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Un mondo di Plastica

Plastica ricicloLa plastica ci perseguita. Ne siamo schiavi. L’ecopoint Garby, fa una cosa buona: in cambio di bottigliette di plastica regala buoni spesa. Il primo a Napoli è presso l’MD di piazza Nazionale.

Per ora a Napoli lo trovate solo in piazza Nazionale all’ingresso dell’MD discount ma l’ecopoint “magia plastica” state certi si diffonderà: voi portate bottiglie in PET, PS, PE, flaconi in HDPE, lattine in alluminio e bicchieri in PP fino a 1,5 lt e la macchinetta sputa fuori gli ecopunti che danno diritto ad uno sconto sulla spesa che effettuerete all’MD, ovvero il punto vendita che ha aderito all’iniziativa. Gli eco compattatori Garby permettono una riduzione fino all’80% del volume dei rifiuti destinati al riciclaggio, abbassando i costi per la raccolta differenziata, lo stoccaggio, il trasporto e generando ampi margini di guadagno sulla vendita del materiale generato dal riciclo di plastica e alluminio.
I dati certificati del 2014 dell’Osservatorio Regionale Rifiuti sono avvilenti: la raccolta differenziata per Napoli era al 21,9%, rispetto ad una media provinciale del 38%.
I dati Asia di giugno 2015 sono più entusiasmanti: si va dal 71% dei Colli Aminei ed il 40% di San Giovanni a Teduccio, attestandosi sul 56% della media cittadina laddove è presente il porta a porta anche se molti quartieri dove non si è diffuso il PaP restano al palo con il 18%. La raccolta differenziata porta a porta sta iniziando a funzionare finalmente anche in centro storico: doveva partire in estate, di fatto in molte strade è partita a novembre, pertanto sono premature le stime.
Fondamentale è la collaborazione di tutti affinché la raccolta differenziata funzioni realmente in tutta la città.
Se non avete preso coscienza del problema il suggerimento è di guardare lo sconvolgente film Trashed che racconta bene come la plastica “decori” spiagge e mari del mondo. Non meno incisiva è la presenza della plastica sulla terra ferma, benché meno visibile: le plastiche alogene possono rilasciare sostanze chimiche nocive al terreno circostante, che possono penetrare in profondità raggiungendo falde acquifere o altre fonti d'acqua. I danni possono essere seri per le specie viventi che assumono l’acqua inquinata. Ma anche per quel che riguarda le plastiche biodegradabili, non appena vengono gettate, il metano, pericoloso gas serra che contribuisce significativamente al riscaldamento globale, viene rilasciato. Per la l’Agenzia per la Protezione dell'Ambiente degli Stati Uniti nel 2011 le plastiche costituivano oltre il 12% dei rifiuti solidi urbani. Negli anni sessanta, invece, costituivano meno dell'1%.
Eppure come si faceva prima del ‘900?
Forse non molti sanno che la storia della plastica comincia tra il 1861 e il 1862, quando l’Inglese Alexander Parkes, sviluppando gli studi sul nitrato di cellulosa, isola e brevetta il primo materiale plastico semisintetico, che battezza parkesine (più nota poi come Xylonite). La prima vera affermazione del nuovo materiale si ha però solo qualche anno dopo, quando nel 1870 i fratelli americani Hyatt brevettano la formula della celluloide. Gli anni ’30 e la seconda guerra mondiale segnano il passaggio della “plastica” all’ “età adulta” e alla diffusione collettiva: il petrolio diviene la “materia prima” da cui partire per la produzione e, al contempo, migliorano e si adattano alle produzioni massive le tecniche di lavorazione, a cominciare da quelle di stampaggio.
Il petrolato è ovunque, dalle creme che ci spalmiamo in faccia agli utensili, a tantissimi componenti industriali e medici, appunto in plastica, all’energia, all’arte (Napoli alla plastica ha dedicato addirittura un museo, Plart) e talvolta anche agli amori. Benché di origine naturale è chiaro che faccia male alla terra e stia provocando l’effetto serra come è stato ribadito nella Conferenza sul Clima di Parigi.
Alla luce di tutto ciò fa male pensare al tripudio di giocattoli per bambini rigorosamente e orridamente in plastica che verranno regalati a Natale e dureranno si e no una stagione.
Ma allora perché oltre a riciclare, non si producono solo ed esclusivamente oggetti realizzati con bioplastiche?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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