di morteChi è senza peccato scagli la prima pietra, recita la Bibbia. Eppure di pietre ne sono state scagliate dalla notte dei tempi ad oggi. Ricorre il 30 novembre la giornata internazionale contro la pena di morte, pratica purtroppo ancora diffusa nel mondo.

In Italia, il primo intellettuale a contestare questa pratica giudiziaria fu nel 1764 Cesare Beccaria, economista e letterato, che si espose pubblicamente con il suo famoso libro “Dei delitti e delle pene”, giudicando la pena di morte un’usanza barbara e incivile, ma anche inutile rispetto allo scopo che si intendeva prefiggere, cioè la difesa della società dai criminali. L’opera incontrò un notevole successo ed ebbe vasta eco in tutta Europa. Sull’onda del riscontro di questa proposta di riforma giudiziaria, il Granducato di Toscana abolì per prima la pena di morte nel 1786, seguita dall’intero Regno d’Italia nel 1889. Un passo indietro fu fatto durante il fascismo che la reintrodusse nel 1931, per essere infine dichiarata inammissibile nel 1948, con l’entrata in vigore della Costituzione italiana. Nel 1994, con una legge ordinaria, e poi nel 2007, con una legge costituzionale, è stata definitivamente cancellata dagli ordinamenti italiani. L’articolo 27 della Costituzione recita infatti: «Non è ammessa la pena di morte».

foto 1 ghiliottina

Per quanto riguarda il resto del mondo, si può fare una distinzione fra i Paesi i cui ordinamenti giudiziari contemplano su carta la possibilità di applicare la pena di morte ma che, nei fatti, non la applicano da molti anni (Russia e altri Stati dell’Europa orientale; buona parte dell’America Latina, tra cui Brasile e Argentina e alcuni Stati dell’Africa occidentale) e i Paesi in cui la pena di morte è in vigore ed è applicata. Fra questi ultimi ci sono la Cina, l’India, il Giappone e gli altri Stati dell’Estremo Oriente; tutti i Paesi arabi e islamici e molti stati dell’Africa orientale. Fanno parte di questo gruppo anche gli Stati Uniti, anche se la pena di morte è lasciata ai singoli Stati che compongono gli Usa, e non al governo federale.

In questa giornata sono diverse le iniziative nel mondo che invitano alla sensibilizzazione su questo tema. Ecco a voi alcuni spunti per riflettere.

Il film – Il Miglio Verde. (USA 1999, regia di Frank Darabont con Tom Hanks, Gary Sinise, Michael Clarke Duncan). Durante la grande depressione, nel carcere del sud degli Usa, Edgecomb si occupava di quattro assassini che attendevano di compiere la loro ultima passeggiata lungo il 'Miglio verde', il corridoio rivestito di linoleum verde che li avrebbe condotti nella stanza della sedia elettrica. Fra questi c'era anche John Coffrey, un ragazzone nero condannato per l'omicidio di due gemelline di nove anni. Nonostante avesse le dimensioni e la forza per uccidere chiunque, Coffrey aveva un carattere semplice e ingenuo: era davvero lui il colpevole?

foto 2 il miglio verde

Il libro – La penna e la forca. Scrittori e pena di morte. Suggestioni letterarie per il rifiuto della pena capitale (ed. Intrecci, 2020). Nella letteratura, specialmente nelle sue opere capitali, convergono tutti i grandi problemi suscitati nella mente umana dalla condizione mortale; e tutte le inquietudini dell'animo e le aspirazioni relative e supreme. Una cultura letteraria non posticcia, ma accurata e meditata, pone al centro l'esperienza umana e giova a costituire una mentalità comprensiva nei riguardi di tutti gli aspetti, dalla virtù all'abiezione, della persona dell'uomo. Il compito della letteratura non è quello di fornire risposte esatte ma solo quello di provare a cercare queste risposte con i mezzi che ha a disposizione. Ci sono cose che solo la letteratura può dire con i suoi mezzi espliciti. Può la letteratura calarsi nelle profondità di un abisso incommensurabile fino a far comprendere l'orrore della pena di morte? Numerosi scrittori, poeti e letterati, hanno toccato i temi del diritto e della pena di morte.

L’Iniziativa –  Amnesty International Italia lancia la petizione per salvare Suliamon Olufemi. Suliamon Olufemi è un cittadino nigeriano, dichiarato colpevole e condannato a morte in Arabia Saudita nel 2005 per lomicidio di un poliziotto a seguito di un processo non equo. Al processo, Suliamon non ha avuto rappresentanza legale, né assistenza consolare, né gli è stato fornito alcun servizio di traduzione ed è stata assunta come prova la “confessione” rilasciata in arabo.

L’uomo, in carcere dal 2002, è rimasto in attesa che la figlia più piccola del poliziotto raggiungesse l’età di 18 anni: secondo la legge sharaitica, infatti, i parenti della vittima di omicidio hanno il diritto di decidere se il colpevole debba essere messo a morte o perdonato in cambio di un risarcimento. La figlia del polizziotto ha compiuto 18 anni nel mese di ottobre. Per questo motivo, il rischio di una esecuzione imminente è altissimo.

È possibile aderire all’iniziativa attraverso il seguente link. 

 https://www.facebook.com/groups/117152615346/permalink/10165977319820347/

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Chiara Reale
Author: Chiara Reale
Si occupa di promozione, strategia di comunicazione e management nel settore arte e cultura. Cura mostre di arte contemporanea ed eventi culturali.

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