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Il tricot salverà il mondo?

tricotForse non lo salverà, ma certamente lo riscalderà regalandogli umanità, colore, allegria. A teorizzarlo Tiziana Capasso, rappresentante di filati, passione per l’uncinetto e cuore grande.

Chi in questi giorni prenatalizi si sia trovato a passare per piazza Vanvitelli non può non aver notato alberi, panchine e paletti tutti rivestiti di deliziosi centrini. Colorati, spiritosi: una nuova forma di street art? Una provocazione? Il delirio di un folle? Guerrilla knitting? Nulla di tutto questo. A impacchettare piazza Vanvitelli e via Scarlatti, Tiziana Capasso e una novantina di signore (più o meno giovani) accorse al richiamo del tricot benefico. L’idea, partita a marzo 2014 è nata con l’intento di immaginare un arredo urbano originale, differente, che coinvolgesse –sorprendendola- tutta la cittadinanza collinare e regalasse un tocco di colore (e calore) al quartiere liberty, ma che al tempo stesso servisse ad aiutare chi più ha bisogno, portando un tocco di gentilezza anche nelle loro vite, troppo spesso ai margini. E così, con l’obiettivo di raccogliere fondi per la Comunità di Sant’Egidio Tiziana e l’esercito delle sferruzzatrici hanno lavorato alacremente per mesi per realizzare, oltre che elementi di arredo urbano, anche addobbi di Natale da vendere ai passanti. Il progetto di Yarn Bombing (letteralmente bombardamento coi filati)  prosegue nella sua forma virale fino al 6 gennaio:  all’indomani della festa dell’Epifania,  tutti gli arredi verranno sfilati e nasceranno a nuova vita -sempre per mano delle ‘bomber’- nella forma di coperte caldissime e colorate da donare, appunto, alla Comunità di Sant’Egidio.  A beneficiare del grande cuore di Tiziana, in passato, già i terremotati dell’Aquila ai quali sono state inviate decine di coperte colorate realizzate assemblando centinaia, migliaia di centrini e il reparto di pediatria del II Policlinico che oltre alle coperte si è visto recapitare anche una macchina di cui il dipartimento era sprovvisto. Prosegue così il lavoro di Tiziana Capasso, benefattrice silenziosa  che tesse entusiasmo con chilometri di filo nella convinzione che le cose belle esistono, basta farle.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Sarah Galmuzzi
Author: Sarah Galmuzzi
Giornalista, mamma, grafomane, gattara, storica dell'arte, non necessariamente in quest'ordine, polemica fino alle bolle, odia le sopracciglia ad ala di gabbiano e i sottaceti, ma ama praticamente tutto il resto, soprattutto gli accessori king size. A memoria d'uomo nessuno è uscito vivo da una discussione con lei.

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