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Gran finale per la rassegna musicale che celebra la Canzone Napoletana

MetamorfosiUn gran finale per la rassegna musicale Le Metamorfosi della tradizione: ad alternarsi sul palco, infatti, saranno Florin Barbu, Roberto Colella, Maria Pia De Vito, EbbaneSis, Flo, Daniele Sepe e, infine, Peppe Servillo con Solis String Quartet. L’appuntamento è questo venerdì 24 maggio ore 18h nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale di Napoli, con un tripudio di voci e suoni per esaltare un genere musicale e un fenomeno culturale - la canzone napoletana - di straordinaria vitalità, capace di emozionare e commuovere ancora milioni di persone in tutto il mondo. L’iniziativa “Le metamorfosi della tradizione” rientra nel progetto “Agli albori della canzone napoletana”, promosso dalla Biblioteca Nazionale di Napoli d’intesa con la Regione Campania (POC Campania 2014-20) e in collaborazione con Altrosud, Labfor, Kaos Produzioni, Take Off e Squilibri editore.

Gli artisti 

Sul palco Interpreti di eccezionale rilievo artistico, oltre che fortemente rappresentativi della scena musicale. Insieme chiamati a rappresentare un pezzo significativo di questa straordinaria tradizione culturale a partire da Florin Barbu, un rumeno che a Capri ha fatto proprio il repertorio della posteggia al punto da interpretare impeccabilmente, come pochi riescono a fare, i classici della canzone napoletana. Assieme a lui sul palco le EbbaneSis, il giovanissimo duo che ha riportato la tradizione della villanella napoletana sotto i riflettori. Le due cantanti amano sperimentare restando fedeli alla tradizione.  Poi ancora Roberto Colella, frontman de La Maschera, che porta il suo caratteristico connubio tra folk e rock. A seguire Flo, ed il suo racconto magnetico della prospettiva femminile, talvolta gentile, talvolta selvaggia, ma sempre misteriosa ed urgente. Senza dimenticare l’eclettica voce di Maria Pia De Vito, invece, con la sua personale elaborazione della lingua e della cultura napoletana, attesterà le straordinarie potenzialità della tradizione, capace di diventare lievito e tramite di dialogo tra culture e generi musicali diversi. Poi Daniele Sepe, che porta il dialetto napoletano nelle musicalità ribelli e ritmiche del Jazz e Funk, e come ciliegina sulla torta Peppe Servillo ei Solis String Quartet, con una raffinata rilettura di un repertorio di classici che, da Raffaele Viviani fino a Renato Carosone, raccontano una Napoli non oleografica ma culturalmente vivace e ricca di innumerevoli risorse.

Agli albori della canzone napoletana

Questa iniziativa nasce anche dalla voglia di creare un museo virtuale della canzone napoletana. I musicologi datano generalmente l’origine della canzone napoletana si colloca intorno al XIII secolo, ai tempi della fondazione dell'Università partenopea istituita da Federico II di Svevia (1224). Vide il suo sviluppo nel XV secolo con l’istituzione del napoletano come lingua ufficiale del regno, la "villanella alla napoletana" conquistò l'Europa, sin alla fine del Settecento. Questa espressione artistica popolare era allora carica di contenuti positivi ed ottimistici e raccontava la vita, il lavoro ed i sentimenti popolari. Questa espressione musicale riscosse successo dalle classi colte come dal popolo sia per il suo carattere scherzoso e l'ampio spettro componentistico, che variava dalla polifonia all'accompagnamento strumentale per una sola voce.

Con il Seicento si assiste all’apparizione dei ritmi della Tarantella, ancora oggi fiore all’occhiello della canzone napoetana con Michelemmà e Lo guarracino.

Leggi anche http://www.napoliclick.it/portal/musica/8408-attorno-alla-canzone-napoletana-incontri,-mostre-e-concerti.html

Metamorfosi 1

Cosa :Gran concerto finale per “Le metamorfosi della tradizione”

Quando :  venerdì 24 maggio, alle ore 18

Dove: Palazzo Reale, Cortile delle Carrozze

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Eva de Prosperis
Author: Eva de Prosperis
giornalista e scrittrice, ha lavorato come reporter dai Balcani e da Parigi

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