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Solidarietà dal Basso

senza dimoraL'Asilo, Santa Fede Liberata e Napoli Insieme aprono le porte ai senza fissa dimora. L’ex Asilo Filangieri da esempio di buona prassi per la promozione dell’arte e della cultura dal basso rilancia la solidarietà.

Giovedì 3 marzo alle 12.00 all'Ex Asilo Filangieri, in vico Giuseppe Maffei 4 a Napoli si presenta un nuovo avvincente progetto creato dai cittadini. Il centro occupato che abbiamo seguito fin dai primi passi e che oggi è stato affidato dal Comune di Napoli ai sui “abitanti” ha deciso di aiutare i più deboli e i più indifesi, coloro che non hanno un luogo protetto: i senza tetto.
Di fronte a una situazione sociale drammatica, che vede migliaia di persone vivere per strada, in una condizione non degna di uno Stato che ha il compito di riconoscere e di garantire i diritti inviolabili dell’uomo, tre realtà di base, l'Asilo, Santa Fede Liberata, un’altra realtà recuperata dai cittadini nel Centro Storico nel 2014 e restituita alla comunità dove vengono realizzati laboratori ed eventi culturali, e l'associazione Napoli Insieme, hanno dato inizio il 16 febbraio 2016 e stanno portando avanti un progetto di solidarietà che prevede l'accoglienza di undici senza fissa dimora, assicurando loro un tetto, una mensa, un cammino di amicizia ed il recupero della dignità sottratta e calpestata. Un lungo e capillare lavoro di sensibilizzazione portato avanti da oltre un anno da Napoli Insieme, che ha già portato alla creazione di vari punti di raccolta e distribuzione di vestiario per chiunque ne abbia bisogno; la messa a disposizione da parte della comunità dell’Asilo di tempo e degli spazi fisici idonei a garantire un riparo per la notte; la predisposizione e la gestione da parte di Santa Fede Liberata di una mensa; la cura, infine, usata da parte di tutti hanno restituito senso di comunità ed il piacere reciproco dell’incontro. “Il risultato di questa esperienza sta portando alla partecipazione attiva ed all’autogestione dei nostri ospiti nella cura degli spazi che ora si trovano ad abitare. Un’esperienza che produce concreta condivisione tra strati della società e persone molto distanti tra loro, nella convinzione che cultura significhi anche creazione di nuovi strumenti di aggregazione e coesione sociale. Il progetto in atto rappresenta, quindi, un ulteriore passo avanti verso la costruzione di un nuovo modello di società dal basso basato sulla solidarietà e l’incontro. Non c'è da parte nostra alcuna intenzione di sostituirci alle istituzioni, anzi, c'è la ferma volontà di confrontarci con esse e con la chiesa, la cui azione risulta ampiamente insufficiente, e questo purtroppo è sotto gli occhi di tutti”, spiegano i volontari.
Tuttavia coscienti di non avere, nei loro spazi, le condizioni logistiche in grado di portare avanti il progetto ad oltranza, chiedono espressamente a tutte le istituzioni deputate di farsi avanti, affrontando il problema prima che si risolva nell’ennesima emergenza.
Purtroppo altre esperienze come la comunità "Crescere insieme" situata nel cuore della Sanità, nell’ex-convento di San Vincenzo nell’omonima piazzetta al n. 25, che si dedica al recupero delle persone affette dalle dipendenze e all’aiuto per le famiglie in difficoltà e organizza per i suoi ospiti laboratori artigianali, soprattutto di arte presepiale insegna che le istituzioni sono sorde ad esperienze nate grazie alla semplice solidarietà.  Il convento, assegnato dal Comune all'associazione presieduta da Rosario Fiorenza nel 2002, è una struttura enorme: un giardino ben tenuto dove in estate vengono allestiti eventi e concerti, stanze dove si tiene il doposcuola per i bambini, un’ampia sala dove è stato predisposto un piccolo teatro. Ma ora il Comune ha presentato un conto che i volontari non possono permettersi.
"Abbiamo messo in piedi una vera e propria comunità, i ragazzi dormivano qui. Questa struttura ci è stata conferita regolarmente dal Sindaco con l’accordo che avremmo successivamente fatto un contratto in fitto o in comodato d’uso. Però non si è mai fatto nulla. E per di più il Comune ci ha chiesto tutti gli arretrati dei pigioni da pagare, la somma arriva sui 60/70mila euro che noi non abbiamo", racconta amareggiato Fiorenza.
Intanto nel dicembre scorso il Comune di Napoli ha lanciato il progetto di restituire il Real Albergo dei Poveri ai senza dimora creando un centro di accoglienza diurno-notturno e una serie di servizi. Ciò che scarseggia al Comune è il budget, infatti è possibile contribuire al progetto attraverso il c.c.p. n. 22157804 intestato al Comune di Napoli (Causale: Real Albergo dei Poveri).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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