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Il primo cinema Mammone è a Napoli

natale in casa cupielloNasce il primo “cinema dormitorio” in Italia. Si chiama HART dal “cuore” olandese e un mix di “terra” e “arte” inglese.  E’ a Napoli. E non potrebbe essere altrove. Tutto deve cambiare perché nulla cambi.

Si, lo so, sono contro corrente: ho appreso con immensa inquietudine la notizia della creazione di un mega progetto super innovativo che definirei di divertissment (nel senso francese del diversivo leggero che allontana i pensieri pesanti del quotidiano) più che culturale, a Napoli.
Il vecchio cinema Ambasciatori, in via Francesco Crispi, 33, ora si chiama HART, i 340 posti tradizionali hanno fatto spazio a 110 posti: nella prima fila ci sono grandissimi letti a tre piazze, nelle altre file, ci sono letti a due piazze, divani super-confortevoli e poltrone con poggiapiedi. Ma non basta perché sempre vicino alla poltrona ci sarà anche un tavolino con un lume su cui poggiare il panino gourmet, acquistato nel bistrot all’ingresso o richiesto sul posto al cameriere-balia-mamma mentre si guarda il film.
“Hart” aprirà al pubblico domenica 6 dicembre dalle 17.30 alle 21.30 e verrà proiettato sul nuovissimo schermo ad alta tecnologia il trailer della “Gatta Cenerentola” il film d’animazione di Alessandro Rak . Lunedì 7 dicembre alle 21.30 ci sarà il concerto live dei “Portico” una rock band di Londra mentre da martedì 8 dicembre ci sarà la proiezione in anteprima di “Dio esiste e vive a Bruxelles” di Jaco Van Dormael. Cinema, dunque, ma anche musica, l’importante è stare comodi.
Non poteva che essere pensato da tre uomini HART, non me ne vogliano i peraltro geniali Luciano Stella, Sigfrido Caccese e Mariano Pierucci, ma è tipico dell’uomo mammone napoletano ricercare la mamma e l’accudimento dell’infanzia a vita, complici vigorose madri partenopee (il 60% delle donne campane fa la casalinga) che crescono i loro uomini-sempre bambini tra “allucchi” e “vizi” ritenendo sempre valido il motto del “bastone e della carota”.
D’altra parte tutta l’essenza di questo status l’aveva già magnificamente espressa qualche decennio fa De Filippo, nella mitica scena di esordio di Natale in Casa Cupiello interpretata dall’indimenticabile Luca-Tommasino: “Se non mi portate la zuppa di latte dentro al letto non mi soso”.  
A testimonianza del fatto che “tutto deve cambiare perché nulla cambi”, ecco serviti i napoletani con il cinema “dormitorio” , ehm, scusatemi, volevo dire “cinema-relax”.
Sempre di divertissment si tratta dunque, ma borghese, più raffinato di un “grande fratello”, di una “suora talentuosa” o di una telenovela tv, ma dal fine sociale molto simile: per una sera non pensare al 40% di disoccupati, ai neet (giovani che non studiano e non lavorano) che in Campania raggiungono il record italiano, rilassarsi finalmente (su un bel letto al cinema, e dove se no?) dopo che ci si è barcamenati tutta la giornata tra progetti e progettini precari continuando pertanto a vivere sotto lo stesso tetto con i genitori fino a 40 anni e oltre. O se si è più fortunati e si hanno i mezzi per essere indipendenti, ovvero si è “figli di” o si ha casa propria, dando magnanimamente la possibilità alla massa di divertirsi, non avendo rimorsi di coscienza per chi non è pari reddito o pari “culo”. Ecco che il dormitorio radical chic è di tendenza e avrà un gran successo, come stanno avendo successo le tantissime iniziative culturali e di svago in città e questa ricetta del “cotto e mangiato” la conoscono bene anche gli amministratori pubblici.
Bello pure questo nome: HART tutto internazionale e romantico per un pubblico che (dati Istat in mano) è ancora la provincia più estrema dell’Europa. Luciano Stella  in un’intervista parla di “un’offerta che si muove fra tradizione e innovazione, basso e alto, leggero e impegnato. Il pubblico è trasversale, una generazione offbeat libera da schemi e costrizioni del mercato". A me sembra piuttosto dedicata ad una generazione che per dirla alla napoletana “dorme con la zizza in bocca” ed è poco critica sulla politica ed il mercato. Peccato perché il cinema, quello vero, inchioda alla sedia e basta a se stesso, ha e deve continuare ad avere, un ruolo di rottura, di sensibilizzazione e di informazione, al di là dei letti di prima fila sessualmente allusivi (dal primo bacio al cinema si è infine giunti al alla prima “pomiciata” al cinema), come ogni buon prodotto commerciale che si rispetti.
HART, è inquietante e geniale proprio perché nel lettone mescola e culla tutte le contraddizioni della società napoletana.
Per completare la fase regressiva, un suggerimento agli ideatori, potrebbe essere quello di offrire biberon di latte caldo. A questo proposito mi viene in mente mio fratello che a quattro anni prendeva ancora il biberon, ma quando arrivavano gli amichetti lo nascondeva dietro il cuscino perché, consapevole di non essere “grande” si vergognava.
Mi fa sorridere l’era contemporanea della spettacolarizzazione virtuale dove si mette in mostra ciò che anche un bambino nel passato avrebbe nascosto. La sala dell’ex Ambasciatori possiamo immaginarla come una bella bacheca di fb reale, dove amici e sconosciuti mettono in mostra le parti più intime di se.
Ecco che si condivideranno odori (dopo una pesante giornata in giro ci si toglierà pure le scarpe per stendersi sul letto, no?) e rumori (a che serve una comoda poltrona se non a stiracchiarsi meglio?), chi in posizione fetale, chi annoiato dal film sarà assorto nel suo russo molesto, si osserveranno nelle luci soffuse coppiette di ultratrentenni che (vivendo ancora con i genitori) amoreggiano sui comodi lettoni (giustamente i letti sono a “tre” posti, per non fare torto ad un’altra tendenza contemporanea inquietante: il “poliamore”, ma questa è un’altra storia).
In fondo si è al cinema, e la vita vera va lasciata fuori, ma anche no.
Prevedo il pienone, tranne, ovviamente, che nelle serate in cui gioca la squadra del cuore, in cui non c’è HART che tenga rispetto al divertissment per eccellenza.
Allora Forza Napoli (nel senso di città e cittadini), sempre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Giornalista, fotografa, sociologa, attrice, cuoca, artigiana. Fa parte della redazione di Napoli Città Solidale e collabora con il Corriere del Mezzogiorno. Ama le storie e le inchieste: proverbiali i suoi scritti XL. L'eclettica Alessandra talvolta dimentica in quale iperspazio ha lasciato la testa, incorrendo in tragicomiche gaffe. Alice, per gli amici, appena può parte per qualche paese lontano, ma torna sempre nella sua città preferita: Napoli.

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