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Nat, vignettista partenopeo “Vorrei utilizzare di più il napoletano”

Mario Natangelo

Mario Natangelo, classe ’85, è un divertentissimo ed irriverente vignettista. Un’eccellenza campana che è andata ad aggiungersi all’ esclusivo pantheon dei vignettisti italiani. 

Il rapporto con la città 

“Io vengo da Scampia, un quartiere nord di Napoli.  Per quanto sia emotivamente legato alla mia città, è anche vero che appena ho potuto me ne sono andato. Non mi piace mettere questo lato di me sotto i riflettori perché non voglio che la mia vita sia letta come una success story. Venire da Scampia non mi ha dato né una marcia in più né una in meno. È parte di me come lo è diventata anche Roma”

Nat infatti vive da dieci anni a Roma. Città che, secondo l’artista, l’ha ormai adottato ma che sopporta con difficoltà.  Nat ci racconta che per quanto ami il dialetto napoletano, la sua musicalità è difficile da mettere su carta, anche perché non è comprensibile per tutti. Il dialetto romano invece, soprattutto in espressioni come “daje” utilizzate spesso da Nat nelle sue vignette sono molto più immediate. 

Mario Natangelo 1

Un lavoro difficile

A Roma Nat ci è arrivato nel 2007-2008 iniziando a piazzare vignette sul giornale l’Unità. Dopo un po’ di tempo passato a collaborare con la testata iniziò anche a inviare qualche vignetta al blog ’Voglio scendere’, sul quale scriveva anche Marco Travaglio.

“Inviavo a loro tutte le vignette scartate dall’Unità. Erano pubblicazioni gratis ovviamente, ma serviva a farmi notare. Dalla redazione più che dal pubblico”. “Questo mestiere si fonda su due cose: la fortuna ed il talento. Se volessimo credere alla meritocrazia non sarebbe un mestiere così chiuso”  ci confida l’artista.

Dopo un anno di collaborazione il progetto di un nuovo giornale inizia a fare capolino all’orizzonte, Marco Travaglio vuole lanciare “il Fatto quotidiano”.  Nat si propone ed è assunto, entra a far parte della redazione dal numero 0.  Anche se le incertezze erano molte, in Italia non succede spesso che apra un nuovo giornale, Mario si lancia nell’esperienza a capofitto.  “Iniziai il lavoro a settembre ma decisi di prendere casa a Roma solo a febbraio, e mio padre quando partii mi disse di portarmi i libri e di continuare a studiare” ci racconta l’artista sorridendo.

La giornata tipo da vignettista

“Sono molto fortunato perché non ho sveglia la mattina, cerco di arrivare per la riunione di fine mattinata così inizio a farmi un’idea dei temi della giornata”. Poi un duro lavoro di creatività, matite e vignette provvisorie fino alle 19 quando il lavoro viene presentato alla direzione e viene selezionata la vignetta del giorno. “Di solito è la vignetta più divertente che viene selezionata, anche se non siamo sempre d’accordo. A me di solito piacciono quelle che non capisce nessuno”.

“Un consiglio a tutti gli aspiranti vignettisti: bisogna riuscire a tenere l’orecchio sul terreno e sentire cosa si muove”

nat3

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Eva de Prosperis
Author: Eva de Prosperis
giornalista e scrittrice, ha lavorato come reporter dai Balcani e da Parigi

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