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Non so doce so feroce

roxy in the boxSette donne che ferocemente hanno perseguito i loro ideali segnando, nel loro tempo, il futuro. Sono sulla pelle delle donne contemporanee grazie alle T-PoP firmate da Roxy in the Box per Silvian Heach.

La “nostra” Roxy in the Box, che con le opere di vascio art  (come quelle del progetto "Da PoPolari a PoPolani" )  è ormai parte integrante del patrimonio dell’arte e del cuore dei napoletani, presenta per il marchio campano Silvian Heach il suo nuovo progetto artistico-popolare: The other side of T-PoP, una capsule collection speciale di 7 T shirt dedicate alle storie di 7 iconiche donne partenopee dal 1300 ad oggi. (http://bit.ly/2qjOp0N#RoxyInTheBoxForSilvianHeach #SilvianHeach)

Sul lato A e sul lato B delle magliette Roxy miscela le sue tipiche immagini forti e colorate a frasi incisive che non possono lasciare indifferenti, mentre all’interno dell’indumento, in “the other side”, ci sono le biografie delle 7 donne, raccontate dalla storica dell’arte Anita Pepe.

roxy in the box 1

Al centro Roxy

“Quando Silvian Heach mi ha contattato per chiedermi di firmare la capsule collection- racconta Rosaria Bosso, in arte Roxy in the Box- ho pensato di continuare il mio filone storico proponendo un progetto narrativo dedicato a 7 donne partenopee. Mi andava di parlare di Napoli e di portare le donne partenopee in giro per l’Italia visto che la Silvian Heach è campana e diretta da donne molto in gamba. Ho voluto fare delle T-shirt, che io chiamo T-POP, perché sono indumenti usati da tutti che difficilmente si buttano. Anche quando una T-shirt è consumata si conserva, si usa come pigiama o alla fine come straccio. E’ qualcosa che resta e che può veicolare un messaggio per lungo tempo. In controtendenza con la comunicazione virtuale che è veloce e passeggera, la moda potrebbe impegnarsi di più nel trasmettere messaggi significativi. Mi piace l’idea che la scritta all’interno sia a contatto diretto con la pelle, perché è qualcosa che tocca. Mi piace immaginare che le donne che indosseranno le magliette, teenager, casalinghe, magari stirando la maglietta o indossandola, potranno leggere la storia di donne che non conoscevano e che sono state rivoluzionarie nel loro tempo e sono tutt’ora esemplari”. 

roxy in the box 2

C’è la maglietta di Maria Puteolana: ragazza del 1300 di Pozzuoli, di cui spesso parla Petrarca, che Roxy definisce “la nostra Lady Oscar” perché andava a combattere i pirati vestita da uomo.  C’è Annella de Rosa, pittrice del 1600 che si dice attirasse le invidie della grande Artemisia Gentileschi per la sua bravura. Probabilmente firmava i suoi quadri con nomi maschili poiché ci sono pervenute poche opere. La leggenda vuole che fosse l’amante di Stanzione e che il marito l’avesse pugnalata per questo. A sconfessare questa storia la scoperta di un testamento scritto quando si era gravemente ammalata (poi di questa malattia morì) in cui lascia i beni guadagnati attraverso la sua arte ai figli. Ecco che Roxy scrive sulla maglietta a lei dedicata: “Pugnalata? Ma chi io?”, per sfatare il mito che vuole Annella vittima di un femminicidio. In ogni maglietta si avverte un legame tra storia e contemporaneità. Come nel caso in cui Roxy vuole presentare Annella come artefice della propria fortuna e non come vittima. Roxy dice: “Credo che oggi parlare troppo delle uccisioni delle donne faccia una pubblicità negativa, sia controproducente per le donne stesse”.  Il messaggio che Roxy vuole trasmettere alle teenager sulle donne è positivo: “Ci sono donne, ognuna nella sua epoca che hanno voluto realizzare i propri ideali e ci sono riuscite”. Proprio per questo Roxy incontrerà a breve alcune giovani blogger di moda particolarmente influenti tra le giovanissime.

roxy in the box 3

Tra le donne che hanno combattuto per i propri ideali c’è la nota Eleonora Pimentel Fonseca che viene rappresentata su un cono gelato in un cielo di limoni e sottolineata dalla scritta “Il gusto della libertà”. Roxy ha voluto evidenziare l’amaro prezzo pagato dalla patriota che ha combattuto fino alla morte.  Un’altra nota ribelle partenopea ricordata da una maglietta è Maddalena Cerasuolo, operaia antifascista nata all’inizio del ‘900. Protagonista delle Quattro Giornate di Napoli, la donna portava i messaggi da un punto all’altro della città e si distinse per aver preso parte ai combattimenti contro i tedeschi. Dietro la maglietta, svelando un filo che arriva ad oggi, c’è scritto “No invaders” con riferimento al terrorismo, perché secondo Roxy: “I giovani dovrebbero cercare di combattere ogni tipo di male e non abituarsi”.

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Ci sono poi due magliette dedicate, Ria Rosa ed Elvira Notari due grandi artiste che tuttavia non sono note a livello planetario come Marilyn Monroe. “Oggi  si tende a iconizzare ciò che è leggero e ci ricorda momenti felici - dice l’artista-, mentre difficilmente il tempo riporta come icone azioni umane incisive che hanno comportato lotte e sacrifici”. Maria Rosaria Liberti, nata nel 1899 e morta nel 1988, in arte Ria Rosa, ha scritto e cantato sul palco del Salone Margherita testi in napoletano rivoluzionari rispetto al ruolo femminile dell’epoca. Definita anche “Nonna delle femministe” è stata la prima cantante a vestirsi da uomo su un palco, prima di Marlene Dietrich. Fuggita a New York durante il fascismo sostenne la battaglia contro la condanna a morte di Sacco e Vanzetti (anarchici accusati di terrorismo, riabilitati solo dopo essere stati uccisi) con la canzone “A seggia elettrica”. E’ sua la frase contro i canoni della docile madre e moglie: “Non so doce so feroce”.

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C’è poi la T-POP dedicata ad Elvira Notari nata a fine ‘800, prima cineasta italiana e prima neorealista al mondo. Salernitana, a Napoli fonda con il marito la Dora Film con la quale realizza film muti in cui vengono raffigurati i bassi napoletani e la borghesia decadente e in cui spesso le donne sono protagoniste. Fu censurata prima perché portava in giro un’immagine povera di Napoli e poi dal fascismo che non ammetteva ruoli femminili protagonisti. A lei, che faceva cinema muto, fu tolta la parola.

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E infine tra le protagoniste del progetto c’è la stessa Roxy in the Box con l’autoritratto realizzato nel 2006: “Cento colpi di sega”. “L’opera è dedicata a mia nonna- spiega Roxy-. Lei mi raccontava dei 100 colpi di spazzola che si dava prima di andare a dormire, era un modo per le donne che lavoravano tutto il giorno di dedicare gli ultimi 10 minuti della giornata a se stesse. Oggi, dopo una giornata di impegni, invece di spazzolarsi i capelli ci si ferma 5 minuti per fumare una sigaretta. L’ho realizzata quando ero più giovane e avevo tante preoccupazioni. Si dice che i giovani siano spensierati, non è vero. Hanno tante ansie nel quotidiano, legate non solo al lavoro, ma anche alla famiglia. Le preoccupazioni appartengono a tutti, anche ai bambini”. Oggi donna sceglierà la maglietta che la ispira di più, che in qualche modo la rappresenta. E’ compito della storia essere un segno per le generazioni future, per questo è importante rievocarla, portarla sulla pelle.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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