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Capitan Capitone concorre al Tenco

treno dei desideriDice tanto di Napoli, il talento musicale, la voglia di riscatto sociale e di unione, l'ironia scanzonata del progetto Capitan Capitone e i fratelli della costa. In finale tra 5 al Premio Tenco 2016.

E' un monumento del centro storico, dovrebbe avere il patrocinio Unesco, Daniele Sepe con il suo inseparabile sassofono. Non me ne voglia, non parlo di età ma delle tante storie raccontante dalle sue note e dalle strade segnate sul suo volto, è già leggenda. Da bravo capitano, classe '60, ha scelto di far salpare Napoli sulle note "volgari" di un progetto che del fermento artistico e sociale della città, dei suoi talentuosi musicisti e delle atmosfere partenopee è scrigno e detonatore. Sul vascello sono saliti i maggiori talenti emergenti o già affermati, singoli e gruppi. Perché c'è da dire che da sempre e forse mai come adesso Napoli è densamente popolata da ottimi artisti. E allora che ben venga cavalcare quest'onda consacrata a livello nazionale. Infatti la ciurma di "Capitan Capitone e i fratelli della costa" è approdata tra i cinque finalisti alla Targa Tenco 2016 come "Miglior album in dialetto". Le finali del Club Tenco - Premio Tenco, sono previste dal 20 al 22 ottobre al Teatro Ariston di Sanremo. "Nella cinquina ci sono arrivato spesso, ma stavolta davvero sono contento – spiega entusiasta il maestro Sepe –. Capitan Capitone è un disco collettivo, più di 60 'sfrantummati', dai 20 ai 60 anni, che in definitiva hanno fatto tutto per gioco e senza aspettarsi niente. Tra l'altro, siamo in buona compagnia con Alma e James! Quindi, incrociamo le dita perché sarebbe uno spasso portare la ciurma a Sanremo, e colgo l'occasione per salutare Peppe Voltarelli, napoletano d'adozione". Il progetto nasce il 7 luglio del 2015, quando un gruppo di cassaintegrati della Fiat di Pomigliano chiese a Sepe di organizzare un concerto per sostenere la loro lotta. Ci vollero meno di venti giorni per metter su un concerto di circa otto ore che coinvolgesse decine di band ed artisti napoletani. Nacque così un sodalizio con più di 80 artisti che portò all’incisione di “Capitan Capitone e i fratelli della costa”, un disco di grande successo che, così come fu per “Vite perdite” (1993), è una vera e propria fotografia della Napoli musicale degli ultimi anni. Tra i brani di maggior impatto Range Fellon, cantata da Andrea Tartaglia, è un brano tormentone, un fenomeno virale che qualcuno ha anche dipinto su un vagone della cumana.  "Siamo contentissimi sia come 'Tartaglia Aneuro'- dice Tartaglia- che come 'Fratelli della costa' di aver raggiunto queste due nomination... 'Le range fellon' ormai cammina da sé ed è una grande soddisfazione che si sia anche solo poggiato sullo scoglio di Sanremo. Insomma, Le range ha la fortuna di viaggiare con la ciurma del Capitone ed è facile raggiungere posti che sembrano così lontani con un equipaggio di questa portata... Ormai si viaggia con il vento in poppa, guidati da un capitano d'eccezione". "Capitan Capitone è un'idea magica, l'idea romantica secondo cui siamo tutti sulla stessa barca, per la stessa ragione e con lo stesso intento predatorio: restituire musica e poesia al popolo – racconta Dario Sansone dei Foja –. È stata tra le esperienze più reali e vere alle quali ho partecipato e Daniele Sepe uno dei pochi artisti a navigare tra le onde del tempo, e che è riuscito a cucire la Napoli degli Anni '70, '80 e '90 con la generazione del nuovo secolo; Tenco o non Tenco noi siamo qui, pronti ad assaltare nuovi vascelli con melodie e parole". Anche Roberto Colella de La Maschera esprime la sua su questo importante traguardo: "Trovo che la bellezza e la forza di 'Capitan Capitone e i fratelli della costa' sia il suo essere in tutto e per tutto un progetto 'pirata', completamente autoprodotto e 'aperto' a chiunque nel suo concepimento... bastava passare in studio e nella maniera più spontanea ci si ritrovava a registrare! Con Zio Sepe e la ciurma oramai c’è un legame che va ben oltre note ed accordi, forse è la genuinità e la ricchezza dei rapporti umani il valore più grande di tutta questa storia. Ed essere in finale al Premio Tenco, senza che nessuno di noi ci pensasse minimamente, credo sia già una piccola vittoria!".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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