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L’uomo che misura le nuvole

misurare le nuvoleIn nome dell’arte le istituzioni partenopee si uniscono e diventa possibile anche “misurare le nuvole”. Napoli dedica una settimana a Jean Fabre.

In attesa di Belgian Rules, spettacolo monumentale del Napoli Teatro Festival Italia sul suo amato Belgio, Jean Fabre inaugura “l’uomo che misura le nuvole” al Madre e la mostra Naturalia e Mirabilia a Capodimonte. La città si coalizza in nome della fantasia e della creatività, diventa spazio di espressione della poetica visionaria di Jean Fabre in cui Napoli si proietta. Artista poliedrico, performer, drammaturgo, regista, coreografo, disegnatore, scultore Jan Fabre (Anversa, 1958) è una delle figure più affascinanti, complete e complesse della ricerca artistica contemporanea. A partire dagli anni Settanta, ancora studente prima presso l'Istituto di Arti Decorative e Belle Arti e poi presso l'Accademia di Belle Arti di Anversa intraprende un percorso di ricerca interdisciplinare, dedicato all'esplorazione delle modalità espressive più idonee per raggiungere, attraverso tecniche, materiali e linguaggi sempre in evoluzione e mutamento, il dominio del corpo umano e delle sue manifestazioni. Sapiente utilizzatore delle potenzialità del teatro, attraverso l'espressione narrativa e la pratica della messa in scena Fabre esplora la vita umana e le sue multiformi declinazioni, combinando elementi come la danza, la musica, l'opera, la performance e l'improvvisazione in un dialogo incessante tra il pubblico e se stesso.

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La settimana napoletana si è aperta lunedì 26 giugno alle 19.00 con la presentazione della mostra My Only Nation is Imagination, a cura di Melania Rossi nello Studio Trisorio in Riviera di Chiaia, 215,  con sculture, disegni e un video risultato della ricerca di Fabre sul rapporto tra arte e scienza. Cos’è la bellezza? Chi è l’artista? Come reagiscono i neuroni di fronte all’arte classica e cosa accade invece davanti a un’opera di arte contemporanea? Questi e molti altri quesiti sono al centro di una serie di lavori in cui Fabre si spinge a indagare i processi fisiologici che regolano la creazione e la fruizione artistica.  

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Giovedì 29 giugno, alle 18.00 il Museo MADRE, di via Settembrini 79, inaugura L’uomo che misura le nuvole (versione americana, 18 anni in più) 1998 – 2016 di Fabre, alla presenza dell'artista e dei curatori Laura TrisorioMelania Rossi e Andrea Viliani nell'ambito di Per_formare una collezione, il progetto di formazione in progress della collezione del museo campano di arte contemporanea. L’opera in bronzo che sarà visibile fino al 19 dicembre 2017 al Madre e dai tetti della città, rientra nell'ambito del progetto Il ragazzo con la luna e le stelle sulla testa, a cura di Eduardo Cicelyn e Mario Codognato: una galleria di personaggi-autoritratto, sculture in bronzo, a grandezza naturale in cui ogni scultura-personaggio interpretava un ruolo in relazione all'immaginario della città. L’uomo che misura le nuvole  è un inno alla capacità di continuare a sognare, di trascendere il tempo e lo spazio attraverso l’immaginazione ed è ispirata dall'affermazione che l'ornitologo Robert Stroud pronunciò nel momento della liberazione dalla prigione di Alcatraz, quando dichiarò, appunto, che si sarebbe d'ora in poi dedicato a “misurare le nuvole”. Oltre alla citazione, che colloca l'opera in un ambito storico e scientifico definito, in questo caso l'utilizzo dell'autoritratto ha un ulteriore riferimento di matrice biografica in quanto l'opera è un omaggio al fratello minore dell'artista, sognatore deceduto prematuramente. La messa in scena di un'assenza memoriale che si impone come presenza scultorea, diventa il doppio metaforico di entrambe le personalità rappresentate, la cui unione genera un'energia che diviene movimento, tensione e vitalità. Esprimendo la sensazione di pianificare l'impossibile (appunto il tentativo di misurare un'entità mutevole e incostante come le nuvole), Fabre riflette su se stesso e sullo statuto della ricerca dell'artista, assimilata alla pretesa dello scienziato di travalicare il limite umano della conoscenza. Esprime l'inesprimibile senza tradirne l'intrinseca e fondativa bellezza.

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Sabato 1 luglio, alle 11.30, al Museo e Real Bosco di Capodimonte, in via Miano 2 (secondo piano, sala 82), si inaugura la mostra Jan Fabre. Naturalia e Mirabilia nell'ambito del ciclo Incontri sensibili, a cura di Sylvain Bellenger Laura Trisorio che sarà visibile fino al 22 ottobre. Fabre presenta due lavori realizzati interamente con gusci di scarabeo gioiello, elemento distintivo e ricorrente della sua ricerca. Spanish Sword (Knight of modesty) –Spada spagnola (Cavaliere di umiltà) – è una spada in acciaio ricoperta di corazze naturali e iridescenti di scarabeo che evoca l’investitura cavalleresca, le armature cinquecentesche e la battaglia per l’arte che Jan Fabre ha intrapreso sin dal 2004 con il film Lancelot, una crociata in difesa della fantasia e dell’immaginazione come forme di conoscenza. In sala sono presenti anche due preziosi elementi in cuoio del XVI secolo (un frontale da cavallo e una rotella da parata). In dialogo con le opere di Fabre c'è la “camera delle meraviglie”, o Wunderkammer, una raccolta di curiosità tipica delle collezioni d’arte del Cinquecento e Seicento, manifestazione dell’utopia di riunire natura e arte per creare un universo in miniatura. Naturalia (madrepore, rami di corallo, uova di struzzo, rostri di pesce sega, uova di struzzo) e mirabilia (oggetti d'arte realizzati in cristallo di rocca, bronzo, avorio, ambra, noci di cocco, corno di rinoceronte, corno di cervo, nonché manufatti provenienti da terre di esplorazione) sono accomunati dalla capacità di destare stupore generalmente per l’origine misteriosa, la tecnica o il materiale di realizzazione, collezionate dai Farnese tra il Cinquecento e il Seicento. A questa eclettica raccolta, sono stati aggiunti 41 antichi scarabei della Collezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Gli scarabei sono animali cari agli antichi egizi quanto a Jan Fabre, perché rappresentano il dialogo tra l’universo ctonio e quello ultraterreno, l’immortalità e il mondo arcaico precedente alla comparsa dell’uomo. La naturale corazza di questi coleotteri è un attributo di forza ma, al contempo, ne mette in luce un’intrinseca fragilità che necessita protezione. L’artista belga, nel suo interesse verso il microcosmo degli insetti, gioca anche con l’omonimia del suo cognome con quello dello studioso Jean-Henri Fabre, padre della moderna entomologia.

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Infine, sabato 1 alle 20.30 e domenica 2 luglio alle 19.00, Fabre presenterà in anteprima mondiale la sua nuova produzione teatrale Belgian Rules/Belgium Rules al Teatro Politeama di Napoli (via Monte di Dio), nell’ambito del Napoli Teatro Festival. L’opera titanica di 4 ore fa un omaggio alla terra madre di Fabre come Fellini ha fatto con la sua Roma. Dopo aver realizzato istallazioni e performance che celebrano l’universo animale e le pulsioni umane che di quel mondo sono partecipi e avversarie allo stesso tempo, il regista, scultore e coreografo belga, celebra il volto complesso del suo “pazzo paese”. Il Belgio è uno “stato nano”, un minuscolo territorio in cui convivono tre regioni e si parlano tre diverse lingue. Ma è anche uno stato instabile che i vicini usano come palcoscenico di guerra. I suoi abitanti sono schiacciati da burocrazia e formalità, ma sono anche dei sovversivi. La parola razionale non riesce a rappresentarne tutte le sfaccettature e per farlo, Fabre usa il linguaggio più adatto ad afferrare quello che definisce il suo “viscido paese”, ossia la lingua immaginifica del teatro. “I belgi godono, mangiano e bevono fino a farsi scoppiare la pancia. Patatine! Birra! Waffels e cioccolato! Celebrano la tavola e la carne. Nessuno deride il belgio più di se stesso. È una terra che dà rifugio ad una razza di scansafatiche e imbroglioni. O nobile Belgio, o madre viscida! Non fatevi coinvolgere dall’ondeggiare di bandiere e dalle feste scoppiettanti, a cui siete invitati. L’epica di questo strano regno non è il nazionalismo, ma la storia della sua totale assenza. Benvenuti ad Assurdilandia!”.

A proposito di “assurdilandia”, mai cornice fu più adatta alle opere del grande artista di Napoli che pare avere diverse analogie con il Belgio e i Belgi se pensiamo al contenuto di Belgian Rules. Folle e contraddittoria, scombinata ma capace di unirsi in nome dell’arte. La relazione fra gli eventi dedicati a Jean Fabre testimonia il grande fermento che riguarda l’arte a Napoli e la sinergia in atto fra le varie istituzioni regionali e nazionali, come fra la sfera pubblica e l'iniziativa privata, in un quadro di coordinamento complessivo delle programmazione culturale in Campania.

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L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Giornalista, fotografa, sociologa, attrice, cuoca, artigiana. Fa parte della redazione di Napoli Città Solidale e collabora con il Corriere del Mezzogiorno. Ama le storie e le inchieste: proverbiali i suoi scritti XL. L'eclettica Alessandra talvolta dimentica in quale iperspazio ha lasciato la testa, incorrendo in tragicomiche gaffe. Alice, per gli amici, appena può parte per qualche paese lontano, ma torna sempre nella sua città preferita: Napoli.

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