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De Giovanni: racconto il “nero” della solitudine

Le parole di sara De GiovanniMaurizio de Giovanni è uno degli autori più noti della narrativa “nera” italiana e internazionale. Dopo gli esordi con la saga su Ricciardi, il commissario anni ’30 che vede i morti, ha iniziato un’inarrestabile ascesa nelle classifiche dei libri più venditi, ma non solo: ha firmato (e firma) sceneggiature, pièce teatrali, racconti, e dai suoi personaggi più noti sono stati tratti adattamenti per i fumetti e per la tivù (grande successo per le due stagioni Rai dedicate ai Bastardi di Pizzofalcone e grande attesa per la nuova fiction su Ricciardi). Simpatico e scaramantico per natura, Maurizio de Giovanni fa sempre le cose in grande e quando presenta un libro punta – riuscendoci - a riempire i teatri.

Lunedì 11 marzo all’Augusteo alle 18.00 il prossimo show: la presentazione di “Le Parole di Sara” (Rizzoli editore), secondo romanzo dedicato alla ex poliziotta un po’ anonima e con doti particolari, che lo scrittore racconterà in anteprima, accompagnato dal musicista Marco Zurzolo e dall’attrice Maria Pia Calzone. Ecco cosa ci dice, in proposito, Maurizio de Giovanni.

Le parole di Sara, come il libro precedente, vede due eroine al centro del racconto. Due donne diverse e complementari che guidano la storia. Dopo Ricciardi e Lojacono, come mai torna a raccontare al femminile?

Ho sempre dato un gran ruolo alle donne nei miei romanzi. Scrivo di crimini passionali, le donne sono spesso la scintilla, la causa scatenante. Le due protagoniste Sara e Teresa sono due amiche, legate da tutta la vita. Non si tratta di un’amicizia particolarmente facile perché loro due sono grandicelle d’età e non sono molto ben disposte a raccontarsi.

Lunedì la presentazione all’augusteo con Marco Zurzolo e Maria Pia Calzone: ormai le sue presentazioni sono dei veri e propri show. Cosa dobbiamo aspettarci da questo prossimo appuntamento?

Io sono allergico alle presentazioni in forma dialogica, mi piace cambiare un pochino le regole di questo tipo di eventi lunedì sarò accompagnato dal caro amico Marco Zurzolo. Faremo un reading musicale, Marco Zurzolo ha un grande talento, spero che ne esca fuori una serata piacevole.

In estate uscirà l’ultimo libro di Ricciardi e si teme che lei voglia far morire il suo personaggio, amatissimo da tutti. Lei che ci dice a questo proposito?

Ovviamente non possi dirvi nulla sull’esito delle avventure del commissario Ricciardi, quello che vi posso assicurare è che sarà interessante!

Ci può dire invece qualcosa in più sulla fiction dedicata al commissario che vede i morti? Si parlava di Luca Marinelli come interprete ma sono stati fatti anche altri nomi…

In realtà a me piacerebbe moltissimo dare al commissario Ricciardi un volto sconosciuto, un po’ come si fece a suo tempo per Montalbano. Il casting è in corso, per il momento il commissario non ha ancora un volto definito. Staremo a vedere.

I suoi eroi hanno una caratteristica che li accomuna: nel loro essere stra- ordinari sono profondamente umani, fallibili. Sia Ricciardi che Lojacono sono formidabili nel lavoro ma nella vita privata sono un disastro; le due donne al centro del suo prossimo romanzo sembrano andare nella stessa direzione. È un caso o vuole significare qualcosa di ben preciso?

In effetti è vero, questo filo rosso esiste. Io credo che nel mondo contemporaneo la solitudine delle persone sia una costante. Forse per il commissario Ricciardi non è proprio così, la sua Napoli è una città molto più comunitaria, dove il vivere insieme è ancora parte del quotidiano di tutti. Ma oggi non è più così, e io credo che in quel nero della solitudine sia un terreno fertile per la narrazione letteraria. Soprattutto per il genere noir…

Tranne qualche piccola eccezione, Napoli è il teatro delle avventure dei suoi personaggi. Sceglierebbe un’altra città, se sì quale?

Napoli! Io sceglierei sempre Napoli.

Fotografia di Maurizio de Giovanni di Cerzosimo Fotografia

Graphic. Rosa Minnini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Eva de Prosperis
Author: Eva de Prosperis
giornalista e scrittrice, ha lavorato come reporter dai Balcani e da Parigi

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