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“Il silenzio Grande”: è trionfo al Napoli Teatro Festival

il silenzio è grandeDopo l’adattamento di Qualcuno volò sul nido del cuculo, Maurizio de Giovanni scrive per Alessandro Gassmann un’opera teatrale ex novo: “Il silenzio Grande”. Presentata in anteprima al NTF attesta l’amatissimo scrittore partenopeo come drammaturgo.

La sala del Trianon Viviani il 9 e il 10 giugno non ha un posto vuoto e alla fine dello spettacolo è trionfo. Merito non solo del Napoli Teatro Festival, ma anche dell’autore dell’opera inedita in due atti messa in scena: “Il Silenzio Grande” di Maurizio de Giovanni con la regia di Alessandro Gassmann. Sul palco c’è un autore, che è senza dubbio quello maggiormente conosciuto e acclamato a Napoli da un pubblico trasversale, con un linguaggio diretto e portatore di storie universali in cui automaticamente ci si immedesima. Sul palco c’è una Napoli che si attesta teatro della cultura, del cinema e del teatro nazionale e internazionale. Nel retroscena c’è la storia di una bella amicizia umana e lavorativa, che fa battere il cuore dei fan, spesa tra fiction e teatro, quella tra lo scrittore Maurizio de Giovanni e il regista- attore Alessandro Gassmann e con il bravissimo attore napoletano Massimiliano Gallo.

E’ proprio Gassmann, cui il sindaco De Magistris ha conferito la cittadinanza onoraria della città, a chiedere a Maurizio di scrivere una commedia che lui avrebbe diretto. “Quando – scrive Gassmann nelle note di regia – in una pausa a pranzo con Maurizio parlammo de Il silenzio grande vidi l’idea nascere lì in pochi minuti. Ebbi subito la sensazione che, nelle sue mani, temi così importanti avrebbero avuto una evoluzione. Questa storia ha poi al suo interno grandissime sorprese, misteri che solo un grande scrittore di gialli come Maurizio de Giovanni avrebbe saputo maneggiare con questa abilità e che la rendono davvero un piccolo classico contemporaneo. Per rendere al meglio, il teatro necessita di attori che aderiscano in modo moderno ai personaggi e penso che Massimiliano Gallo, con il quale ho condiviso set e avventure cinematografiche, sia oggi uno degli attori italiani più efficaci e completi. Questo facciamo a teatro, o almeno ci sforziamo di fare, cerchiamo disperatamente la verità”.

Gassman e de Giovanni sembrano guardarsi allo specchio. De Giovanni dice di aver scritto la commedia pensando alla vita complessa dell’attore e in particolare alla figura di suo padre, il grande Vittorio, eppure il protagonista assomiglia allo stesso de Giovanni e Gassman è abile a svelare, nella messa in scena e dirigendo l’ottimo attore Massimiliano Gallo, le contraddizioni e le fragilità dello scrittore dilaniato tra il suo ricco e variegato mondo immaginifico e la vita pratica. Che pure dal suo “eremo” dove è rintanato a scrivere è propenso ad accogliere e comprendere la realtà meglio di chi la vive. Il gioco di specchi e di rimandi tra finzione e realtà, scena e retroscena rende interessante il lavoro.

Protagonista della storia è lo scrittore di grande successo Valerio Rimic (Gallo) che vive da undici anni chiuso nel suo studio (la scena imponente è di Gianluca Amodio), preso dal suo lavoro tutto orientato all’ideale e lontano dai problemi concreti della famiglia. E’ questa ad irrompere nel suo mondo ovattato e polveroso rivelandogli una verità scomoda: prima la moglie Rose- una Stefania Rocca che in modo impeccabile interpreta una moglie frustrata e ormai esausta al punto da essere a tratti irritante- che gli rivela il tracollo finanziario della famiglia; poi il figlio Massimiliano – uno Jacopo Sorbini fantasioso e sopra le righe- che gli rivela la sua omosessualità e lo accusa di essere stato assente e infine la figlia – una credibilissima Paola Senatore, nonostante interpreti un personaggio femminile un po' improbabile, pronta a circuire qualsiasi uomo le è a tiro e che ammira, in modo conscio, a tal punto il padre da non essere capace di amare altri uomini se non molto più anziani di lei.

Benché il tema trattato sia piuttosto comune: la crisi della famiglia nel ventunesimo secolo in cui sono ormai scontate coppie omosessuali o monogenitoriali, De Giovanni lo tratta andando a scavare, come fa da sempre con i ''Bastardi di Pizzofalcone'' e il “Commissario Ricciardi”, nelle sfumature dell’animo umano, ma anche, più o meno consciamente, nel suo stesso animo di scrittore. Affronta in modo sottile il “silenzio”, tema enorme in un’epoca in cui viviamo attaccati ai pc e lontani da una comunicazione diretta. “C’è un silenzio grande e uno piccolo”. Il silenzio che pesa di più è quello di cose che non si ha il coraggio di dire e che giorno dopo giorno si accumulano, come la polvere sui libri del grande scrittore, Valerio Rimic. A spiegare le sfumature dei vari “silenzi” familiari ci pensa la domestica- un’applaudissima Monica Nappo- tacciata di essere “pratica” da Rimic, ma che in fondo si rivela quella più abile a svelare l’essenza dello spirito umano. Così il grande scrittore si rivelerà molto più comprensivo di ciò che i familiari credono accettando senza fare una piega l’omosessualità del figlio e la propensione della figlia a ricercare uomini più vecchi di lei. E sarà proprio lui ad accettare più facilmente di liberarsi delle “cose” conservando però le relazioni e i sentimenti, quando l’unica soluzione possibile è vendere la casa di famiglia.

Il silenzio è grandeLa vicenda, più ritmata nel secondo atto, avvince grazie all’alternanza ben dosata tra battute e incursioni sentimentali nella psiche dei personaggi si chiude con un colpo di scena – che non vi riveliamo, dal momento che lo spettacolo andrà in scena nella prossima stagione al teatro Diana che l’ha prodotto. Ma vi diciamo che il finale che mescola realtà e surrealtà, ribalterà completamente il senso della storia che andrà riletta da un punto di vista diverso.  

La cifra stilistica di Gassmann è chiara, oltre che nella direzione pulita e chiara dei personaggi, nell’utilizzo di elementi filmici proiettati sul velatino utilizzati come visioni di ricordi e di sogni. Lo stesso Gassmann si mette in scena, come immagine, proiezione di sé, ironizzando su sé stesso come a voler sottolineare l’estrema umanità di qualsiasi grande uomo, che, come suo padre, pur essendo un impareggiabile attore era anche profondamente ironico e umano.

L’applauditissimo Maurizio De Giovanni subito dopo lo spettacolo ci rivela: “Sono molto felice hanno fatto lavoro splendido Alessandro ha una sensibilità di regia assolutamente straordinaria, ritmo interno e capacità di interazione elevata”.

Non ci resta che attendere i prossimi lavori che vedranno protagonisti lo scrittore napoletano, Alessandro Gassmann e Massimiliano Gallo. E chiaramente la nostra Napoli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'Autore
Alessandra del Giudice
Author: Alessandra del Giudice
Sociologa, giornalista pubblicista e appassionata di fotografia, è specializzata nel giornalismo sociale e di viaggio.

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