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airbnb napoliE’ un attentato al cuore di Partenope. Napoli rischia di essere “gentrificata” a causa dei b&b, questo l’allarme lanciato dalla rete SET: Città del Sud d’Europa di Fronte alla Turistificazione. La prima assemblea pubblica si terrà giovedì 12 luglio dalle 18.00 alle 21.00 nel Cortile di Santa Chiara.

Napoli tra ricchezza e povertà

Nel 2014 il 62% dei napoletani è proprietaria di casa. In Italia la maggior parte delle abitazioni di proprietà delle persone fisiche sono utilizzate come abitazione principale (62,6%), il 17,9% sono a disposizione (le cosiddette “seconde case”) e solo l’8,8% dello stock abitativo è dato in locazione. Un ulteriore 2,8% è rappresentato dalle abitazioni date in uso gratuito a un proprio familiare.

Questa la fotografia del patrimonio immobiliare italiano al 31 dicembre 2014 scattata dall’Agenzia delle Entrate e dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia. Oggi probabilmente, a 4 anni di distanza, tutte le seconde case rientrano nel comparto Airbnb.

Tra il 2016 e il 2018 il numero di alloggi su Airbnb a Napoli è aumentato più che in tutte le altre città italiane, con un tasso di crescita medio del 65%. Nel 2017 su Airbnb si contavano una media di 4500 alloggi, nel 2018 si sfiora quota 7000, concentrati quasi interamente all’interno del centro storico. Un'area che resta popolare, ma che è diventata fragilissima dal punto di vista sociale: sono questi quartieri in cui l'indagine dell'ISTAT del 2017 ha segnalato un alto tasso di disagio economico delle famiglie. Un disagio che il rincaro del costo della vita e dei prezzi delle abitazioni non potrà che acuire. Insomma abbiamo la chiara figura di una Napoli sempre più ricca e di poveri sempre più poveri perché gli è impossibile affittare un tetto sulla testa.

Il giro di affari dei b&b a Napoli

Compreso l’incredibile giro d’affari giustamente il Comune di Napoli ha richiesto direttamente tramite le piattaforme (o meglio dire la piattaforma che opera in monopolio) di affitto alloggi temporanei.  Negli ultimi 12 mesi, sono stati 222.500 gli ospiti che hanno soggiornato in città, (+65% rispetto all’anno precedente), per una durata media del soggiorno di 3,2 notti. Sempre nell’ultimo anno, l’host tipico napoletano (colui che ospita) ha condiviso la propria casa per 47 notti. Affittare una casa ai turisti su Airbnb può rendere il triplo di quanto rende affittarla a un abitante. Il tutto quasi sempre in regime di totale elusione fiscale. In molti sono già sotto sfratto o non vedranno rinnovato il proprio contratto di affitto.

"Il turismo crea lavoro", "Il turismo valorizza i beni culturali e il patrimonio immobiliare", ma quali sono i suoi effetti sociali? Una "turistificazione" che si espande incontrollata fa bene alla città? E' accettabile che pochi si arricchiscano mentre quasi tutti continuano a lavorare precari e al nero? Queste sono le domande che si pone la rete SET: Città del Sud d’Europa di Fronte alla Turistificazione. Dopo città come Barcellona, Palma de Maiorca, Lisbona, Venezia, Firenze, Valencia, Siviglia, Pamplona, Malaga, Madrid, anche Napoli ha deciso di aderire alla rete SET.  Il 12 luglio ci sarà la prima assemblea pubblica della rete locale SET, nel tentativo di aprire un dialogo con le varie parti della città e saranno proiettati alcuni video, tra cui la puntata di Report su Airbnb realizzata da Manuele Bonaccorsi.

Napolilandia

“Oltre al costo degli affitti ad esser compromessa- spiegano i promotori di SET Napoli- è la stessa vivibilità e diversità del territorio: quante salumerie, mercerie, ferramenta sono stati rimpiazzati da ristoranti, catene commerciali e negozi dedicati ad uso e consumo dei turisti? Quanto è cresciuto il costo della vita? Quanti artigiani e piccoli commercianti riusciranno a pagare l’affitto dei loro negozi se sempre più investitori sceglieranno di speculare sul brand “Napoli” alimentando la crescita dei prezzi e la rendita immobiliare?”.

Le esperienze di città come Venezia, Londra, Berlino, Parigi, Barcellona ci insegnano che il boom turistico non crea ricchezza per tutti: a lungo andare gli speculatori si arricchiscono e gli abitanti sono sfrattati per fare posto a nuovi turisti. Napoli è una delle poche grandi città in Europa che conserva ancora nei quartieri storici la sua eterogeneità sociale e culturale, ma in prospettiva rischia di subire la stessa trasformazione di Venezia e Firenze: un centro storico senza abitanti, un grande luna park esotico per turisti. Altre città prima di noi hanno vissuto il boom turistico e hanno visto crollare l’iniziale illusione di un reale sviluppo locale. “Senza un intervento che freni questo processo incontrollato- continuano- in breve tempo la casa sarà trasformata da bene primario in bene di consumo. Napoli si trasformerà in Napolilandia: una città vetrina, un immenso centro commerciale a cielo aperto”.

suitetti napoli

I giovani e i b&b

Tutto giustissimo, ma come arrestare quest’ondata che procura benessere a chi ha la fortuna di possedere una casa di proprietà e al contempo non trova in città altre opportunità occupazionali? D’altra parte la turistificazione è probabilmente inversamente proporzionale alla disoccupazione che in Campania raggiunge nel 2017 il 30% tra i 25 e i 34 anni e il 19,5% tra i 35 e i 44 anni. Chissà che parte di queste persone non vivano di fatto affittando case ereditate dai familiari. Insomma arrestare il fenomeno della corsa all’ultimo spazio da affittare appare alquanto utopico. Molto probabilmente il fenomeno si arresterà soltanto con la saturazione.

“Il nostro scopo non è promuovere una crociata ideologica contro "il turismo"- spiegano i membri di SET Napoli-  che è un fenomeno sempre più connesso alla modernità tecnologica, alla velocizzazione e all'economicità dei trasporti. Vogliamo però far crescere la consapevolezza sul processo concreto che stiamo vivendo e confrontarci sulle strategie sociali, sulle pratiche e sulle rivendicazioni politiche per garantire il diritto all'abitare, la qualità del lavoro, la biodiversità economica e culturale. Il turismo di massa è un'industria e come tutte le industrie ha un consumo ambientale e un impatto sociale di cui è necessario essere consapevoli, anche per capire in che modo recuperare invece risorse e diritti alla sfera pubblica”.

L’Abbac chiede più controlli

Ad appoggiare questa battaglia proprio l’Abbac, l’associazione dei Bed & Breakfast e degli Affittacamere della Campania   che dichiara a fianco ai  comitati e alle famiglie che rischiano sfratto per i mancati rinnovi di contratti di locazione per far posto a strutture ricettive spesso irregolari e senza controllo. “Il Comune faccia prevalere il buon senso tutelando famiglie disagiate- afferma il presidente Abbac Agostino Ingenito che ha inviato una nota al sindaco Luigi De Magistris e all'Assessore al Turismo Nino Daniele - considerato che beneficia di riduzioni tasse per garantire tutela per fabbisogni abitativi e avvii con noi maggiore contrasto ad abusivismo ricettivo e per arginare fenomeno gentrificazione come già successo a Barcellona e nelle Baleari. Servono tutele verso consumatori e arginare concorrenza sleale nei confronti degli  operatori regolari, centinaia di abusivi su tutto il territorio comunale. L'Abbac conferma la condivisa azione a tutela delle famiglie e a chi rischia sfratti in ragione di strutture ricettive speso prive di qualsiasi requisito igienico sanitarie e condotte in spregio a qualsiasi regola  di mercato. Chiediamo di rendere permanente un tavolo già avviato lo scorso mese sul fenomeno e di serrare maggiori controlli.  Infatti le piattaforme online di prenotazioni non chiariscono l’obbligo di attenersi alle normative vigenti e non filtrano gli immobili turistici. Come anche riportato dall’inchiesta di Report, chiunque può inserire immobili da destinare ad uso turistico senza che vi sia un’effettiva verifica dei requisiti igienico sanitari e prescrizioni urbanistiche imposte alle strutture ricettive regolari”. Di fatto la finanziaria dello scorso anno aveva tentato di intercettare l’enorme flusso economico derivante dall’intermediazione di immobili ad uso turistico mediante l’imposizione di una cedolare secca del 21% che doveva essere prelevata alla fonte dai portali come sostituti di imposta. Un adempimento che invece i portali hanno rifiutato, ritenendosi privi di stabile organizzazione. “Va chiarito che se è pur vero che si può effettuare una locazione breve al disotto dei trenta giorni senza l’obbligo di registrazione all’Agenzia delle Entrate- continua Ingenito- , spetta al locatore o proprietario dell’immobile, far sottoscrivere dei contratti ad hoc e versare la cedolare secca oltre che denunciare le persone alloggiate”.

Cosa: Prima assemblea pubblica della Rete SET Città del Sud d’Europa di Fronte alla Turistificazione.

Quando: giovedì 12 luglio dalle 18.00 alle 21.00.

Dove: Cortile di Santa Chiara, via Santa Chiara, 49.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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