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Parla Jorit, l’autore dei murales di Gennaro e Maradona

Jorit Murales San Giovanni 1Jorit (pseudonimo AGOch) è la firma dei murales più belli e maestosi di Napoli, da “Gennaro” a Forcella, la grande opera dedicata al “santo” lavoratore, al “Dios Umano”, il Maradona dipinto su una parete del Bronx di San Giovanni a Teduccio, passando per la suggestiva “Zingarella” del Parco dei Murales a Ponticelli.

L’ultimo lavoro è “Essere umani”, un viso ritratto in primo piano e poi con uno zoom sugli occhi espressivi di Niccolò, bambino autistico. Ma sono tantissimi i volti anche di personaggi famosi (Massimo Troisi, Hamsik, Fedez, J-Ax, Clementino, Rocco Hunt, solo per fare qualche esempio) che l’artista ha dipinto su spazi metropolitani enormi. Tutti i ritratti hanno in comune un segno distintivo: due segni rossi sul viso a testimoniare l’appartenenza a una stessa umanità, o meglio a una “tribù umana”.

Jorit Alessandro Napoli

Napoletano, di Quarto, di padre italiano e madre olandese, Jorit gira per il mondo ma torna sempre nella sua città. Un ragazzo schivo per chi lo conosce, sceglie di non farsi vedere in volto, ci spiega il perché.

Jorit Gennaro Napoli

Come nasce la passione per i grafitti?

Io faccio graffiti, non faccio street art, che è decorazione. L’intento è quello di infastidire, segnalare un problema, sollevare una questione.

Jorit Sonia Brooklyn

Perché si è concentrato sui ritratti e perché quelle cicatrici a rappresentarne il “segno distintivo”, tale da non “risparmiare” neppure un santo?

I segni rossi rappresentato l’appartenenza alla Tribù Umana, chi entra nella tribù così come nei rituali di scarnificazione ha i segni. Anche nell’opera “Gennaro”, la persona raffigurata non è un santo ma un lavoratore napoletano; sul dover santificare i lavoratori siamo pienamente d'accordo 

Come mai sceglie di trattare certi temi sociali come l’autismo e di portare messaggi come quello di “Essere umani” nelle periferie?

Tutti noi dovremmo prenderci le nostre responsabilità e uscire dal tecnicismo alienante del produttore consumatore. Questo significa farsi le domande che sono alla base del nostro esistere e del nostro vivere comunitario. La distruzione dello stato sociale è compatibile con il nostro essere umani?

Da cosa nasce l’idea di non farsi vedere perché sia la propria arte a parlare?

Jorit è un collettivo senza culto della persona anche perché le persone sono mortali le idee potenzialmente vivono in eterno. 

Come si sente quando termina un’opera e quale è la sensazione del pensare di “avere lasciato un segno”?

È una bella sensazione.

Cosa risponde a chi non ritiene la sua vera arte?

La parola arte è fumosa; è tutto e niente, qualunque cosa si può definire arte o no, non ha nessuna importanza. Ciò che conta e se un’opera pittorica sia un passo in avanti o uno indietro nel progresso della storia umana. 

Quale è, più in generale, il messaggio e lo scopo principale di uno street artist?

La maggior parte degli street artist sono dei decoratori, non hanno nulla da dire e nessuno scopo, fanno un lavoro come tanti altri. La missione di chi usa la pittura in un contesto pubblico dovrebbe essere quella di rompere gli schemi, porre domande e dare risposte, schierarsi e opporsi a questa cappa di legalitarismo opprimente e liberticida.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Maria Nocerino
Author: Maria Nocerino
Sociologa e giornalista pubblicista, è specializzata nel giornalismo sociale. Collabora con l’agenzia di stampa Redattore Sociale e con il quotidiano Roma per le pagine della Cronaca.

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