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Due euro l'ora

due euro oraUn piccolo capolavoro tutto partenopeo su un immenso dramma del Sud: lo sfruttamento lavorativo. "Due euro l'ora" imperdibile al cinema delle Palme fino al 15 maggio. 

"Due euro l'ora" è un piccolo capolavoro, senza se e senza ma, non a caso è appena uscito ed ha già vinto un doppio meritatissimo premio al Bif&st-Bari International Film Festival: il Laudadio  per la regia ad Andrea D’Ambrosio (che nel 2008 vinse un Nastro d’argento con il documentario sulla Terra dei fuochi Biutiful cauntri) e il premio Artisti 7607 per la migliore attrice protagonista, Chiara Baffi. Film indipendente prodotto dalla Achab Film e realizzato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con Rai Cinema, dimostra come caparbietà e capacità possano dare vita al grande cinema. La storia è ispirata ad un fatto realmente accaduto nel 2006: la morte di due operaie, la quindicenne Giovanna Curcio e Annamaria Mercadante di 49 anni nell'incendio della fabbrica clandestina di materassi dove lavoravano a Prato Comune, frazione di Montesano, in Provincia di Salerno. 

Il film parte dalla storia vera della tragedia e dell'amicizia tra Giovanna, che nel film è Rosa, e Annamaria, che nel film è Gladys, per poi declinare personaggi e ambientazioni secondo la fantasia o per meglio dire secondo un'attenzione precisa a stati d'animo e situazioni terribilmente attuali: la precarietà lavorativa e sentimentale, lo sfruttamento, l'emigrazione. Se non si conosce la storia e si entra, con il film, nella fabbrica abusiva la sensazione è di una pellicola ambientata negli anni '50, ma la presenza dei cellulari e il riferimento ai social tradisce la realtà: siamo negli anni 2000. Difficile crederci, che possano esserci fabbriche abusive dove lavorare per 2 euro l'ora e morire soffocati come i topi. Ma è così. E' così anche se a Montesano dopo 10 anni tutti vogliono far finta che nulla sia accaduto, infatti dopo vari tentativi inutili di girare il film proprio là a causa della mancata collaborazione delle istituzioni il regista ha scelto Montemarano in Provincia di Avellino. Scena emblematica del film che mostra l'orrore dell'omertà ad aggravare quello della morte sul lavoro è quella dei carabinieri che irrompono nel seminterrato per una perquisizione, fanno la voce grossa e finiscono per accettare un caffè dal proprietario. La fabbrica abusiva (che nel film si trova sotto una palestra e nella realtà si trovava sotto una scuola comunale) è dunque il primo pugno nello stomaco del film che, nonostante il contenuto drammatico, riesce a scorrere fluido e leggero grazie ad una scrittura perfetta (D'Ambrosio è coautore della sceneggiatura con Donata Carelli), a un ritmo raro (montaggio Giogiò Franchini) e alle musiche coinvolgenti (Fausto Mesolella). Merito della bellezza del film è sicuramente il cast quasi interamente campano composto da grandi attori che si sono formati sulle travi del palcoscenico: Peppe Servillo, Chiara Baffi, Paolo Gasparini,  Alessandra Mascarucci, Massimo De Matteo, Patrizia Di Martino, Marianna Mercurio, Antonella Morea, Virginia Da Brescia, Davide Schiavo, Peppe Miale, Lorena Leone e Alyona Osmanova. Peppe Servillo interpreta magistralmente l'ambiguità dell'imprenditore Biagio Maceri da un lato sfruttatore, dall'altro benefattore ("perché almeno lui una possibilità di lavoro la assicura"). La bravissima e trentenne Chiara Baffi è Gladys, donna matura col cuore di bambina costretta a piegare il suo sogno romantico di famiglia sotto gli stenti e la solitudine dell'emigrante di ritorno, che cerca il riscatto attraverso il lavoro. E poi c'è Alessandra Mascarucci, ventenne esordiente d'eccezione, che interpreta Rosa, diciassettenne che ha già perso la spensieratezza in seguito all'abbandono della madre e ai problemi economici del padre. Forse è per questo che Rosa e Gladys diventano amiche, si supportano, si fanno, alternativamente, da madre e figlia. Questo rapporto reale anche nella storia vera (dopo l'incendio le due operaie morte furono trovate abbracciate nel bagno del materassificio), è raccontato in modo intensissimo e impressionante dalle due attrici. Tutti i personaggi hanno caratteri molto ben definiti, ma al contempo presentano sfaccettature e contraddizioni che li rendono tangibili e veri.   Il film ti entra nelle ossa subito, non è di quelli che ci devi pensare su aspettando il retrogusto. Ti piace mentre lo guardi, appena è finito e quando ci rifletti dopo. Imperdibile, per ora è possibile vederlo al cinema delle Palme fino al 15 maggio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Giornalista, fotografa, sociologa, attrice, cuoca, artigiana. Fa parte della redazione di Napoli Città Solidale e collabora con il Corriere del Mezzogiorno. Ama le storie e le inchieste: proverbiali i suoi scritti XL. L'eclettica Alessandra talvolta dimentica in quale iperspazio ha lasciato la testa, incorrendo in tragicomiche gaffe. Alice, per gli amici, appena può parte per qualche paese lontano, ma torna sempre nella sua città preferita: Napoli.

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