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Salvatelo voi!

MilikIl un film diventato un classico appena uscito nelle sale, Così parlo Bellavista, Luciano De Crescenzo chiudeva pronunciando una frase piena di calore per la sua città: «A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l’ultima speranza che resta alla razza umana».

Riportando questo pensiero dalla sfera meramente speculativa alla sfera a esagoni a cui si danno calci allo stadio, e non solo, quella frase mi è venuta in mente ieri mattina quando ho letto il bellissimo titolo del Corriere dello Sport, che sotto la foto di uno splendido e altissimo Mertens ruggente titolava: «Salvalo tu». Parlava del campionato, del Napoli come ultima, unica speranza di tenere viva la lotta scudetto, che con la fuga degli strisciati è un guerra viva già a dicembre, così come lo era già un mese fa. Solo noi, ne sono convinta, possiamo salvare questo campionato dalla noia mortale di una Juve che con buoni giocatori, simpatie arbitrali e anche notevoli colpi di mazzo si è fiondata lassù. Almeno per ora.

E il Napoli di Ancelotti lo fa. Gli azzurri giocano e puntano alla vetta contro un’avversaria solida, tosta e cazzuta come l’Atalanta, per di più accolti in uno stadio che intona cori razzisti. Con molta originalità, i bergamaschi non inneggiano al Vesuvio sola igiene del mondo o alla mancanza di sapone alle nostre latitudini, ma con un’affermazione che sa quasi di ovvio: i tifosi dell’Atalanta ci danno il benvenuto allo stadio al coro di “Noi non siamo napoletani”. Bah, mi dispiace per voi, che vi devo dire.

Nel mio mondo ideale non si segna al primo minuto, perché poi passiamo il resto del primo tempo con l’ansia che pareggino. Ma davanti a un gol come quello di Fabian Ruiz, che la mena dentro con superbia e giustizia non ci possiamo lamentare. Sta prendendo molto coraggio, il giovine: solo un mese e mezzo fa ne scartava tre, arrivava nell’area piccola, e invece di segnare la porgeva ossequiosamente a Milik, ma al contrario stasera è stato Insigne dargli un pallone bellissimo, e per niente facile.

Dicevo, non si segna al primo minuto, ma si va negli spogliatoi freschi di vantaggio, per demoralizzare gli avversari, non per ritrovarli ancora più incazzati di prima, che poi pareggiano. Devi chiuderla segnando il secondo, almeno, ma purtroppo tre pali di Insigne non fanno un gol. Per fortuna l’Atalanta di ieri sera non era la solita solida, tosta e cazzuta, ma una versione ridotta, che di tosto c’era solo Zapata, l’amato Zapata, che ogni volta che lo vedo penso: «Ma com’è che ce lo siamo venduto? Ma perché?»

E infatti segna il classico gol dell’ex. E infatti pareggiano.

Sembra sempre troppo tardi quando Ancelotti toglie Mertens – sempre bello, sempre alto, ma non incisivo – e mette Milik. Ma non è troppo tardi, e fa un gol quasi impossibile, balisticamente assurdo: ma da dove è entrata?

Così salveranno il campionato: vincendo, sbagliando, bestemmiando, cambiando modulo in corso d’opera, dando il meglio di sé, cadendo e rialzandosi. Senza dare niente per scontato mai.

Mentre i tifosi dell’Atalanta non si stancano di cantare: voi non siete napoletani, abbiamo capito! Il concetto è chiaro, ma direi che è arrivato il momento di farsene una ragione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Serena Venditto
Author: Serena Venditto
Serena Venditto è nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Ha pubblicato con la casa editrice homi scrivens la commedia rosa Le intolleranze elementari, E le commedie gialle Aria di neve e C'è una casa nel bosco, con protagonista il gatto detective Mycroft. Ama i gialli, ma sopratutto l'azzurro.

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