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La libertà e la liberazione dai padri

il giorno della laureaPadri e figli: aspirazioni e limiti. Cosa hanno in comune una vertenza per il mantenimento di un figlio 28enne, gli allievi del carcere di Poggioreale e l'ultimo spettacolo di Giovanni Meola.

A pochi giorni dalla Liberazione (intesa in senso lato dalle dittature ideologiche oltre che reali), mi ha fatto ripensare ad un piccolo (rispetto all' altezza media nazionale) ministro che parlò di "bamboccioni" la notizia che il tribunale di Mantova ha obbligato un padre a mantenere il figlio 28enne che, dopo la mini laurea in lettere, ha deciso si studiare cinematografia.
Questa di qualche giorno fa è solo una tra le ottomila vertenze annuali in cui i figli, in genere di padri divorziati, chiedono al genitore di mantenerli superata la maggior età e nonostante la laurea  perché non riescono ad essere autosufficienti (secondo l'art.30 della Costituzione, gli art. 147 e successivi i genitori sono obbligati a mantenere i figli maggiorenni seguendo le loro inclinazioni e proporzionalmente alle proprie sostanze).
Questa storia vede protagonista uno scrittore divorziato che ha chiesto (inutilmente) di ridurre l'assegno di mantenimento poiché ritiene che la scelta del figlio di frequentare la scuola di cinematografia non sia consona al percorso precedente di studi in lettere.
Mi ha colpito questa storia perché il tentativo goffo di un padre (che tra l'altro da scrittore dovrebbe anche avere una visione lungimirante del lavoro "creativo") di non pagare il mantenimento del figlio 28enne mi sembra anacronistico in un'Italia dove il tasso di disoccupazione tra i 25 e i 34 anni è del 17% con il picco del 29,4% nel Mezzogiorno(dati Istat 2015). In una società dove non esistono più facoltà che assicurano un futuro lavorativo come potevano credere i nostri nonni che spingevano i figli a iscriversi a medicina, economia, ingegneria o giurisprudenza.


Mi hanno colpito ancor di più le riflessioni su questo tema dei detenuti del carcere di Poggioreale che stanno frequentando con noi di Napoli Click un corso di scrittura creativa e giornalismo. E' stato proprio uno di loro ad aver voluto leggere l'articolo in questione pubblicato dal Corriere della Sera, probabilmente immedesimandosi nel padre divorziato con figli a carico. Il suo commento è stato: "io a 20 anni dirigevo già un'azienda, questo qui a 28 anni ancora non ha deciso ancora cosa fare". In realtà è lo stesso signore, fautore del capitalismo, ad ammettere: "in Italia è impossibile fare l'imprenditore senza ricorrere agli usurai".
Un altro detenuto ha raccontato commosso dei figli che sono tutti "sistemati" e al contrario di lui non sono mai andati a rubare perché la moglie gli ha trasmesso il valore del lavoro legale benché nutrissero dei dubbi sul mestiere di "rappresentante" del padre.
Può un padre scegliere di mantenere un figlio imponendogli le sue scelte? Può un figlio essere libero di scegliere pur essendo nato in una famiglia, in un quartiere, in una società "difficile"?
Saluto la classe di Poggioreale con un quesito al quale io stessa non ho risposte: "Cosa devono fare i figli di Napoli per perseguire una strada che non sia quella del crimine? E cosa deve fare Napoli per loro?".
Che valga più l'insegnamento che l'esempio o che le colpe dei genitori ricadano sui figli o ancora che incida più o meno la famiglia della società sulla crescita individuale sono questioni sottilissime che oltre che da grandi psicologi andrebbero viste caso per caso, in un determinato contesto storico e sociale.
Certo è che in una società così apparentemente libera e creativa in cui tutto ciò che immagini sembra a portata di click, non è facile essere figli e forse ancor di più essere padri.
Non è facile se il mondo dorato è solo per pochi, se la precarietà e l'insicurezza diventano la giustificazione per l'individualismo più sfrenato, per la guerra tra poveri o per l'illegalità.

E se per tutte queste domande da un milione di dollari non c'è risposta, può darci una suggestione lo spettacolo teatrale in scena a Napoli in questi giorni.
Al Ridotto del Mercadante dal 26 aprile al 1 maggio: "Il Giorno della Laurea" del regista partenopeo Giovanni Meola con Cristiana dell'Anna e Enrico Ottaviano che racconta la storia di  un figlio 22enne che invita i genitori a non partecipare alla propria seduta di laurea in economia a pieni voti perché, nonostante capacità e opportunità, non si riconosce nei modelli della società occidentale, soprattutto in termini di giustizia ed eguaglianza sociale.
"La prolungata crisi mondiale costringe a fare i conti con problemi enormi ma a questa coppia di prototipi della media borghesia occidentale l'imminente laurea in economia a pieni voti del loro unico figlio apre le porte alla speranza. La speranza che lui possa salire la scala sociale, ma anche la speranza che possa permettere loro, dopo gli enormi sforzi profusi per garantirgli la migliore istruzione possibile, di emanciparsi dalla situazione nella quale si sono venuti a trovare nonostante i loro 'buoni valori', 'buoni comportamenti' e 'buoni propositi' di tutta una vita", spiega Meola che da anni dirige la compagnia Virus Teatrali.Info e prenotazioni: tel. 081.5524214 | info@teatrostabilenapoli.it | www.teatrostabilenapoli.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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