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Il gioco del silenzio

napoli bologna dic 2019E prima venne il silenzio stampa della squadra: dell’allenatore e della società, per non comunicarci gli psicodrammi che si stavano consumando in casa. Come se la cosa non ci riguardasse in nessun modo: non sapevamo niente di niente, vagando per le strade in cerca di notizie, rovistando nei frammenti di conversazione da bar qualche appiglio che ci dicesse che sì, erano vivi, sì, stavano facendo qualcosa per sistemare una situazione che boh, non sapevamo neanche come fosse nata. Insomma, un campionato iniziato da due mesi, qualche lacuna di mercato, ma una bella squadra, un grande allenatore, un futuro radioso davanti a noi e poi, aaaaaaahhhhhh, ch’è stato? La tragedia!

Poi abbiamo pareggiato col Liverpool, circostanza che avrei firmato con sangue e il silenzio interrotto forzatamente in Champions (non poteva fare altrimenti) da Ancelotti con dichiarazioni da Casa della prateria: va tutto benissimo, stiamo benissimo, il clima è sereno, lavoriamo bene. ADL scrive su twitter Bravo Ancelotti e bravi i nostri calciatori, adesso tutti a testa bassa a lavorare duro... Del resto, avevamo appena pareggiato ad Ansfield (ad Ansfield!), eravamo tutti felici e carichi, “io stavo tutta I love you”, ero inebriata dal pareggio, me la sono bevuta. Ce la siamo bevuta un po’ tutti, dai, ci volevamo credere che la crisi fosse finita, le multe patteggiate (ma dove diavolo hanno parcheggiato?) e fossimo tutti pronti per la qualificazione in Champions e una grande scalata alla testa della classifica.

Poi ieri è calato un silenzio anche peggiore, il silenzio del San Paolo. Un silenzio da far gelare il sangue, le curve senza colori, senza bandiere e senza suoni, si sentivano solo i cori di una trentina di tifosi del Bologna che riempivano in maniera incoerentemente rossoblù un’aria normalmente azzurra. Gli hanno fatto 45 DASPO contro, dice. Non cantano per protesta, dicono. Ma che cazzarola protestate, eh? Ora? Ma vi pare il modo, soprattutto, vi pare il momento? Con questo psicodramma che si sta consumando le curve protestano e stanno zitte? Non vi pare che abbiamo già abbastanza motivi di depressione anche senza vedere il San Paolo spento?

Insomma, in tutto questo silenzio, quello che parla, anche troppo, è il gioco del Napoli, e dice anche troppo di quello che non va. Un centrocampo assente, una difesa incerta (per forza, fa il turn over del portiere) e delle sostituzioni fatte proprio così, come viene.

Io non dico che voglio vincere sempre, sì, vorrei, ma so che non è possibile, ma non vinciamo da 50 giorni, è un tempo biblico! Vorrei andare allo stadio e divertirmi, ecco, e non è solo una mia aspirazione personale: vorremmo vedere una bella partita di calcio. Siamo nati per soffrire, è vero, ma mica sempre, o no? Voglio dire, noi qui siamo abituati alla sofferenza, ma non con una squadra così: in altri tempi abbiamo sofferto per mancanza di mezzi, ma non per mancanza di grinta. Ma vi ricordate Mazzarri che si levava la giacca? Non aveva i giocatori che ha Ancelotti, eppure la grinta c’era, c’era l’energia, qui pare di no. Ma magari uno di questi giorni Ancelotti se toglie la giacca, e finisce ’sto strazio.

Ieri sera, un mio fraterno amico, con cui condividiamo la tragica sorte di essere tifosi, mi ha mandato una clip di pochi secondi: Nanni Moretti, Ecce Bombo, quando il poeta recita le poesie notturne aspettando l’alba e blatera qualcosa su la notte gialliccia, solida, una crema di batteri e virus e germi ingrassati che noi frullavamo con le pernacchie dei nostri scappamenti e Nanni Moretti che mugola Per cortesia, basta...

Ecco, la penso esattamente così. Per cortesia, basta...

L'Autore
Serena Venditto
Author: Serena Venditto
Serena Venditto è nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Ha pubblicato con la casa editrice homi scrivens la commedia rosa Le intolleranze elementari, E le commedie gialle Aria di neve e C'è una casa nel bosco, con protagonista il gatto detective Mycroft. Ama i gialli, ma sopratutto l'azzurro.

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