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Gino Rivieccio: “Quasi 41 anni di carriera. Il segreto? Divertirsi”

gino rivieccioUn artista poliedrico, tra musica, teatro, televisione, e uno scrittore molto prolifico, Gino Rivieccio festeggia i suoi 41 anni di carriera con l’uscita di un nuovo libro. “Siamo nati per soffriggere. Riflessioni ai fornelli” (Colonnese editore) arriva dopo 9 anni dall’ultimo lavoro ma è molto diverso dagli altri libri.

“Un libro pensoso, ironico ma non leggero. È stato concepito durante il lockdown che ci ha costretti tutti a casa. Sentivo l’esigenza di scrivere, comunicare qualcosa, e l’ho fatto utilizzando la metafora della cucina”, spiega l’autore. Rivieccio ci racconta anche di come sta affrontando il post-Covid, dopo che, a fine ottobre, è stato ricoverato per dieci giorni al Cotugno per una polmonite bilaterale.

Parliamo del suo ultimo libro, quello della cucina diventa un pretesto per…?

La cucina diventa un pretesto per affrontare temi attualissimi e a me cari, dalle difficoltà legate all’essere genitori, alle cose importanti in fatto di carriera, dallo sfilacciamento della famiglia contemporanea ai legami ai tempi delle nuove tecnologie. Il libro nasce anche un po’ per dissacrare questi chef super-stellati che stanno in tv più dei virologi. Ogni volta, con un piatto della tradizione, faccio una riflessione: la pasta al forno, che era un tempo il piatto per antonomasia della domenica, oggi è quasi una pietanza da fast food, alla stregua di un hamburger e faccio un parallelismo con la famiglia sempre più sfilacciata, in cui i modelli cambiano e la genitorialità diventa un compito sempre più arduo. Io lo so bene, ho due figli adolescenti! Le orecchiette con la panna ci raccontano delle persone che non c’entrano nulla ma si trovano dappertutto un po’ come la panna, di cui si fa un abuso ai fornelli, o come il prezzemolo, che assomiglia tanto a quei personaggi che ritrovi sempre a ogni minestra. Insomma, ho unito cucina e filosofia di vita. Cerco di raccontare verso che mondo stiamo andando: un mondo digitalizzato al massimo, in cui si sono persi alcuni valori e sentimenti. Noi tutti dobbiamo adeguarci: chi è sentimentale e umanista, avrà qualche difficoltà in più.

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Come ha vinto la sua battaglia contro il Covid e cosa si sente di consigliare a chi ne sottovaluta la portata?

Non è stata una passeggiata, risultato positivo al Covid a ottobre, sono stato ricoverato al Cotugno per una polmonite bilaterale: in quei momenti ti senti perso ed è davvero assurdo che molti ancora continuino a parlare di una semplice influenza. Questo è un virus subdolo che con più i fragili, come gli immunodrepressi, chi ha problemi respiratori o i cardiopatici, è ancora più forte. Dopo il rientro a casa, ho ripreso in mano la mia vita, ma tutt’oggi non è facile. Consiglio a tutti, in particolare ai giovani, di indossare sempre la mascherina ed evitare assembramenti e contatti inutili, starsene il più possibile a casa sfruttando in questo senso le nuove tecnologie al massimo, sperando che arrivi presto il vaccino. 

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Una carriera costellata di grandi successi, tra musica, teatro, televisione, libri, c’è ancora qualcosa che vorrebbe fare?

Fare il ministro! Scherzo, ovviamente. Ormai sono 41 anni di carriera, la chiave del successo è divertirsi e andare in scana senza guardare mai l’orologio. Mi piace utilizzare una frase di Confucio, che ricordo anche nel libro, “Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua”. Quello che mi auguro per me stesso, carriera a parte, è di riuscire sempre a stare bene con me stesso, addormentarmi sempre con la coscienza apposto.

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Progetti futuri?

Al momento, sono impegnato con “Goal show”, in cui parliamo del Napoli e del campionato dal salotto Rivieccio, e contemporaneamente nella promozione del mio libro. A fine dicembre, poi, ritorna il Premio Massimo Troisi, di cui mi onoro di essere, per il secondo anno consecutivo, il direttore artistico. Abbiamo deciso di riproporlo anche quest’anno per dare un messaggio di resistenza, anche se sarà quasi completamente online. Infine, appena sarà possibile riprendere con il teatro, spero di riportare al Teatro Bracco il mio spettacolo “Io e Napoli”. 

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Non possiamo non chiederle il suo ricordo di Maradona…

Ho conosciuto Maradona nei tempi d’oro, in tante occasioni di mondanità, come le serate da Ciro Ferrara, sono molti i ricordi che mi legano a Diego, il cuore è ancora lacerato, ma io me lo voglio ricordare con il sorriso per le gioie che ci ha regalato, anzitutto le imprese compiute sul campo che ci hanno dato quella incredibile sensazione di riscatto e contentezza che i giovani di oggi non possono capire guardando semplicemente un video su Youtube!

Maggiori informazioni sul sito ufficiale: www.ginorivieccio.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Maria Nocerino
Author: Maria Nocerino
Sociologa e giornalista pubblicista, è specializzata nel giornalismo sociale. Collabora con l’agenzia di stampa Redattore Sociale e con il quotidiano Roma per le pagine della Cronaca.

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