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Lezioni di Fotografia

west bengalNapoli denso concentrato di umanità da immortalare, Napoli che in questi giorni offre il meglio della fotografia mondiale. Imperdibili lezioni di etica ed estetica al Pan e a Villa Pignatelli.

Sono icone le immagini scattate da Steve McCurry, troppo belle, ma vere. E la verità dolce e terribile che vuole far guardare Lui attraverso la bellezza. E’ stato proprio Mc Curry in persona a scegliere la nostra città “colorata” e curiosa per raccontare il suo viaggio fotografico attraverso i paesi e i decenni partendo dagli anni ’70. La mostra “Senza Confini” sarà visibile al Pan (palazzo delle Arti di Napoli) fino al 12 febbraio 2017 (a parte Napoli, la mostra ha toccato solo Roma e Venaria), in contemporanea e a poche centinaia di metri la mostra WordPressPhoto 2016 invece resterà a Napoli solo fino al 27 novembre proponendo però alcune imperdibili lectio magistralis di grandi fotogiornalisti mondiali. Napoli sta dunque vivendo una stagione d’oro per la fotografia e rappresenta un’occasione straordinaria per quanti, partenopei o turisti, vogliono intuire qualcosa in più del mondo e quanti, soprattutto giovani, vogliono carpire l’etica e l’estetica della Fotografia oggi.

Senza Confini 1

La Mostra di McCurry al Pan.  “Perché già il solo viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse, mi procura gioia e mi dà una carica inesauribile” dice

Steve McCurry, uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea ed un punto di riferimento per molti, soprattutto giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo. Non è esagerato dire che visitare la meravigliosa mostra portata al Pan da Civita in collaborazione con SudEst57 (due enti che già avevano dedicato al grande fotografo diverse mostre di successo) con il progetto espositivo curato da Biba Giacchetti e l’incredibile allestimento di Peter Bottazzi, è compiere parte di quel viaggio realizzato dal fotografo attraverso gli anni e i paesi, è pure essere investiti da quella carica inesauribile racchiusa dai colori e dalle composizioni perfette delle immagini di Mc Curry. Le sue foto sono diventate icone del nostro tempo, poiché in ogni scatto è racchiuso un complesso universo di esperienze e di emozioni e molte delle sue immagini sono conosciute in tutto il mondo. La rassegna allestita nel Palazzo delle Arti di Napoli, oltre a presentare il nucleo essenziale delle fotografie più famose di McCurry insieme ad alcuni lavori più recenti e ad altre foto non ancora pubblicate nei suoi numerosi libri, mette in particolare evidenza la sua attività di fotografo, impegnato “senza confini” nei luoghi del mondo dove si accendono i conflitti e si concentra la sofferenza di popolazioni costrette a fuggire dalle proprie terre.

Senza Confini 2

La mostra raccomandata a tutti, fotografi, neofiti, giovani promesse della fotografia o semplici cittadini con la sensibilità per la storia del nostro tempo o per l’immagine, ad adulti ma anche ai bambini. Si perché le immagini di Mc Curry benché siano fotogiornalistiche non esaltano il dolore, ma lo sublimano attraverso l’armonia di forme e colori. Ecco che la fotografia diventa etica e perde quell’aspetto morboso dell’esposizione del dolore che accomuna la maggior parte dei fotoreporter di guerra e che oggi, inflazionata, non colpisce più come dovrebbe. La missione sociale e politica della fotografia risulta pertanto depotenziata. Mc Curry è stato dunque un precursore fin dagli anni’70 a trovare una strada alternativa. Quello di Mc Curry è un viaggio alla ricerca della bellezza anche là dove la bellezza sembra impossibile. Ed ecco che il non-senso della violenza inflitta ad un popolo, alla vita, all’ambiente si imprime nella mente di chi guarda, come i bambini che giocano in bilico su un cannone a poca distanza dalle bombe in Libia, come i cammelli che cercano disperatamente l’acqua contro il petrolio in fiamme in Kuwait o come gli occhi verdi e penetranti di Sharbat Bibi che hanno fatto il giro del mondo raccontando la tragedia dei profughi afgani.

Senza Confini 3

Il tema è purtroppo di grande attualità e Steve McCurry lo ha documentato fin dalla fine degli anni ’70. Le sue immagini sono colorate, il cielo è blu a differenza delle tante foto di guerra a cui viene sottratto il ciano per drammatizzare. La prospettiva è spesso frontale e simmetrica, crea armonia, un’armonia che stride al cospetto di certe realtà e per questo ne esalta l’umanità e inchioda l’osservatore. “Un viaggio tra le meraviglie del mondo” definisce il suo lavoro, lo stesso Steve.

Si tratta di una lezione di fotografia e di umanità che si intuiscono universalmente e che possiamo comprendere più a fondo grazie all’audio guida gratuita (assolutamente da prendere) in cui sono impressi i commenti del fotografo sulle immagini scattate, sulle sensazioni che ha provato a confronto con le persone incontrate e sulle tecniche adottate per realizzare ogni scatto perfetto.

Senza Confini 4 

E allora con la generosità che lo contraddistingue Mc Curry ci svela che il primo segreto per carpire la realtà è semplicemente aspettare. Pazienza e costanza le doti fondamentali. Infatti il fotografo, una volta scoperto il contesto giusto, torna in quel posto più volte in giorni diversi e momenti diversi della giornata per cogliere la luce perfetta, come nel caso della fotografia di un pescatore su un lago in Birmania o dei pescatori “trampolieri” in Sri Lanka o quando in India, individuata una via particolarmente successiva, ha atteso ore che passasse qualcuno per immortalare l’attimo: “Se ti piace qualcosa non devi rinunciare”. Ed ecco che a tratti la lezione di etica ed estetica della fotografia trapassa nella filosofia. C’è quindi capacità di immaginazione e anche speranza dietro ogni fotografia poiché il fotografo attente con stupore l’inatteso, meravigliandosi ogni volta come un bambino: “Io amo fotografare per strada perché c’ è sempre qualcosa di nuovo da scoprire”. Mc Curry sostiene in particolare di essere interessato a “ciò che accomuna e differenzia le persone in diverse parti del mondo” come nel caso dei bambini buddisti in un monastero che giocano con pistole e i-pad per cui pensa “i bambini sono uguali in ogni parte del mondo”. Mentre ci sono parti di mondo che non potremo vedere più se non in una fotografia che si fa storia, è questo il caso di una locomotiva a vapore che si staglia contro il Taj Mahal in India: là dove c’era un panorama, oggi ci sono palazzi a ostruire la vista. Mc Curry entra nella storia anche attraverso le piccole storie, quando ricerca la ragazza afgana 17 anni dopo per aiutarla o quando grazie ad una sua foto un vecchio sarto indiano scampato ad un allagamento ottiene in regalo una macchina da cucire nuova. Dietro ogni immagine spesso si nasconde una storia in cui il fotografo è entrato con affetto. Il percorso di visita si apre con una sezione di foto in bianco e nero, scattate da Steve McCurry tra il 1979 e il 1980 nella sua prima missione in Afghanistan, dove era entrato insieme ai mujaheddin che combattevano contro l’invasione sovietica; con loro condivide pane, acqua e quotidianità, rischi e difficoltà, senza documenti, solo con la macchina fotografica, con generosità.

In quel paese è tornato numerose volte, affascinato da quei volti afgani per lui tanto intensi (la maggior parte dei ritratti singoli sono di afgani) e da quel paese veniva la ragazza che ha fotografato nel campo profughi pakistano di Peshawar, diventata ormai una icona della fotografia mondiale, ma anche un simbolo della speranza di pace. Il suo ritratto più famoso è esposto insieme ad altri due scatti, uno dei quali realizzato da McCurry a distanza di 17 anni, dopo averla finalmente ritrovata, al termine di una lunga ricerca.

Nei luoghi del mondo dove la vita è spesso più difficile, l’obiettivo di Steve McCurry ha saputo raccogliere immagini di grande poesia, ma ha saputo documentare anche le atrocità della guerra e della violenza di cui l’umanità sa rendersi protagonista, dalle Torri gemelle alla guerra del Golfo, dal Giappone dopo lo tsunami ai bambini soldato al dolore degli ospedali. Visto il successo di pubblico fatto soprattutto di giovani che affollano la mostra proprio per soddisfare questa richiesta, l’assessorato alla Cultura del Comune di Napoli ha programmato delle aperture straordinarie per venire incontro alle esigenze dei visitatori nelle seguenti domeniche: 20 e 27 novembre, 4, 11 e 18 dicembre. Apertura straordinaria fino alle 19.30 nei giorni: 8 e 26 dicembre 2016; 6 gennaio 2017. E inoltre il 24 e il 31 dicembre la mostra sarà aperta fino alle 15.30 e il 25 dicembre fino alle 14,30. Il 1° gennaio 2017 il  Pan aprirà dalle 15,00 alle 19,30. Steve Mc Curry si è proposto di tornare a Napoli, “città unica”  per scattare delle fotografie. E noi napoletani lo aspettiamo, curiosi, entusiasti e un po' bambini proprio come lui. 

Senza Confini 5

Visitare la mostra WordPressPhoto 2016 è già di per se una lezione di fotogiornalismo e di storia contemporanea allo stesso tempo. È un modo di rivedere gli eventi politici, sociali e naturali che hanno coinvolto e sconvolto il mondo nel 2015 come la guerra in Siria o il terremoto in Nepal, ma anche di entrare nella vita intima di una coppia malata di cancro o di scoprire e denunciare le violenze inflitte alle donne militari nell’esercito USA. Nelle immagini del Word Press il dolore non viene nascosto o sublimato, viene invece mostrato nella sua carnalità e nella sua atrocità. L’abilità di cogliere l’attimo perfetto in mezzo a tanto dolore può lasciare sconcertati. Per comprendere dunque il lavoro complesso, entusiasmante, terribile e necessario del fotoreporter il Cime che ha portato, dopo Bari la mostra a Napoli ha organizzato “Un caffè con i fotoreporter” una serie di incontri speciali con i maggiori fotoreporter contemporanei che si svolgono alcuni sabato di novembre alle 16.30 in Villa Pignatelli: il primo con Eduardo Castaldo, di seguito (il 19 novembre) con Francesco Zizola e infine con Manoocher Deghati.  Un’occasione imperdibile e gratuita, un invito alla riflessione e al confronto rivolto a professionisti, amatori e fruitori delle immagini fotografiche.

eduardo castaldo

Interessantissimo (per chi c’è stato) l’incontro con il fotoreporter Eduardo Castaldo (World Press Photo 2012), 'Il fotogiornalista fra reale e manipolazione digitale', una sorta di un auto analisi del proprio percorso fotografico e un’analisi di come si è evoluta la fotografia negli ultimi decenni. A partire dalla visione dei suoi lavori, Castaldo si è interrogato sull’etica della foto giornalistica e sulle sue manipolazioni, sul rapporto ambiguo fra realtà e immagine, su quello fra fotografante e fotografato, sul diritto alla rappresentazione dell’altro, sulla responsabilità culturale e politica del mestiere di fotografo nello scenario della comunicazione digitale.

francesco zizola

SABATO 19 NOVEMBRE alle 16.30, sempre a Villa Pignatelli, si terrà l’incontro con Francesco Zizola, tra i fotoreporter italiani con più riconoscimenti internazionali. Le sue fotografie sono apparse su riviste di tutto il mondo (The New York Times, Stern, Der Spiegel, El Mundo), ha collezionato dieci premi World Press Photo (tra cui il World Press photo of the Year nel 1996), quattro Picture of the Year International (POYi) e pubblicato sette libri. A Napoli è esposto il suo ultimo progetto “The same boat” (agosto 2015), commissionato da “Medici senza frontiere” e vincitore del secondo premio Contemporary Issues di World Press Photo 2016. Zizola ha documentato il passaggio dei rifugiati che attraversano lo Stretto nel Mediterraneo tra la Libia e l'Italia. Zizola, fondatore dell’agenzia Noor, dal 1980 documenta grandi conflitti e la loro crisi nascosta concentrandosi su questioni sociali e umanitarie. I suoi incarichi e progetti personali lo hanno portato in giro per il mondo, dandogli la possibilità di immortalare quell’umanità dimenticata e troppo spesso ignorata dai media mainstream.

Manoocher Deghati

SABATO 26 NOVEMBRE alle 16.30 sarà la volta di incontrare il fotoreporter Manoocher Deghati, nato in Iran nel 1954  ed è uno dei fotoreporter viventi che ha ottenuto più riconoscimenti e più presenze sul campo nel campo del fotogiornalismo di guerra. Oltre a far parte della giuria di World Press Photo per 6 anni, ha collaborato con testate prestigiose come National Geographic, Time, Life Press, Newsweek, Figaro, Marie-Claire. Cittadino del mondo, con i suoi scatti ha documentato in maniera crudele e viva i momenti più drammatici della storia recente vivendo in Iran (per SIPA PRESS, BLACK STAR, TIME, LIFE), in Francia (per KEYSTONE), a Los Angeles (per SIPA PRESS), in Costa Rica (per AFP), informando attraverso le immagini il pubblico internazionale, a dispetto delle distanze geografiche e culturali. Creatore e direttore della unità fotografica d'UN-OCHA/IRIN, l'Agenzia Stampa Umanitaria delle Nazioni Unite a Nairobi, ha ricoperto anche il ruolo di osservatore  internazionale delle Nazioni Unite in occasione delle elezioni della Loya Jirga nel 2000. Manoocher Deghati è oggi reporter per National Geographic (Francia-Siria-Sudan-Turchia- Abu Dhabi-Italia), UNESCO, European Commission e Figarò ed è docente per i Masterclass di World Press Photo Amsterdam. Tra i premi conquistati durante i suoi numerosi viaggi: I e III premio per il World Press Photo  (nel 1983 e 1986),  I premio per il Fuji Price, il Georges Benderheim e sei volte “Miglior foto del mese” per l’AFP e tanti altri riconoscimenti internazionali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Giornalista, fotografa, sociologa, attrice, cuoca, artigiana. Fa parte della redazione di Napoli Città Solidale e collabora con il Corriere del Mezzogiorno. Ama le storie e le inchieste: proverbiali i suoi scritti XL. L'eclettica Alessandra talvolta dimentica in quale iperspazio ha lasciato la testa, incorrendo in tragicomiche gaffe. Alice, per gli amici, appena può parte per qualche paese lontano, ma torna sempre nella sua città preferita: Napoli.

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