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Finale di stagione

bologna napoli mag 2019«Sabato amichevole al Dall’Ara!», mi scrive domenica scorsa un amico bolognese, tutto felice dopo la salvezza matematica dei rossoblù. Ma sì, ci andiamo a fare una scampagnata...

Loro salvi, al penultimo respiro, dopo un girone di ritorno turbolento e con la possibilità addirittura di finire al decimo posto, che alla fine non vinci niente, ma almeno stai sulla sinistra della classifica; noi matematicamente secondi da un mese, ma con la testa già in vacanza forse anche da più tempo, da quando gli strisciati ci hanno staccato di dieci punti e più e si era capito che quest’anno non ce l’avremmo fatta, a vincere il campionato. E quindi siamo andati a fare questa gitarella a Bologna: ci siamo rivisti con Dzemaili, a cui siamo sempre affezionati, i tifosi bolognesi hanno rivisto Simone Verdi, salutandolo con il sincero calore che si deve a un figliolo onesto, che è andato via di casa, ma non ti ha tradito a metà campionato (come molti lo spingevano a fare); abbiamo fatto le prove della prossima stagione, schierando Younes, Luperto, Gaetano.

Insomma, nessuno si è preso collera, alla fine neanche noi che abbiamo perso perché chi se ne frega, hanno segnato Ghoulam e Mertens, quindi non ci amareggiamo. Ci siamo goduti questi ultimi novanta minuti di pallone vero, perché ora cominciano tre mesi di pallone parlato. Da lunedì e fino alla fine di agosto non si parlerà più di calcio, ma di calciomercato. Ovvero si parlerà e scriverà del nulla assoluto, della voce di corridoio, della telefonata origliata. Tre mesi di vaneggiamenti. Sopravviveremo? In fondo sì, dai: basta girare più velocemente le pagine della cronaca calcistica, per poi vedere cosa sarà davvero accaduto quando il campionato sarà iniziato.

Che alla fine, noi siamo la squadra più sana di mente del campionato. Siamo gli unici – almeno fra le squadre della metà sinistra della classifica – con una panchina solida, un allenatore che non se ne vuole andare, e diversi giocatori importanti che stanno per rinnovare; ci stiamo già guardando intorno per quelli che sono gli effettivi acquisti per colmare delle lacune, girano voci, sì, ma siamo tutto sommato una squadra equilibrata, con una dirigenza equilibrata, attenta, molto più attenta alla sostanza che non ai proclami senza seguito.

Forse questo spinse qualcuno ad andare via, l’anno scorso, per andare ad allenare il Chelsea. Io ci rimasi di pietra, ma gli augurai ogni bene, anche se non so, c’era qualcosa che non mi tornava. Se n’era andato lui, perché? Per tutto l’anno, i Sacerdoti dell’Ordine sacro degli Orfani Derelitti dell’unico Artefice della Vera Bellezza hanno citato il Chelsea come l’Eldorado del sacro pallone, e io che continuavo a pensare al perché se ne era andato. Cosa non aveva qui, uno come lui? Un coraggioso, un proletario del pallone, un rivoluzionario. Una dirigenza che non lo ha mai messo in discussione, che gli ha dato fiducia (allenava l’Empoli l’anno prima, non ce lo scordiamo), che gli ha comprato tutti i giocatori che voleva, una bella squadra. Cosa gli mancava? Voleva allenare un grande club europeo, dice. E va bene. Poi al Chelsea è andato Giudain, ed ecco che i Sacerdoti dell’Ordine sacro degli Orfani Derelitti dell’unico Artefice della Vera Bellezza hanno cominciato a vacillare, e io là ho capito, e mi sono ricordata degli abbracci durante Juve-Napoli, quando Hamsik a Giudain neanche lo guardò in faccia, Sarri che lo difendeva... e oggi che si dice che andrà lì. Fino al palazzo voleva dire questo: che voleva essere assunto, non che lo voleva conquistare. Che avevate capito?

Sarà un altro tradimento, ma in fondo va bene così: se ci si spezza il cuore vuol dire che ce l’abbiamo ancora. Noi.

Per il resto, conta solo la maglia, e chi la difende. Per il pallone, quello vero, non quello chiacchierato, ci risentiamo a settembre.

Forza Napoli, sempre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Serena Venditto
Author: Serena Venditto
Serena Venditto è nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Ha pubblicato con la casa editrice homi scrivens la commedia rosa Le intolleranze elementari, E le commedie gialle Aria di neve e C'è una casa nel bosco, con protagonista il gatto detective Mycroft. Ama i gialli, ma sopratutto l'azzurro.

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